~ Tempora: oggidì, da abbinare inevitabilmente a “mala” o a “mores”. ~

Rifondazione arcadica

Sotto il grigio diluvio democratico moderno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare d’eletta cultura, d’eleganza e di arte.G. D’Annunzio, Il Piacere

Massimo ha il rimedio: acconciarsi come il vate. Per una rifondazione arcadica.

Illuminazioni: Darwinismo

Questo paese ha sovvertito il Darwinismo.

Diseducare il pubblico a suon di mostri

Ho visto in una sala cinematografica inglese lo spot televisivo americano per l’imminente film di mostri di Guillermo del Toro, Pacific Rim.

Pacific Rim trailer

Dice: Servono scene di battaglia che ti lasciano a bocca aperta, esplosioni mozzafiato e dominio sui mostri per darti un’esperienza cinematografica per cui valga la pena di pagare.

Quanto diseducativa è questa roba?

Da un lato, dicendo che se non c’è il grasso e gradasso spettacolo non vale la pena di pagare per un film, sottintende che si può anche scaricare qualcosa illegalmente, purché sia quella roba pallosa alla Haneke, mi raccomando; dall’altro condanna il cinema a seguire questa direzione apocalittica: sempre più battaglie, sempre più esplosioni, sempre più mostri, altrimenti il pubblico non paga. E lo dice al pubblico stesso, autorizzandolo a sentirsi nel giusto per la sua pigrizia e per i suoi gusti dozzinali.

Serve ben più di un nerd col complesso di Peter Pan per darmi un’esperienza cinematografica per cui valga la pena di pagare.

Il paese che fa nascere e morire l’UNHATE

La campagna UnHate realizzata dal Gruppo Benetton lo scorso novembre con tanto di fondazione per contribuire alla creazione di una nuova cultura contro l’odio – in fondo nient’altro che un aggiornamento del classico “fate l’amore non fate la guerra” benché fatta con gran gusto e incisività, e non ce ne sono mai abbastanza – ritraeva nella sua controparte di cartellonistica provocatoriamente e intelligentemente i leader del mondo intenti a baciarsi in bocca: Obama che bacia Chavez, Obama che bacia il presidente della Repubblica Popolare Cinese, la Merkel che bacia Sarkozy, il leader della Korea del Nord che bacia quello della Korea del Sud, il presidente della Palestina che bacia il primo ministro israeliano, il Papa che bacia l’imam egiziano di Al-Azhar.

Benetton UnHate campaign series

Indovinate chi s’è risentito?

Si è concluso oggi il procedimento legale che il Vaticano aveva messo in atto per tutelare l’utilizzo dell’immagine del Papa: un accordo tra le parti ha sancito le pubbliche scuse della Benetton, una donazione monetaria che non fa mai male, e il ritiro urbi et orbi dell’immagine che tanto aveva “urtato la sensibilità” del Papa e dei credenti (gli insensibili la trovano qui).

Da oggi quindi “l’immagine del Papa può essere usata solo previa autorizzazione della Santa Sede”, annuncia soddisfatto l’avvocato, e c’è chi fa giustamente notare come il Papa sia ora come Topolino, che per disegnarlo occorre la previa autorizzazione della Disney.

Aspetto quindi Papa™ nelle confezioni degli Happy Meal di McDonald’s.

Intanto, frenato dal terrore degli avvocati vaticani, rinuncio a portare alla logica conclusione l’enunciato “il Papa contro unHate” e soprattutto a far partire un meme papale pomicioso; scelgo invece per il mio personale contributo alla diffusione dell’amore qualcuno di meno suscettibile, qualcuno che si fa meno problemi a comparire qua e là, abituato anzi ai contatti con la gente che tanto gli vuole bene, insomma un tipo parecchio più unHate di Benedetto XVI.

Conversazioni al citofono 2

BZZZ BZZZZZZZ
Filippo: Sì, chi è?
Voce: Buongiorno, sono Loredana, sto conversando con le persone su certi temi molto importanti…
Filippo: No, guardi [interrompendola] primo io non sono la gente, secondo con la gente non si fa conversazione al citofono ma al bar, e terzo fossi in lei eviterei comunque quei certi temi. Addio.
CLICK

Titoli e copertine di libri

Sfogliando Vanity Fair di questa settimana leggo un articolo che individua i trend in salita e discesa per i titoli dei libri. Mentre crollano quelli a monosillabi (tipo “XY” di Sandro Veronesi), continuano a tenere bene i titoli lunghi e misteriosi (modello: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano) perché – dice l’esperto – incuriosiscono e sfidano il potenziale acquirente.

