~ Critica: la mia teoria del cinema. ~

La fruizione dell’opera d’arte

Le continue interruzioni dei film trasmessi dalle televisioni private sono un vero e proprio arbitrio e non soltanto verso un autore e verso un’opera, ma anche verso lo spettatore. Lo si abitua a un linguaggio singhiozzante, balbettante, a sospensioni dell’attività mentale, a tante piccole ischemie dell’attenzione che alla fine faranno dello spettatore un cretino impaziente, incapace di concentrazione, di riflessione, di collegamenti mentali, di previsioni e anche di quel senso di musicalità, dell’armonia, dell’euritmia che sempre accompagna qualcosa che viene raccontato… Lo stravolgimento di qualsiasi sintassi articolata ha come unico risultato quello di creare una sterminata platea di analfabeti… Federico Fellini, 1986

Sarebbe facile usare queste parole per dar contro alla televisione, specie quando lo stesso film di Fellini generatore di questa filippica, Ginger e Fred, era tra le altre cose una riflessione sulla pervasività e cialtroneria del mezzo televisivo. Vorrei tuttavia allargare un po’ il discorso, prescindendo dall’interruzione pubblicitaria di un film e considerando qualsiasi impedimento nella fruizione continua di una generica opera d’arte. Leggo e rileggo queste parole e, ammirato dalla loro chiarezza e potenza, condivido.

Il film sociale

William Dollace mi invia questo frammento di Biutiful, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu. Segue uno scambio email che riporto perché mi ha dato modo di parlare della mia allergia ai “film sociali”.

Birds, Biutiful

nessuno2001: Sono perplesso… i film sociali non li reggo, ma mi dicono sia bello, quindi forse faccio uno sforzo.

William: Film sociali? What? Secondo me non esiste film sociale, o lo sono tutti, dipende dagli occhi di chi vede, altrimenti anche Arancia Meccanica lo è. A me non me ne frega un cazzo dei film sociali ma qui una decina minuti di signor cinema ci sono, e bada bene che è cosa sempre più rara. Comunque quella è la mia scena preferita. Delle trame non me ne frega un cazzo.

nessuno2001: Per film sociale intendo quel film che si concentra sulla società ai margini, sui poveri che lottano per la loro misera vita o sull’emarginato che soffre, guardandola con occhio complice e basso. Hai ragione a dire che qualsiasi film potrebbe essere sociale, nel caso in cui parta da una storia particolare e poi si innalzi all’universale. Io sono allergico a quei film che restano bassi e diventano vietamente politici. Succede SEMPRE nel cinema italiano delle periferie, che detesto sopra ogni cosa (disoccupazione, spacciatorucoli, delinquentelli, straccioni vari, tutti nobilitati perché puri o vivi o genuini – ma uccidetevi!) e anche nel cinema inglese di Ken Loach e altri compari. Si può parlare di qualsiasi cosa, anche della disoccupazione e della povertà del proletariato, ma chissà come mai 9 volte su 10 hanno uno sguardo misero e ricattatorio: film che mirano a ottenere un coinvolgimento facile per sciacquare la coscienza, così il pubblico dice “Ah, che società ingiusta!” – lo stesso pubblico che poi va a casa in Mercedes (incluso il regista di quei film). Il cinema per me deve puntare alto e raccontare di miti e sogni e massimi sistemi, non di storielline trite e micragnose. E concordo infine sul guardare la maestria, più che le trame. Cosa che appunto non succede mai nei “film sociali” quali intendo, che sono sciatti tecnicamente e registicamente (al massimo sono interpretati bene, se inglesi).

William: Sono perfettamente d’accordo, Ken Loach fa film mediocri, infatti. Iñárritu è molto bravo tecnicamente e si circonda di altrettanta maestria. Biutiful è un 6/10: io adoro solo quella scena. Ultimamente fra i “nuovi” registi mi sta esaltando parecchio David Ayer.

nessuno2001: Uhm… a giudicare dai temi che tratta abitualmente (droga, delinquenza, corruzione della polizia) è a forte rischio allergico. Vedrò!

