~ Filosofia: la mia personale visione delle cose. ~

Il senso della vita

E’ ovvio che la vita non abbia un senso. Se ce l’avesse l’uomo non sarebbe libero, sarebbe schiavo di quel senso e la sua vita sarebbe governata da criteri completamente nuovi, i criteri della schiavitù. Andrej Tarkovskij, Diari – Martirologio

Poiché ciò che rende un film memorabile spesso è il finale – quella chiusura perfetta in cui tutti gli elementi in ballo fino a quel momento trovano il loro posto in un incastro sublime che sprigiona senso che nemmeno l’esplosione di una nana bianca – l’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci mentre siamo qui è di fare qualcosa di grandioso poco prima di morire. Il resto è cazzeggio.

PS: questo post non intende spingere al suicidio poco dopo aver raggiunto un obiettivo. Anche perché il suicidio funziona bene solo nelle tragedie, e la vita è più che altro una farsa. Non sprecate l’unica occasione che avete di chiudere bene il vostro film.

PPS: però, però, se siete in procinto di chiudere qualcosa di grande, prestate la massima attenzione quando attraversate la strada, fatevi un check-up medico per il cuore, barricatevi in casa ma lontano dagli elettrodomestici. La morte casuale prima del successo è un espediente narrativo splendido.

Disponibilità

La mia pazienza è tanta, ma finisce subito.

Filippo: Non mi ringrazierai mai abbastanza per quanto ti ho cambiato in meglio la vita.
Marcel: Sono io che ho cambiato la tua mettendoti in condizioni di cambiarla a qualcun altro.

Progetti di arte contemporanea

L’arte contemporanea è bizzarra e sovente una perdita di tempo. Tuttavia ci sono alcuni lavori che si innalzano dal mucchio.

Symmetrical Portraits è un progetto fotografico di Julian Wolkenstein che interroga l’opinione diffusa secondo cui la bellezza di un volto dipende direttamente dalla sua simmetria. Rendendo davvero simmetrici i loro volti, i soggetti fotografati si troveranno più belli? E si preferiranno a destra o a sinistra?

Julian Wolkenstein: Symmetrical Portraits

Sul sito trovate l’applicazione per iPhone per partecipare alla parte collettiva del lavoro.

Beautiful Agony è un progetto che raccoglie video di persone che inquadrano il loro volto mentre hanno un orgasmo. Tutto qui. Come per ogni idea geniale, la semplicità è l’ingrediente fondamentale. I video sono intimi, erotici, rivelatori, a volte inquietanti, a volte commoventi (sì, davvero).

Beautiful Agony: promo video

Partecipate se ne avete il coraggio. Chi l’ha fatto e ha inviato il proprio video dice che sia liberatorio.

I miei preferiti comunque restano i progetti che hanno a che fare con il passaggio del tempo. Il più antico dovrebbe essere quello di Diego Goldberg, argentino che dal 1976 colleziona una foto l’anno di sé, di sua moglie e dei loro tre figli: The Arrow of Time mostra piuttosto impietosamente gli effetti del passaggio del tempo sui loro (e i nostri) volti. Dal 2008 due figli si sono sposati e uno ha avuto un erede: il progetto si sta espandendo – e quindi per come la vedo io sta aumentando di interesse.

Anche se può vantare una minor durata, trovo che il non-plus-ultra di questa categoria resti sempre e comunque The Adaptation of My Generation di JK Keller, iniziato nel 1998. La cosa migliore è il video che JK ha prodotto nel 2006: intitolato Living My Life Faster raccoglie otto anni di foto quotidiane, una per fotogramma.

Living My Life Faster

Se dovessi azzardare un elemento comune a questi lavori – l’origine della scintilla che li ha prodotti o le motivazioni che spingono le persone a parteciparvi – direi che tutti cercano di dar conto della difficile ricerca dell’identità individuale e della percezione di sé stessi davanti agli altri. Che poi dovrebbe essere una delle aspirazioni più alte dell’arte. Quindi tutto sommato non dovremmo esser messi troppo male.

Le parole sono importanti

Nel numero di Internazionale della scorsa settimana c’è un articolo scritto da Tony Judt, uno storico britannico scomparso lo scorso agosto. Sembra una perfetta appendice a quello di cui scrivevo qualche giorno fa.

(È sempre interessante la serendipità: non puoi sapere se quel che ti capita è appropriato perché il fato te l’ha messo davanti al momento giusto o se sei tu a leggerlo in base a quel che già stavi pensando. Ma non divaghiamo.)