In rampante ascesa i titoli che puntano al senso del gusto: “Giorni di zucchero, fragole e neve”, “Amore, zucchero e cannella”, eccetera eccetera. Funzionano perché – sempre secondo l’esperto – sono esotici e allo stesso tempo rassicuranti.

In realtà trovo che l’invasione di questi titoli papillocentrici sia dovuta principalmente alla direzione che il mercato dei libri ha preso nell’ultimo anno. Passeggiando in libreria ho notato come la stragrande maggioranza dei libri si rivolga apertamente a un pubblico di donne. Le copertine sono un tripudio di primi piani di giovani ragazze, quasi sempre coi capelli rossi e ricci, o di dettagli di vita domestica (tazzine, biscotti, tovaglie di pizzo, scorci da finestre), su sfondi con colori caldi (molto giallo, molto arancione) e grafiche a svolazzi.

A guardare da lontano la parete dei best seller di una libreria Mondadori l’effetto cromatico era identico agli scaffali del supermercato con le confezioni di biscotti del Mulino Bianco.

Non si tratta necessariamente di letteratura rosa. Qualsiasi libro viene promosso (dal titolo alla copertina, dalla descrizione alla collocazione) agganciandolo a un supposto gusto femminile.

Alberto Rollo, direttore editoriale di Feltrinelli, e Riccardo Falcinelli, grafico di Minimum Fax, mi danno ragione: la formula magica per il successo 2012 in libreria è la parola “spezie” nel titolo e un bel viso di donna in copertina.

Se per la mancanza di fantasia grafica vi rimando all’arguto blog Copertine di Libri, dove una misteriosa libraia-investigatrice individua doppioni e plagi (con esiti esilaranti tipo Son sempre mi, Solo me ne vo o Alterigia), per i titoli vi riporto qui alcuni tra i libri più venduti del momento, tutti titillanti il gusto, il mistero, il romanticismo, e vediamo se non ho ragione.

  • Il negozio di dolciumi
  • Il gusto segreto del cioccolato amaro
  • La voce invisibile del vento
  • Il prigioniero del cielo
  • La cucina del buon gusto
  • L’ombra della profezia
  • Il linguaggio segreto dei neonati
  • Le prime luci del mattino
  • Il cabalista di Praga
  • La strada in fondo al mare

Ne segue il titolo perfetto.

Alle prime luci del mattino la voce invisibile del linguaggio segreto dei neonati prigionieri del vento nella cucina del negozio di dolciumi col buon gusto segreto del cioccolato all’ombra della profezia del cabalista della strada in fondo al mare di Praga

Successone.

Gran Turismo Veloce European Tour 2012

Fatto n. 1: L’album di esordio dei Gran Turismo Veloce, di Carne, di Anima, è stato recensito con articoli incredibilmente lusinghieri dalla stampa specializzata, italiana e internazionale. Alcuni esempi.

GTV’s debut is truly excellent. This band is one of the new trailblazers who will help define the modern RPI scene. It’s not just about the 1970s anymore and yet GTV are smart enough to not dismiss the good things that old period gave us. Fantastic job across the board, gentlemen. A new era classic. Finnforrest , Prog Archives [USA], 12.05.2011

E’ bello, nel mare di produzioni insipide o mediocri che ogni trimestre arrivano all’attenzione di noi editorialisti, pescare la perla che occuperà un posto di rilievo tra i gioielli della nostra collezione di dischi. Christian Barbier, Progresisté [FR], 01.02.2012

Si ha l’emozione di essere assorti in meditazione. Utilizzano assoli di chitarra fatti col cuore, e aggressività tecnica. Il finale dell’album è completato da un suono di nuova generazione pieno di Progressive Rock italiano degli anni ’70, ma rivisitato in chiave moderna. Il mellotron arriva per dare drammaticità allo sfondo, aumenta la malinconia classica, sulla scena svolazza il flauto e il finale è bello ed emozionante come quello di un film. Garden Shed [JAP], 04.04.2011

Tutto “di Carne, di Anima” trasuda una pienezza ed una competenza musicale senza pari nel panorama della musica rock contemporanea. Giona Nazzaro, Rock Hard, 09.2011

Fatto n. 2: A fronte di tutto questo, la band non riesce a trovare spazio nei locali con musica dal vivo, in numero sempre più esiguo e sempre più interessati esclusivamente alle tribute band (o tempora). Niente da fare anche con le agenzie di booking che chiedono migliaia di euro in anticipo senza garantire nulla (ma una volta gli agenti non lavoravano a percentuale?)