Filippo: Buon anno!
Marcel: Buon anno, buon anno!
Oliviero: Auguri!
nessuno2001: Anche a voi, buon anno.
Filippo: Propositi per l’anno nuovo?
Oliviero: Fare una mostra!
NiK: Salvare i panda!
Marcel: Scrivere un libro!
nessuno2001: Girare un film!
Filippo: Ragazzi… il segreto è porsi obiettivi raggiungibili.
Tutti: Tipo?
Filippo: Svegliarsi domattina.

R.I.P. Registi Inumati Prematuramente

C’è un certo numero di registi che sono morti ma non se ne sono accorti. Sfortunatamente non se ne sono accorti manco i critici, e spesso nemmeno il pubblico. Quindi, che siate un regista, un critico o uno spettatore, accorgetevene. Non fiori ma opere d’arte.

Dario Argento

Nessuno come lui ha fatto film horror tecnicamente ineccepibili. Ha inventato la soggettiva dell’assassino, ha dosato sangue, musica e brividi alla perfezione. Profondo Rosso è rimasto ineguagliato, ma fino a Trauma tirava fuori sempre qualcosa di buono e divertente. Poi ogni film è stata una delusione sempre maggiore e una frustrazione pericolosamente rabbiosa. Forza Dario, stai esaurendo il tuo credito di simpatia, sbrigati.
Momento del decesso: la seconda metà di La Sindrome di Stendhal [1996]
Insolito vigor: incredibilmente nessuno.

Tim Burton

Un tempo cantore dei freak e poeta del bizzarro con predilezione per il macabro, oggi è solo il fantasma di se stesso. Non riesce più a incantare né a divertire. Sbagliare clamorosamente Alice Nel Paese delle Meraviglie e vendersi al capitalismo Disney del finale è stata la conferma che le sue visioni hanno la consistenza della cartapesta (digitale). E’ proprio il caso di dirlo, una noia mortale.
Momento del decesso: Planet of the Apes [2001]
Insolito vigor: Big Fish [2003], La Sposa Cadavere [2005] ma nulla di eclatante in entrambi i casi; due rantoli, insomma.

Jane Campion

Esplosa con Lezioni di Piano non si deve essere più ripresa dalle difficoltà di Ritratto di Signora. Non si capisce cosa abbia in mente e quale ispirazione stia seguendo. Erano anni che non mi spaccavo le palle come durante Bright Star.
Momento del decesso: Holy Smoke [1999]
Insolito vigor: dispiace, ma nessuno.

William Friedkin

Capace di sconvolgere il mondo intero con un film, a poco a poco il suo nome se lo sono dimenticato quasi tutti. Quando per capire chi sei si deve fare riferimento a un film di quasi 40 anni fa (!) resta poco oltre l’accanimento terapeutico. A questo punto si farebbe prima a dire che i suoi film intorno a L’Esorcista erano probabilmente più botte di culo che sfoggi di bravura.
Momento del decesso: ho dovuto basarmi su quello successivo all’ultimo apprezzabile, quindi l’ignoto Assassino Senza Colpa? [1987]
Insolito vigor: mah, non saprei dire manco i titoli.

Martin Scorsese

A costo di essere tremendamente impopolare, devo dire che sono dieci anni che non esco soddisfatto da un suo film. Ogni volta ci spero, con la prima mezz’ora di Shutter Island c’avevo quasi creduto, e invece niente. Non so nemmeno se augurarmi che torni al gangster movie. Ho quasi del tutto perso interesse.
Momento del decesso: Al di Là della Vita [1999]
Insolito vigor: qualcosa di Gangs of New York [2002]

Ridley Scott

Eclettico e originale, non è nuovo a periodi di stanca da cui si riprende miracolosamente. Quello che preoccupa è che ormai anche nelle prove riuscite ha del tutto perso la capacità di essere memorabile: al massimo presenta compitini ben svolti e tutto il resto è noia. Si deve sperare in Ripley?
Momento del decesso: Il Genio della Truffa [2003]
Insolito vigor: American Gangster [2007]

