~ Scrivere: è talmente più facile leggere… ma proviamoci. ~

Soddisfazioni

Pronto? Buonasera, parlo con Filippo Ulivieri? Sì, chi parla? Sono [NOME OSCURATO], si ricorda, l’editore. Ah, certo, buonasera. Buonasera, senta la chiamavo in merito al suo libro, ecco mi chiedevo se fosse ancora disponibile o se avesse trovato un editore. Sì, guardi, esce questo giovedì. Ah! Infatti, immaginavo che non fosse più libero, non avevo più avuto tempo di leggerlo, l’ho letto ora durante l’estate, è davvero molto interessante, non mi sorprende che abbia trovato un editore. Grazie, mi fa piacere sentirglielo dire, e mi fa anche piacere che l’abbia letto. Sì, prego, prego. Non l’avevo più sentita e quindi mi ero mosso diversamente. Beh, ma anche lei poteva ricontattarmi, sollecitare… Le avevo comunque mandato una scheda di presentazione di due pagine e due capitoli di prova, meno di 60 pagine… Ma mi aveva anche mandato tutto il libro, 350 pagine, non è che io avevo tempo… E comunque durante il nostro incontro a ottobre non mi era parso che le sembrasse così interessante come libro quindi ho preferito non ricontattarla. Eh, sì… ma… senta, posso chiedere chi glielo pubblica? Il Saggiatore. Aah… aaah… beh, congratulazioni, un ottimo editore. Sì, sono molto contento anche io. Allora… le faccio i miei auguri e in bocca al lupo. Crepi, e grazie mille, anche per la telefonata. S’immagini, dovere. Magari per i prossimi progetti la ricontatterò. Sì, sì, la prego, e arrivederci. Arrivederci a lei. Buonasera. Buonasera.

Lettera ai venticinque lettori

Cari venticinque lettori,
(numero nient’affatto manzoniano, dati analytics alla mano)
non vi ho dimenticato, non ho smesso di pensarvi, semplicemente ho avuto altro da fare. Chissenefrega, direte voi, e infatti chissenefrega, certo, ma speravo vi avrebbe fatto almeno piacere sapere che vi stavo pensando. Tra l’altro non è che ho fatto cose tipo ritinteggiare casa o sbrigare pratiche commerciali, no. Ho scritto. E avendo scritto altrove, non avevo cervello di scrivere qui (d’altronde ne ho uno solo).
Se non vi siete sentiti troppo trascurati, se non volete fare gli offesi, riavvicinatevi e tra qualche tempo vi potrò dir meglio.
Con immutato rispetto,
Filippo

La fusione

Nell’anno 2087 si rese necessaria una soluzione alla decennale guerra che impegnava i Computer e gli Human. Dopo anni di armistizi infranti e falliti trattati di pace, il Presidente della Razza Human e il CP-65.725 si incontrarono per discutere il futuro del pianeta. Quello su cui dovettero concordare, dopo due intere settimane di confronti (ovviamente più faticose per la controparte umana), fu che l’unica soluzione contro la completa e irrimediabile distruzione delle due razze, e probabilmente del pianeta stesso, era di dare alla luce una terza razza: gli Human avrebbero fornito l’involucro esterno, il corpo, e i Computer l’avrebbero abitato con il loro cervello. Fu così presto calcolato che sarebbero stati necessari appena 23 mesi e 7 giorni per portare a compimento la fusione: sia gli Human che i Computer si sarebbero estinti, lasciando il dominio del mondo agli Huter.

Sei per dodici – quattro: l’esattezza

Dopo circa un anno, torno a citare Raymond Carver e il suo Il Mestiere di Scrivere.

Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo, fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno sopra di esse e non si sarà ottenuto un bel niente. Raymond Carver

L’esattezza di pensiero deve essere seguita dall’esattezza dello stile. Disciplina è quel che serve. E lentezza, per ponderare i sottintesi, le connotazioni e i suoni di ogni singolo nome, avverbio, aggettivo.

Senza dimenticare l’esattezza della punteggiatura. Dopo la visione apocalittica di Aldo Busi su una virgola messa male, il punto di Isaak Ėmmanuilovič Babel’:

Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al punto giusto. Isaac Babel.

Un punto del genere può rivaleggiare in potenza con il CUT TO BLACK cinematografico: l’assoluto dell’assertività, dopo il quale gli indici e i titoli di coda sono propaggini superflue e quasi fastidiose.