Dunque, che fare? Questa domanda se la pone ogni gruppo musicale emergente. Di lamentele sul blocco del sistema sono pieni i forum, sfoghi di sincera frustrazione abbondano su YouTube.

Ed è qui che entra in gioco la beyondness™. Non ci fate suonare? Non ci date spazi per far arrivare la nostra musica al pubblico? Gliela portiamo noi. A casa. Col camper.

Da aprile il gruppo partirà per un tour di due mesi completamente indipendente e autofinanziato che toccherà le principali città europee: Vienna, Praga, Amburgo, Bruxelles, Berlino, Bonn, Amsterdam, Londra.

I preparativi in questo ultimo mese sono frenetici, e proprio ieri il gruppo dovrebbe aver risolto il problema principale: la scelta del camper. Di oggi invece è la notizia che due importanti portali musicali sono talmente entusiasti del progetto da inaugurare ciascuno una rubrica dedicata al tour.

I GTV filmeranno l’intera esperienza e posteranno un videoblog sul loro sito. Le riprese dei concerti e della convivenza forzata per due mesi dentro gli otto metri quadri del camper confluiranno al loro ritorno in un documentario che potrebbe rivelarsi la storia di come il sistema musicale italiano venne distrutto oppure un simpatico esperimento sociologico in stile Shining.

Filippo: Oscar?
nessuno2001: Umpf.
Oliviero: Ahahahah, lo sapevo che gliel’avresti chiesto.
Filippo: Beh, ci riprovo.
nessuno2001: Dai, ma come si fa? Hai visto le nomination? Sono anni che ormai gli Oscar hanno completamente perso interesse.
Oliviero: Ha ragione. Ha ragione.
Filippo: Vabbene, ha ragione.
nessuno2001: Che poi… sono sempre stati l’autocelebrazione dell’industria, ma ricordo che quando ero piccolo segnalavano indubbiamente film fichi. Adesso è una tristezza infinita…
Oliviero: Marketing.
nessuno2001: Ecco, sì. Puro pierre.
Oliviero: Che la colpa sia dei Weinstein?
nessuno2001: E del loro modo di fare. Ma anche del tempo.
Marcel: La colpa è sempre dello spirito dei tempi.
Filippo: Sì. Vabbè. Ma insomma anche quest’anno li buchiamo?
nessuno2001: Sì. Leggiti invece le nomination ai Razzies. Peggior Attore: Adam Sandler per Jack & Jill. Peggior Attrice: Adam Sandler per Jack & Jill. Peggior Attore Non Protagonista: Al Pacino nel ruolo di Al Pacino in Jack & Jill. Peggior Coppia sullo Schermo: Nicholas Cage e chiunque gli sia accanto in uno qualunque dei suoi film di quest’anno. Oppure, Kristen Stewart e uno dei due tra Taylor Lautner e Robert Pattinson in Twilight Saga Breaking Dawn Parte 1. Indubbiamente più interessanti, non trovi?

Steve Jobs 1955-2011

Steve Jobs 1955-2011

Stay hungry, stay foolish.

Raschiare il fondo del barile cinematografico

Qualche settimana fa, facciamo anche un paio di mesi, ero al cinema a vedere non mi ricordo cosa, forse Harry Potter, con un amico. Guardando i trailer, notavamo come ormai ci aspettassero solo film fracassoni di effetti speciali, prevalentemente con origine fumettistica e tutti con trailer-fotocopia di musica epica e ralenti, oppure commedie decerebrate a sfondo giovanilistico-sessuale. Ma magari era l’estate.

