~ Post scritti da Marcel ~

La felicità di Jorge Luis Borges

Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
Che posso fare con una parola e con una mitologia?

Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l’Atlante progetto la forma di Sumatra.

Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.

Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l’amore che non ha né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’Inferno.

Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.

Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.

Siamo nei Guai di Christopher Coake

Siamo nei Guai
Christopher Coake
Guanda, 2005

Dieci racconti ambientati nella provincia americana, con personaggi in difficoltà, colti in un frammento di incertezza, in bilico tra passato e futuro, combattuti tra desideri di cambiamento e peso delle responsabilità delle proprie o altrui scelte.

La forma racconto breve è frequentemente utilizzata per raccontare storie dal limitato sviluppo narrativo, trame che si risolvono in pochi passaggi. L’esordiente Christopher Coake invece sceglie la via alternativa del momento sospeso nel tempo: i suoi racconti sono fette di storie più ampie di cui viene presentato solo uno spicchio significativo. Spetta al lettore immaginarsi ciò che ha preceduto e soprattutto ciò che seguirà.

Proviene dai laboratori di scrittura creativa di cui sono pieni gli States, questo Coake, ma a differenza di tanti altri suoi colleghi è sincero in quel che scrive. La reale bravura tecnica – eccelle tanto nel tratteggio dei personaggi quanto nella costruzione di un’atmosfera – non si pone mai prepotentemente in primo piano e non soverchia mai il contenuto delle storie.

“Mi piacerebbe molto vantarmi di aver scoperto Christopher Coake, ma quelli come lui non sono scrittori che si scoprono: la qualità del suo lavoro è così lampante e ovvia che non poteva rimanere nell’ombra per molto tempo.” Parole di Nick Hornby dal retro di copertina, sicuramente eccessive, ma non la consueta vuota marchettata editoriale. C’è del vero.

Ho apprezzato anche il fatto che, pur raccontando storie che si definirebbero tristi, Coake non ha scritto un libro deprimente: senza sguazzare nel dramma o pascersi della disgrazia, riesce ad amplificare il disagio dei personaggi restando quasi emotivamente neutro.

Ma il pregio maggiore di questi racconti è che, a differenza di moltissime altre storie brevi, queste restano ben impresse in mente anche a distanza di molto tempo. Il che in fondo non è poco.

Trilogia della città di K. di Agota Kristof

Trilogia della città di K.
Agota Kristof
Einaudi, 2005

Ci ha lasciati questa mattina la scrittrice ungherese Agota Kristof, che ho conosciuto recentemente con il suo libro più famoso, raccolta di tre storie lancinanti e dolorose sull’infanzia devastata dalla guerra e dai tradimenti.

Una prosa scarna e tagliente quella della Kristof. Ribaltamenti di verità e finzione in ogni pagina, menzogne crudeli e ricordi dimenticati per non soffrire, come a dire che il danno più grave della guerra – e della vita – è nella psiche.

Una grandissima voce.

La funzione della vita e della letteratura

In un periodo di stanca creativa, cito questa intervista ad Aldo Busi che dice tutto quello che c’è da dire sulla vita e sulla letteratura.

Per me scrivere è veramente l’unica sfida possibile al vivere. Se qualcuno mi dicesse “ti racconto la storia della mia vita così tu poi la riscrivi” e parlasse per dieci ore, io utilizzerei solo i primi dieci minuti, le altre nove ore e cinquanta le metterei io. La funzione della vita è questa: di non servire a nulla. E se la letteratura ha uno scopo, è quello di farci sentire tutta la vita che ci manca, a cui abbiamo rinunciato per vivere la nostra.
Aldo Busi, Corriere della Sera 31.05.1996

Il signore delle mosche di William Golding

Il signore delle mosche
William Golding
Mondadori, Milano 1992

Romanzo a tesi, ma condotto con così tanta intelligenza e rara maestria da prenderti alle viscere oltre che al cervello.

La critica alle filosofie del buon selvaggio è narrata perfettamente: nessun potere hanno le parole, il buon senso, il richiamo alla civiltà, all’etica, ai valori. La velocità con cui l’apologo precipita velocemente verso l’inferno, senza alcuna motivazione se non la semplice natura umana, è frustrante e potentissima.

Nonostante una certa perplessità per le ultime due pagine, un libro la cui lettura è imprescindibile per chiunque.