M. Night Shyamalan

Caso più unico che raro di carriera perfettamente discendente, tanto che il pomodorometro prevede prossimamente il primo caso di film dal gradimento negativo, dai fasti di Il Sesto Senso Shyamalan è in caduta libera. Signs ha segnato la soglia di vedibilità, oltre il quale lasciate ogni speranza voi che guardate. Ormai è diventato uno sport mondiale, scrivere cattiverie sulle sue prodezze. In effetti Shyamalan è la vittima perfetta, giacché a ogni intervista si rimpolpa l’ego da solo e ribadisce quanto sia bravo e incompreso. E io invece vedo la gente morta, tipo te.
Momento del decesso: The Village [2001]
Insolito vigor: impossibile.

Steven Spielberg

Partito alla grandissima dimostrando una impressionante capacità di orchestrare l’azione cinematografica con il senso del meraviglioso, negli anni si è progressivamente lasciato andare al suo lato peggiore. Finché non ha pretese resta solo melassa indigeribile ma quando si impegna diventa sconforto. La scelta dei soggetti prima ancora che l’esecuzione su pellicola, anche come produttore, dimostra una stanchezza creativa impressionante. La cosa grave è che nemmeno nei film di pura evasione riesce più a intrattenere. Ormai si deve ammettere che ha completamente dilapidato un patrimonio di bravura invidiabile.
Momento del decesso: gli ultimi venti minuti di Schindler’s List [1993]
Insolito vigor: le battaglie di Salvate il Soldato Ryan [1998], A.I. Intelligenza Artificiale [2001]

Malati terminali?

Peter Jackson

E’ prematuro avere una prognosi ma la cura dimagrante non gli ha fatto niente bene. Effettivamente ha sempre avuto una carriera altalenante tra capolavori (Creature del Cielo) e cavolate (Sospesi nel Tempo), anche se, considerato il tema, aver sbagliato Amabili Resti suona un po’ come una condanna e il ritorno a Tolkien con Lo Hobbit è a fortissimo rischio ripetizione e gabbia creativa.

Robert Zemeckis

Non che sia mai stato un genio, ma ci ha regalato una serie di opere furiosamente divertenti e con Contact ha realizzato uno dei migliori film di fantascienza. Dopo Polar Express si è perduto dietro la performance capture, e ogni nuovo film che annuncia con questa tecnica sono coglioni che rotolano. Qualcuno per favore gli ricordi che una volta frequentava cartoonia per diletto.

Millennium trilogy: una lezione di regia

Gli adattamenti della trilogia di Stieg Larsson, il primo diretto da Niels Arden Oplev e gli altri due da Daniel Alfredson, possono esser presi come esempi per una veloce lezioncina di regia e di sceneggiatura. Basta guardarli uno dopo l’altro per accorgersi della differenza che passa tra un buon adattamento ben diretto e una riduzione cinematografica girata senza brio e con poco gusto.

La prima sceneggiatura seleziona gli episodi salienti e li organizza in una struttura in cui ogni scena si poggia sull’altra per costruire qualcosa; le altre due si limitano a disporne un certo numero, peraltro molto ridotto, in fila indiana.

Il primo film ha il respiro, il ritmo, la costruzione e il senso d’insieme di un’opera uniforme e personale, esattamente come era il romanzo; non solo è fedele alla storia e ai personaggi ma anche, meno scontato, all’atmosfera. Il secondo e il terzo film sono al contrario semplici versioni per immagini degli altri due romanzi: ciò che sparisce e di cui si sente la mancanza non è tanto un certo numero di episodi o un paio di subplot che nei libri contribuivano alla soddisfazione del lettore, né si può addossare tutta la fiacchezza alle scelte sostanzialmente stupide di adattamento. Manca piuttosto la costruzione di un movimento coerente, un orientamento delle singole scene verso una direttrice ben stabilita.

