~ Scrivere: è talmente più facile leggere… ma proviamoci. ~

Redenzione

Una collina in periferia perduta nel nulla. Tramonto. Silenzio.

Vicino a un albero, due uomini in controluce. Uno dei due sta scavando con una pala, l’altro gli punta una pistola contro.

L’uomo con la pala è stravolto, molto più di quello che ci si aspetterebbe da uno che ha scavato solo poca terra. Continua a guardare l’uomo con la pistola, che resta impassibile.

L’uomo con la pala va avanti a scavare, e lacrime scendono sul suo volto, non si sa se per la polvere, la fatica o perché sta piangendo. “Ti prego!” sussurra dopo un po’ guardando l’uomo con la pistola. Questi non si muove nemmeno, resta immobile con il braccio teso e la pistola pronta a sparare. L’uomo con la pala abbassa la testa, singhiozza e continua a scavare.

La fossa è ormai profonda più di un metro. L’uomo è stanchissimo. “Ho finito,” dice con un filo di voce.

L’uomo con la pistola finalmente apre bocca; sentiamo la sua voce per la prima volta: “Tirati su,” dice. L’uomo con la pala solleva le braccia e tenta di uscire dalla fossa che ha scavato. Fa scivolare la pala sul suolo e faticosamente riesce a tirarsi fuori. Si alza in piedi.

I due uomini si guardano negli occhi. “Adesso è il momento,” dice freddo l’uomo con la pistola che non ha mai smesso di puntargli l’arma contro.

L’uomo condannato a morte supplica il perdono. Farfugliando parole su parole dice che gli dispiace, che non poteva sapere, che se l’avesse saputo non avrebbe certo agito in quel modo, che se potesse tornerebbe indietro. E’ distrutto, piange, cade sulle ginocchia, guarda spaventato l’altro uomo che non ha alcuna reazione. La pistola gli è sempre puntata contro.

“Ti prego, perdonami,” dice in un ultimo disperato tentativo.
L’uomo con la pistola gli nega la grazia.
Il condannato a morte china la testa.
“Un colpo dritto in fronte, così cadi giù e farò meno fatica a seppellirti.”

Le due sagome sono nere nella luce rossa del tramonto. Il condannato alza gli occhi e guarda l’uomo con la pistola. Ha uno sguardo diverso, è sì distrutto ma più distante, come se in fondo avesse accettato la sua morte, come se comprendesse che l’altro non avrebbe davvero potuto perdonarlo. Troppo grave è stata la sua colpa.

L’uomo con la pistola lancia l’arma verso il condannato. “E’ carica. Procedi.”

Il condannato afferra la pistola al volo. La guarda tra le sue mani. L’altro uomo aspetta. Il condannato impugna la pistola e lentamente la solleva per poggiarla sulla sua fronte.

Di scatto, tende invece il braccio e spara verso il suo carnefice. Il colpo risuona nell’aria.

L’uomo però non cade a terra. Il condannato è sorpreso, l’ha colpito, ne è sicuro. Poi capisce. La pistola era caricata a salve.

Sorridendo impercettibilmente, l’uomo dice “Era la tua sola possibilità di redenzione. L’hai sprecata.”

NERO – TITOLI DI CODA

Sei per dodici – tre: Lasciare un’impronta

Ogni grande scrittore ricrea il mondo secondo le proprie specificazioni. E’ qualcosa di simile allo stile, quello di cui sto parlando, ma non è solo questione di stile. E’ il tipo inconfondibile e unica firma che lo scrittore lascia su qualsiasi cosa egli scriva. E ne fa il suo mondo e niente altro. Raymond Carver, Il mestiere di scrivere

Sintetizzando e mettendo su scheda:

Non sforzarti di imitare il modo di guardare le cose di qualcun altro. Raymond Carver

“Lo stile è l’impronta di ciò che si è in ciò che si fa” scriveva René Daumal. Mi pare impossibile lasciare impronte altrui sulle proprie cose, quindi suvvia, dov’è la difficoltà dello stile?

Lo stile è ciò che un artista usa per irretire lo spettatore, in modo da potergli trasmettere i propri sentimenti, le emozioni, i pensieri. Sono questi a dovere essere drammatizzati, non lo stile. La messa in scena deve trovare uno stile proprio, cosa che farà solo se riesce davvero a impadronirsi del contenuto. Stanley Kubrick, Sight & Sound #30.01, 1961

Ah, ecco dov’era.

Sei per dodici – due: Sgobbare e persistere

Il secondo consiglio per scrittori che Raymond Carver tiene appeso sulla parete davanti la propria scrivania è una frase di Isak Dinesen, pseudonimo di Karen Blixen.

Solo apparentemente pessimista, ricorda che sgobbare e persistere è la prima regola per qualsiasi cosa fatta bene.

Scrivi un po' ogni giorno, senza speranza e senza disperazione. - Isak Dinesen/Karen Blixen

La concorrenza è spietata

Commediografo: Le volevo chiedere, a che età i bambini iniziano a scrivere?
Psichiatra: Senta, c’è un romanzo assolutamente geniale scritto da un bambino di quattro anni.
Commediografo: Davvero?
Psichiatra: “Little Winky” di Horace Azpiazu.
Commediografo: Che carino.
Psichiatra: Non direi. Little Winky è un violentissimo anti-semita. La storia segue la sua iniziazione nel clan, la sua immersione dell’industria degli snuff porno e la sua definitiva degradazione per mano di un ex-carcerato nero di nome Eric Washington Jackson Jones Johnson…
Commediografo: Scritto da un bambino di quattro anni?
Psichiatra: …Jefferson.
Commediografo: Wow, scritto da un bambino di quattro anni.
Psichiatra: Beh, Azpiazu si è suicidato quando ne aveva cinque.
Charlie Kaufman
Synecdoche, New York [USA 2008]

Ecco, Kaufman si conferma il genio delle paranoie d’autore.

Sei per dodici: Accuratezza d’espressione

Ho letto Il Mestiere di Scrivere di Raymond Carver: a dispetto di quel che fa intendere il titolo, l’unico saggio veramente in tema è il primo – gli altri sono prefazioni alle sue raccolte di racconti, con quasi nessun insegnamento per gli aspiranti scrittori.

Nel saggio “Sulla scrittura creativa” Carver confessa l’abitudine di tenere appese sulla parete vicino la propria scrivania alcune frasi di scrittori che ammira, stampate su schede sei-per-dodici.

Consiglio validissimo, che metto subito all’opera qui con la prima scheda attaccata da Carver sulla sua parete, e ora sulla mia.

Una fondamentale accuratezza di espressione è il solo e unico principio morale della scrittura. -Ezra Pound

Autostima

E’ curioso come un articolo che mi piaceva tanto a pensarlo, quando lo scrivo mi piaccia già meno, poi lo leggo e insomma non è che scorra via granché, allora lo correggo e non mi piace più, e quando lo vedo online penso che era meglio lasciar perdere.