Oggi, nel linguaggio come nell’arte, si preferisce l’espressione “naturale” all’artificio: ingenuamente, siamo convinti che sia in grado di comunicare più efficacemente la verità, oltre che la bellezza. [...]
In un mondo di Facebook, Myspace e Twitter (per non parlare degli sms), l’allusione concisa sostituisce l’esposizione. [...] Guardandosi intorno, i miei figli scoprono che la stenografia della tecnologia della loro generazione ha cominciato a filtrare nella comunicazione stessa: “La gente parla come negli sms”. Questo dovrebbe preoccuparci. Quando le parole perdono la loro integrità, la perdono anche le idee che esprimono.
In Politics and the English language, Orwell se la prendeva con i suoi contemporanei che usavano la lingua per mistificare anziché informare. La sua critica era diretta alla malafede: le persone scrivevano male per dire cose poco chiare o deliberatamente prevaricatrici. Oggi secondo me il problema è diverso: la prosa sciatta riflette l’insicurezza intellettuale, parliamo e scriviamo male perché non ci sentiamo sicuri di quello che pensiamo e siamo riluttanti ad affermarlo senza ambiguità (“È solo la mia opinione…”). Più che subire l’avvento della neolingua, rischiamo l’ascesa della nonlingua. [...]
Apprezzo più che mai l’importanza della comunicazione nella vita pubblica: non è solo il mezzo che ci consente di vivere insieme, ma anche parte del senso profondo di quel vivere insieme. Tony Judt
Parole, Internazionale 21.01.2011

L’articolo tocca argomenti così interessanti – la comunicazione nei media, l’evoluzione storica dell’uso della parola, l’imprendibile differenza tra chi è intelligente e chi solo forbito, l’abilità linguistica percepita come aggressività, la retorica futile e la chiarezza espressiva – che sarebbe citabile interamente, quindi lo metto a disposizione in pdf. Buona lettura.

Prontuario da discussione per stupidi

Nello sventurato caso qualcuno… no, aspetta, riformulo. Tantevolte qualcuno mentre stai lì belbello ti venisse a scombussolare i piani e ti trascinasse tuo malgrado… cioè, vuol dire senza che tu lo voglia, in una discussione disturbando il tuo stato di quiete, oppure se metticaso devi chiedere qualcosa o chiarire un contenzioso, che sarebbe qualcosa su cui io e te non siamo d’accordo, pare impossibile lo so ma succede, eccoti un breve prontuario, come dire una serie di consigli, per uscirne vincitore e portare la ragione dalla tua parte, che è dove era già e dove deve stare, ci mancherebbe altro.

1. Se stai chiedendo o contrattando, come prima cosa inizia con una pretesa molto più in là dell’equità (che tanto ti viene facile, anzi, ti dirò un segreto, quella che tu pensi essere la posizione neutra o equa è già molto a tuo vantaggio) poi, a ogni risposta negativa che ottieni, rilancia. Chiedevi 10 e l’altro voleva darti 1? Ora chiedi 15, così quando otterrai 10 sarai quello generoso.

2. Quando parlate e non capisci ciò che l’altro dice, è perché ti sta raggirando. Se la normale sequenza di preposizioni connesse con qualche coordinata e nesso logico con cui il tuo interlocutore sta cercando di spiegare il proprio punto di vista diventa alle tue orecchie una prosopopea di paroloni incomprensibili (Eh? Appunto), non è perché non ci arrivi ma perché lui gioca a fare lo sborone, l’acculturato e l’egocentrico.

3. Sei quindi in difficoltà? Attacca. Non capisci quello che sta dicendo l’altro? Evidentemente è colpa sua, evidentemente lo fa apposta a non farti capire, evidentemente ti vuole raggirare, evidentemente è uno stronzo, quindi sarà meglio che diventi subito tu il più stronzo dei due.

4. D’altra parte è così evidente che sei buono e giusto che quando l’altro ti fa presente che non lo sei affatto, deve per forza esserci qualcosa sotto. Anzi, ora che ci penso, è lui che non è buono e giusto. Altrimenti non stareste discutendo, no? Avrebbe semplicemente detto sì alle tue condizioni. Infatti! Vedi? È proprio uno stronzo, lo dicevo io.

5. Quando non sai cosa dire, fai confusione. Se per caso l’altro è riuscito a portare a termine un’argomentazione ma tu non l’hai capita (ti sei solo accorto che ha smesso di parlare e ti sta guardando) è il momento giusto per affastellare passato presente e futuro, cose non dette ma pensate, travisazioni e salti pindarici (tanto ti riesce benissimo). È l’altro che ha il brutto vizio di usare la logica, non tu, quindi è lui che sarà in difficoltà, perché – scemo – tenterà di rispondere di nuovo in chiave logica e quindi si troverà costretto nel labirinto illogico che gli hai appena servito. Morirà lì dentro di stenti.