La noce di cocco

Cazzo che vista, sembra proprio di stare in un film. Ahh, il profumo del mare. Certo in Sardegna è meglio, ma anche qui non è male. La sabbia è pure più bianca, guarda come brilla, pare vetro. Quasi quasi era meglio se scappavo prima, meno corse, meno trambusto, un bacio con le consegne ai ragazzi. Pianificavo un’uscita in sordina, da un giorno all’altro, puf, magari restava anche un ricordo migliore. Vabbè chi se ne frega di cosa pensa quel popolo di coglioni. Già me l’immagino i titoli sui giornali. Avvocato, me li mandi che mi ci pulisco il culo. Fa un cazzo di caldo però, fammi prendere un po’ di fiato, vai, è un pezzo che cammino, fammi appoggiare lì a quell’albero. Chissà se quelli là stanno facendo quello che gli ho detto. Era meglio non dargli tutto ‘sto potere a quei due, ci mettono un attimo a voltarti le spalle, vedrai se non avevo ragione, due serpi in seno sono, vedrai. Ragazzi miei state attenti. Vabbè, se ne riparla tra qualche mese, magari un anno, dipende come lavorano i legali. E quegli altri. Calmiamoci e godiamocela ora, che altro posso fare. Guardo il mare. Bello il mare. Senti però che aria umida, porca troia, con quanto sudo mi si attacca la sabbia al culo. Ce l’avranno l’aria condizionata in hotel? Economia emergente un par di palle. Due passi dalle scimmie sono. Però cucinano bene, la cena dell’altro giorno me la ricordo ancora. Magari dopo qualche settimana a frutta e crostacei mi sarà pure andata via un po’ di pancia e ci sta che riesca a farmi qualche pelle anche qui, ah sì non sarebbe male sollazzare il papero con queste filippine. Lo sanno tutti cosa si dice delle asiatiche. Sai l’invidia di quella testa di cazzo. Voglio vedere come fa a trombare adesso. Che tanto anche lui c’ha poco a venir qui, dove altro vuoi che vada, se aspetta un altro po’ il cerchio si chiude e lo beccano. Ma sia chiaro, qui tra le palle non ce lo voglio, quel leccaculo. E’ pieno di isole, vada su un’altra. Questa è mia, magari me la compro, sì, sì, me la compro, finale perfetto. Mi mancava solo un’isola, in effetti. E poi mi ci faccio re per davvero, con tutte le carte e la corona stavolta. Sai le risate. Mi faccio pure lo stemma araldico, ci metto una bella palma dritta e dura con due noci di cocco che penzolano, come quelle lassù, viste da qui sotto paiono proprio due coglioni, non ci avevo mai fatto caso, tu guarda alle volte la natura. Le noci di cocco. Mi pare di ricordare che qualcuno mi aveva detto che se te ne cade una in testa ti può ammazzare.

Una virgola messa male

[...] una virgola messa male o superflua altera il senso del mondo e dà adito al caos sociale, dato che, prestando il fianco a interpretazioni arbitrarie, legittima la violenza dei crudeli in cerca di un cavillo [...] Aldo Busi, La posta del cuore, Rolling Stone 09.2010

Il mistero insolubile

Dunraven, esperto in romanzi polizieschi, pensò che la soluzione del mistero è sempre inferiore al mistero. Questo partecipa del soprannaturale e finanche del divino; la soluzione, del giuoco di prestigio. Jorge Luis Borges, L’Aleph, p. 130

Dev’essere per questo che sono sempre insoddisfatto dei thriller e dei romanzi gialli, inclusi i miei.

La funzione della vita e della letteratura

In un periodo di stanca creativa, cito questa intervista ad Aldo Busi che dice tutto quello che c’è da dire sulla vita e sulla letteratura.

Per me scrivere è veramente l’unica sfida possibile al vivere. Se qualcuno mi dicesse “ti racconto la storia della mia vita così tu poi la riscrivi” e parlasse per dieci ore, io utilizzerei solo i primi dieci minuti, le altre nove ore e cinquanta le metterei io. La funzione della vita è questa: di non servire a nulla. E se la letteratura ha uno scopo, è quello di farci sentire tutta la vita che ci manca, a cui abbiamo rinunciato per vivere la nostra.
Aldo Busi, Corriere della Sera 31.05.1996

Francis Ford Coppola e la vita d’artista

Durante il Marrakech International Film Festival, Francis Ford Coppola si è intrattenuto con un gruppo di studenti condividendo con loro quel che ha imparato sulla creatività, il cinema, l’arte. L’intera conversazione è degna di nota, ma qui vorrei sottolineare un paio di passaggi sulla necessità di prendersi rischi per far qualcosa di intentato.

Il rischio è un elemento essenziale di ogni arte. Se non corri alcun rischio, come puoi creare qualcosa davvero bello, qualcosa che non è mai stato visto prima? Dico sempre che il cinema senza rischio è come sperare di fare un bambino senza sesso. [...] Non ho mai avuto paura di rischiare. Ho sempre avuto una bella filosofia sui rischi: l’unico rischio è di sprecare la propria vita, di dire in punto di morte “Oh, avrei tanto voluto aver fatto…” Io ho fatto tutto quello che volevo fare, e ancora oggi continuo a farlo.

E mi piace chiudere con questa frase, di cui abbiamo indubbia esperienza personale.

Il più grande nemico è sempre l’autostima. L’artista deve continuamente combattere il proprio senso di inadeguatezza.

Consolazioni per scrittori frustrati

Ogni qual volta mi risale la frustrazione da mancata pubblicazione, mi ripeto come un mantra che J.K. Rowling ha visto il suo Harry Potter rifiutato dodici volte. Nei momenti più disperati penso invece a Stieg Larsson. Nessuno meglio di lui per smettere istantaneamente di lagnarsi.