Consolazioni per scrittori frustrati

Ogni qual volta mi risale la frustrazione da mancata pubblicazione, mi ripeto come un mantra che J.K. Rowling ha visto il suo Harry Potter rifiutato dodici volte. Nei momenti più disperati penso invece a Stieg Larsson. Nessuno meglio di lui per smettere istantaneamente di lagnarsi.

La possibilità di un’isola di Michel Houellebecq

La possibilità di un’isola
Michel Houellebecq
Bompiani, Milano 2005

Nelle prime cinquanta pagine Houellebecq demolisce meticolosamente ogni barlume di beltà umana, poi si spinge oltre, e poi ancora più in là. Non salva niente: sentimenti, società, religioni, sistemi economici, cultura. L’abisso di nichilismo, come lo chiama la sovraccoperta, è reale e mi si addice, ma il finale nel bianco desertico, che pure suona inevitabile, mi lascia perplesso. O magari è la mia natura umana che tenta un ultimo moto di ribellione, perché effettivamente la fine del nichilismo non può che essere il nulla infinito.

Comunque notevole, probabilmente perfino più incisivo del pluripremiato Le Particelle Elementari.

Resta la curiosità di vedere il film che lo stesso Houellebecq ha scritto e diretto dal suo libro: bizzarramente non ha adattato la parte narrativa del protagonista alle prese con il suo fallimento esistenziale ma ha preferito girare solo i flash-forward del futuro, con il clone in pausa filosofica. Pare che faccia così schifo che ancora lo inseguono coi forconi.

Redenzione

Una collina in periferia perduta nel nulla. Tramonto. Silenzio.

Vicino a un albero, due uomini in controluce. Uno dei due sta scavando con una pala, l’altro gli punta una pistola contro.

L’uomo con la pala è stravolto, molto più di quello che ci si aspetterebbe da uno che ha scavato solo poca terra. Continua a guardare l’uomo con la pistola, che resta impassibile.

L’uomo con la pala va avanti a scavare, e lacrime scendono sul suo volto, non si sa se per la polvere, la fatica o perché sta piangendo. “Ti prego!” sussurra dopo un po’ guardando l’uomo con la pistola. Questi non si muove nemmeno, resta immobile con il braccio teso e la pistola pronta a sparare. L’uomo con la pala abbassa la testa, singhiozza e continua a scavare.

La fossa è ormai profonda più di un metro. L’uomo è stanchissimo. “Ho finito,” dice con un filo di voce.

L’uomo con la pistola finalmente apre bocca; sentiamo la sua voce per la prima volta: “Tirati su,” dice. L’uomo con la pala solleva le braccia e tenta di uscire dalla fossa che ha scavato. Fa scivolare la pala sul suolo e faticosamente riesce a tirarsi fuori. Si alza in piedi.

I due uomini si guardano negli occhi. “Adesso è il momento,” dice freddo l’uomo con la pistola che non ha mai smesso di puntargli l’arma contro.

L’uomo condannato a morte supplica il perdono. Farfugliando parole su parole dice che gli dispiace, che non poteva sapere, che se l’avesse saputo non avrebbe certo agito in quel modo, che se potesse tornerebbe indietro. E’ distrutto, piange, cade sulle ginocchia, guarda spaventato l’altro uomo che non ha alcuna reazione. La pistola gli è sempre puntata contro.

“Ti prego, perdonami,” dice in un ultimo disperato tentativo.
L’uomo con la pistola gli nega la grazia.
Il condannato a morte china la testa.
“Un colpo dritto in fronte, così cadi giù e farò meno fatica a seppellirti.”

Le due sagome sono nere nella luce rossa del tramonto. Il condannato alza gli occhi e guarda l’uomo con la pistola. Ha uno sguardo diverso, è sì distrutto ma più distante, come se in fondo avesse accettato la sua morte, come se comprendesse che l’altro non avrebbe davvero potuto perdonarlo. Troppo grave è stata la sua colpa.

L’uomo con la pistola lancia l’arma verso il condannato. “E’ carica. Procedi.”

Il condannato afferra la pistola al volo. La guarda tra le sue mani. L’altro uomo aspetta. Il condannato impugna la pistola e lentamente la solleva per poggiarla sulla sua fronte.

Di scatto, tende invece il braccio e spara verso il suo carnefice. Il colpo risuona nell’aria.

L’uomo però non cade a terra. Il condannato è sorpreso, l’ha colpito, ne è sicuro. Poi capisce. La pistola era caricata a salve.

Sorridendo impercettibilmente, l’uomo dice “Era la tua sola possibilità di redenzione. L’hai sprecata.”