Se il primo film funziona, è perché il regista ha orchestrato tutti gli elementi con intelligenza e senza risultare mai banale, tenendo bene a mente le emozioni da far provare allo spettatore; gli altri due film invece non si liberano dall’andamento di un piatto sceneggiato televisivo. Così, tra vedere il primo film e gli altri passa l’esatta differenza che c’è tra leggere i tre libri di Larsson e sentirseli raccontare.

Non è facile definire cosa sia la regia cinematografica, ma quando non funziona si avverte chiaramente. Manca quella sensazione di compattezza che ti fa perdere dentro lo schermo, ed è esattamente qui che un film vive o muore.

Uomini che Odiano le Donne, di Niels Arden Oplev [Svezia 2009]
Voto: 6. Funziona e intrattiene.
La Ragazza che Giocava con il Fuoco, di Daniel Alfredson [Svezia 2009]
La Regina dei Castelli di Carta, di Daniel Alfredson [Svezia 2009]
Voto: 4. Non riuscito, noioso, banale, soprattutto noioso.

PS: Alla notizia che Hollywood stava preparando i remake avevo avvertito un certo fastidio, nonostante ci fosse David Fincher alla regia: il solito tritacarne americano che invece di distribuire e valorizzare un film straniero preferisce inghiottirlo e digerirlo a uso e consumo del suo pubblico esterofobo. Ora che ho visto i film svedesi mi spiace solo per Noomi Rapace e il suo potente ritratto di Lisbeth Salander. Vai David.

La critica cinematografica come luce radente

Sono fondamentalmente scettico sul concetto di critica. La maggior parte dei critici applicano le proprie idee alle opere d’arte senza stare a verificare se illuminino l’opera o siano solo discorsi su di essa e/o a partire da essa.

Ben pochi critici fanno quello che secondo me dovrebbe (limitarsi a) fare la critica: illuminare un’opera per permettere di renderla meglio fruibile dal pubblico, come un raggio di luce radente che colpisce un oggetto e ne rivela molti più dettagli di quanti potrebbe rivelarne un faro puntato contro.

Il mio tabellone dei voti

Quando vado al cinema ogni film finisce dentro una di queste infallibili caselle.

Essendo un’impresa improba oltre che poco utile inserire in tabellone tutti i film che ho visto, farò solo alcuni esempi per chiarire ogni voto, prediligendo film recenti o famosi ma cercando al contempo di menzionare i registi che secondo me più meritano di esser ricordati con almeno un’opera.

Aggiungerò qui di volta in volta i film su cui avrò voglia di scrivere. Molto probabilmente ci saranno più brutti film che capolavori: è molto più divertente e facile massacrare qualcosa piuttosto che tradurre a parole la bellezza di un film.

10: O_O

Un film assoluto, un’opera d’arte che non pare creata da mano umana. Sfuggevole e misteriosa, causa continue vertigini.

Antichrist (L. von Trier 2009); Elephant (G. Van Sant 2003); Irreversible (G. Noé 2002); Koyaanisqatsi (G. Reggio 1982); La Passione di Giovanna D’Arco (C.Th Dreyer 1928); Picnic ad Hanging Rock (P. Weir 1975).

9: Mado’!

Un film ineccepibile, l’arte cinematografica ci ha sicuramente guadagnato qualcosa.

Melancholia (L. von Trier 2011); Mulholland Dr. (D. Lynch 1999); Nosferatu (F.W. Murnau 1922); 8 ½ (F. Fellini 1963); Il Padrino (F. Ford Coppola 1972); Il Vangelo Secondo Matteo (P.P. Pasolini 1964).

8: Clap clap clap!

Un gran film: notevole sfoggio di tecnica e visione personale, regala gran soddisfazione allo spettatore che ammirato applaude.