6. Riempi ogni interstizio possibile del ragionamento altrui con tue invenzioni. Metti in bocca all’altro cose che non ha mai detto, e quando ti farà notare di non averle mai dette, dì che le ha sicuramente pensate. Se non demorde e insiste col dire che non le ha neanche pensate (certi sofisti, fai conto di dire segaioli della mente, arrivano a dire che non puoi sapere se le ha davvero pensate e che non ha quindi senso portare pensieri come prove, tsé, che gente) tu dì che le hai intuite dal suo comportamento, dì che è quello che chiaramente lasciava intuire. Difficilmente avranno voglia di controbattere ancora.

7. Se proprio non sai più cosa rispondere, lascia il campo e porta via la palla. Non dimenticare di ribadire velocemente la tua posizione d’inizio, o anche meglio aumentala, e vattene. Ma non lo fare in modo offeso, dì piuttosto “allora così sei contento?” e allontanati mento in su con la sicumera che solo i tuoi pari possono permettersi.

Vittoria garantita. Milioni di italiani già seguono questo metodo. Provalo con fiducia.

Universi paralleli

Universi paralleli
Universi paralleli, portale uno
Museo delle Belle Arti, Bruxelles

 

Universi paralleli
Universi paralleli, portale due
Osteria La Carbonara, Roma

 

Universi paralleli
Universi paralleli, portale tre
Basilica di San Pietro, Vaticano

 

Chiedimi se sono felice

– E’ mai stata felice?
– Petra? Chi lo sa. Penso che lo fosse, quando l’ho conosciuta, nel complesso, però, credo che fosse troppo saggia per essere felice. Poteva vedere tutta l’ignoranza che la circondava. Non è possibile esserne consapevoli ed essere felici. Philip Ridley
Gli occhi di Mr Fury, p.148

Uhm…

L’amore?

Lo amavo? Un giorno io e te dovremo discutere un poco su questa faccenda chiamata amore. Perché, onestamente, non ho ancora capito di cosa si tratti. Il mio sospetto è che si tratti di un imbroglio gigantesco, inventato per tener buona la gente e distrarla. Di amore parlano i preti, i cartelloni pubblicitari, i letterati, i politici, coloro che fanno all’amore, e parlando di amore, presentandolo come toccasana di ogni tragedia, feriscono e tradiscono e ammazzano l’anima e il corpo. Io la odio questa parola che è ovunque e in tutte le lingue. Amo-camminare, amo-bere, amo-fumare, amo-la-libertà, amo-il-mio-amante, amo-mio-figlio. Io cerco di non usarla mai, di non chiedermi nemmeno se ciò che turba la mia mente e il mio cuore è la cosa che chiamano amore. [...] E tuo padre, guarda: più ci penso, più credo di non averlo mai amato. L’ho ammirato, l’ho desiderato, ma amato no. Così coloro che vennero prima di lui, fantasmi deludenti di una ricerca sempre fallita. Fallita? A qualcosa servì, dopotutto: a capire che nulla minaccia la tua libertà quanto il misterioso trasporto che una creatura prova verso un’altra creatura, ad esempio un uomo verso una donna, o una donna verso un uomo. Non vi sono né cinghie né catene né sbarre che costringano a una schiavitù più cieca, a un oblio altrettanto cieco dei tuoi diritti, della tua dignità, della tua libertà. Guai se ti regali a qualcuno in nome di quel trasporto. Come un cane che annaspa nell’acqua cerchi invano di raggiungere una riva che non esiste, la riva che ha nome Amare ed Essere Amato, e finisci neutralizzato deriso deluso. Nel caso migliore finisci col chiederti cosa ti spinse a buttarti nell’acqua: lo scontento di te stesso, la speranza di trovare nell’altro ciò che non vedevi in te stesso? La paura della solitudine, della noia, del silenzio? Il bisogno di possedere ed essere posseduto? Oriana Fallaci
Lettera a un bambino mai nato, p. 14-15

Ecco, questa è anche la mia risposta a tutti quelli che si straniscono quando dico che non ci credo all’amore, e che sicuramente non credo a quella roba che vedo in giro.

Andate, mandrie di cani annaspanti in quel fiume, arrivate pure all’altra sponda, illusi e affaticati, aggrappati a quella riva coi denti e le unghie per giustificare i torti che il fiume vi ha fatto patire. Convincetevi pure di star bene di là, annullatevi, la vita è la vostra. Io me ne vado trotterellando da questa parte, e se qualcuno volesse unirsi può anche darsi che ci divertiremo.

Filippo: Buon anno!
Marcel: Buon anno, buon anno!
Oliviero: Auguri!
nessuno2001: Anche a voi, buon anno.
Filippo: Propositi per l’anno nuovo?
Oliviero: Fare una mostra!
NiK: Salvare i panda!
Marcel: Scrivere un libro!
nessuno2001: Girare un film!
Filippo: Ragazzi… il segreto è porsi obiettivi raggiungibili.
Tutti: Tipo?
Filippo: Svegliarsi domattina.