NERO – TITOLI DI CODA

Anche i libri in 3D

Mi attacco anche io ai recenti pensieri di Filippo e nessuno2001 sul cinema tridimensionale perché ho scoperto che sono comparsi anche i primi libri in 3D. Questa mania dilaga come Gmork.

Questo mese la casa editrice Taschen ripubblica in 3D i suoi The Big Book of Breasts e The Big Penis Book. Recita il comunicato stampa:

Grazie alle magiche meraviglie del mondo digitale, 90 foto dai libri originali più 18 sconvolgenti nuovi scatti sono stati trasformati dal noioso 2D del secolo scorso al 3D di più nuova generazione dai maghi della Brain Factory, responsabili dei film in 3D di Tim Burton. Queste nuove edizioni hanno una diversa introduzione, un layout migliorato e sono accompagnate da un paio di occhiali per anaglifi rosso/blu.

Taschen 3D

Quanta classe, direbbe Filippo.

Fortuna che esiste Better World Books. (Per chi non la conoscesse, è un’azienda fondata da una coppia di amici dell’Indiana con lo scopo di recuperare libri abbandonati nel mondo, trovar loro un nuovo lettore, e raccogliere contemporaneamente fondi per aumentare l’alfabetizzazione mondiale. Facendo viaggiare 24 tonnellate di libri usati BWB ha finora raccolto più di 9 milioni di dollari e donato più di 3 milioni di libri ad associazioni culturali. Il tutto tra l’altro senza il minimo carico ambientale.) Con questa gustosa pagina del blog, BWB annuncia l’introduzione dei grandi classici della letteratura in 3D:

Immaginatevi di godervi i classici con un’immersione mai provata prima d’ora. Ballate il charleston con il Grande Gatsby, siate proprio lì con Ismaele quando annuncia “Chiamatemi Ismaele.” Grazie alle meraviglie della moderna tecnologia potete godervi Dostoevsky e Faulkner con il 3D più cavaocchi! Trasformate anche il più polveroso dei vostri vecchi tomi in un appassionante viaggio sull’ottovolante!

Better World Books 3D

La cosa migliore è che questo pesce d’aprile di BWB ha lo stesso identico tono del comunicato vero della Taschen. Dove però lo supera è nel paragrafo con le clausole di esonero di responsabilità:

ATTENZIONE: Si prega di usare gli occhiali BWB3D™ solo come indicato. Mentre si indossano gli occhiali BWB3D™ è vietato guardare direttamente monitor di computer, forni a microonde in funzione, l’orizzonte, raggi laser, cruscotti delle auto, luci fluorescenti, blog, segnali in aeroporto, superfici riflettenti, asciugamani, scrivanie, cose marroni, altre persone che indossano gli occhiali BWB3D™, gatti domestici e l’aria. Mai e poi mai bagnare gli occhiali BWB3D™ con acqua o dar loro da mangiare dopo mezzanotte. Evitare di ragionare troppo quando si indossano gli occhiali BWB3D™: circa il 3% dei soggetti hanno registrato effetti collaterali indesiderati tra cui mal di testa, nausea, tremore, fiato corto, viaggi nel tempo. Se sorgono problemi con l’uso degli occhiali BWB3D™, si prega di consultare il manuale utente BWB3D™. Si prega di non leggere il manuale utente BWB3D™ con gli occhiali BWB3D™.

Sei per dodici – tre: Lasciare un’impronta

Ogni grande scrittore ricrea il mondo secondo le proprie specificazioni. E’ qualcosa di simile allo stile, quello di cui sto parlando, ma non è solo questione di stile. E’ il tipo inconfondibile e unica firma che lo scrittore lascia su qualsiasi cosa egli scriva. E ne fa il suo mondo e niente altro. Raymond Carver, Il mestiere di scrivere

Sintetizzando e mettendo su scheda:

Non sforzarti di imitare il modo di guardare le cose di qualcun altro. Raymond Carver

“Lo stile è l’impronta di ciò che si è in ciò che si fa” scriveva René Daumal. Mi pare impossibile lasciare impronte altrui sulle proprie cose, quindi suvvia, dov’è la difficoltà dello stile?

Lo stile è ciò che un artista usa per irretire lo spettatore, in modo da potergli trasmettere i propri sentimenti, le emozioni, i pensieri. Sono questi a dovere essere drammatizzati, non lo stile. La messa in scena deve trovare uno stile proprio, cosa che farà solo se riesce davvero a impadronirsi del contenuto. Stanley Kubrick, Sight & Sound #30.01, 1961

Ah, ecco dov’era.