Cape Fear (M. Scorsese 1991); Il Cigno Nero (D. Aronofsky 2010); Le Conseguenze dell’Amore (P. Sorrentino 2004); Duel (S. Spielberg 1971); I Duellanti (R. Scott 1977); Enter The Void (G. Noé, 2009); Gli Incredibili (B. Bird, 2004); Kill Bill (Q. Tarantino 2003-2004); Millennium: Uomini che Odiano le Donne (D. Fincher 2011); La Mosca (D. Cronenberg 1986); Powaqqatsi (G. Reggio, 1988); Profondo Rosso (D. Argento 1977); Resurrect Dead (J. Foy 2011); Secuestrados (M.A. Vivas 2010); Il Signore degli Anelli (P. Jackson 2001-2003); The Social Network (D. Fincher 2010); La Sottile Linea Rossa (T. Malick 1998); Titanic (J. Cameron 1997).

7: Apperò!

Ben scritto, ben diretto, ben recitato: riuscito. Un’opera di grande impegno intellettuale oppure un gioellino da vedere e rivedere.

À L’Intérieur (A. Bustillo, J. Maury 2006); Catfish (H. Joost & A. Schulman, 2010); Il Favoloso Mondo di Amélie (J-P. Jeunet 2001); Funny Games (M. Haneke 1997/2007); Habemus Papam (N. Moretti 2011); Harry ti presento Sally (R. Reiner 1989); Io Sono l’Amore (L. Guadagnino 2009); The Loved Ones (S. Byrne 2009); Naqoyqatsi (G. Reggio, 2002); Priscilla (S. Elliot 1994); Ronin (J. Frankenheimer 1998); Schindler’s List (S. Spielberg 1993); South Park (T. Parker & M. Stone 1999); The Wicker Man (R. Hardy 1973).

6: Patatina?

Un film piacevole: un modo per passare due ore senza rimpianti. Il film funziona e intrattiene.

Attrazione Fatale (A. Lyne 1987); Basic Instinct (P. Verhoeven 1992); The Day After Tomorrow (R. Emmerich 2004); Il Gladiatore (R. Scott 2000); A Serbian Film (S. Spasojevic 2010); Super 8 (J.J. Abrams 2011); Top Gun (T. Scott 1986); Trappola di Cristallo (J. McTiernan 1988); Uomini che Odiano le Donne (N.A. Oplev 2009).

5: Vabbeh…

Un film modesto. Medio quando non mediocre, senza infamia e senza lode.

The Artist (M. Hazanavicius 2011); The Aviator (M. Scorsese 2004); Hostel (E. Roth 2005); Hunger Games (G. Ross 2012); King Kong (P. Jackson 2005); La Pelle Che Abito (P. Almodòvar 2011); La Ricerca della Felicità (G. Muccino 2006); Scream 4 (W. Craven 2011).

4: Umpff…

Un brutto film: non riuscito, noioso, banale, soprattutto noioso. Si arriva in fondo per solo senso del dovere.

L’Altra Faccia del Diavolo (W.B. Bell 2012); Baarìa (G. Tornatore 2006); Hugo Cabret (M. Scorsese 2011); Mood Indigo: La schiuma dei giorni (M. Gondry 2013); Pearl Harbor (M. Bay 2001); La Ragazza che Giocava con il Fuoco + La Regina dei Castelli di Carta (D. Alfredson 2009).

3: Ti odio.

Un pessimo film: un prodotto nato per scarsa padronanza del mezzo, noia, poca intelligenza. Ci si pente presto di averlo iniziato.

Chocolat (L. Hallstrom 2000); Prova a Prendermi (S. Spielberg 2002); Scoop (W. Allen 2006).

2: T’inseguo coi forconi.

Un film colpevolmente mal fatto, non solo pessimo, ma con la presunzione di esser buono. Lo spettatore grida vendetta, e ne ha ben donde. Tenersi assolutamente alla larga.

Che strano chiamarsi Federico (E. Scola 2013); Concorso di Colpa (C. Fragasso 2005); Cuore Sacro (F. Ozpetek 2005); E Venne il Giorno (M.N. Shyamalan); Il Mandolino del Capitano Corelli (J. Madden 2001).

1: Ma che davero davero?

Un film interamente sbagliato, ci si chiede come sia stato possibile realizzarlo: il caso produrrebbe un film migliore. Inguardabile, talmente orrendo che potrebbe perfino risultare piu’ interessante del livello 6.

Bambola (B. Luna 1995).