Ma magari, infatti. Con la nuova stagione cinematografica alle porte mi è venuta la curiosità di scoprire cosa ci aspetta prossimamente nelle sale cinematografiche. Non l’avessi mai fatto. Andando in ordine di arrivo, sono appena usciti o stanno per uscire il remake di Ammazzavampiri (Fright Night), il reboot di Il Pianeta delle Scimmie (dopo il remake di Tim Burton), il remake di Conan Il Barbaro (in 3D ci mancherebbe), più tutta una serie di sequel che non sto manco a riassumere, fate prima voi a mettere il numero 2 dopo ogni titolo che vi viene in mente.

Una volta la parola remake indicava due cose, o un rifacimento mmerrigano di un film straniero – cosa che comunque aveva già poco senso e si spiegava solo con la pigrizia esterofoba degli yankee – o un vecchio film aggiornato al gusto d’oggi – che per quanto mi riguarda tranne rarissimi casi di senso ne aveva anche meno.

Nel primo filone sempreverde scopriremo a breve, dopo Let me In dallo svedese Lasciami Entrare, The Orphanage, Oldboy e tutta la trilogia svedese Millennium (che mi risulta interessante solo perché dietro c’è Fincher e perché gli altri erano bruttini). La miglior posizione spetta tuttavia ad Akira Kurosawa, con il futuro remake dei Sette Samurai e con l’annuncio di una casa americana che ha comprato i diritti di 69 suoi film per farne dei remake a stelle e strisce (se avete le palle, fateli uscire tutti insieme uno dopo l’altro, poi vediamo).

Per la seconda tipologia, facciamo un gioco: vi dico l’elenco dei remake in arrivo e vediamo se tirate voi la conclusione. Pronti? Via. Highlander, Point Break, Hellraiser, Atto di Forza, Dirty Dancing, Linea Mortale, Cane di Paglia, Wargames, Il Mucchio Selvaggio, Viaggio Allucinante, Il Corvo, Footloose, Robocop, La Cosa, Corto Circuito, Cimitero Vivente, E’ Nata una Stella, Carrie Lo Sguardo di Satana, L’Uomo Ombra, Arturo, Caccia al Ladro, Suspiria, La Bambola Assassina, Dredd – La legge sono io. Fiuuu pant pant. Ripigliatevi. Come dite? Sono troppi? Uhm… Non vi sembrano vecchi film? Effettivamente… Tu là in fondo? Non ti sembrano film di cui serva un remake. Ah ecco.

Fermi lì, c’è di meglio. Sam Raimi prepara il remake del suo stesso La Casa, a cui seguiranno manco a dirlo i remake dei La Casa 2 e L’Armata delle Tenebre. Ma il meglio è Ridley Scott, già regista a rischio decesso, che ha annunciato l’autoremake-ma-forse-no-faccio-un-sequel del suo Blade Runner. Auguri.

Ma passiamo alla parola che preferisco: reboot. La prima cosa che penso quando sento reboot è che il sistema abbia crashato e tocca riavviare. Le metafore spiegano il mondo, si sa, e lo fanno in modo piuttosto brutale: applicando al cinema il concetto di riavvio segue che il film da riavviare sia crashato, ossia abbia fatto schifissimo o quanto meno sia stato sdegnato dal pubblico causando flop (e allora che lo riavvii a fare, per perseverare?), e che necessariamente si debba riavviare un film crashato, altrimenti il sistema-cinema non riparte (come no). Metafora del cazzo, nevvero?

Saltando i reboot di Batman che sono già in corso (il fatto che li faccia uno bravo come Nolan non conta), stanno per arrivare i reboot di Spiderman, una trilogia che si era conclusa nemmeno 5 anni fa, e di Superman, già portato sul tavolo di rianimazione da Bryan Singer nello stesso periodo. E anche Daredavil ci riprova ricominciando da capo, che ormai è accanimento.

E poi, sempre perché le idee non si sa dove trovarle, ritroveremo un altro Re Artù, un altro lupo mannaro (dopo il fallimentare L’Uomo Lupo la Universal non ne ha avuto abbastanza e sadomasochisticamente va giù con Werewolf), un altro Zorro (oddio no!), altri tre moschettieri, due biancaneve con quattordici nani, e un nuovo Godzilla che a questo punto si spera sia Contro I Remake.

Che palle.

PS: E comunque la colpa è tanto di chi li fa quanto di chi li va a vedere.