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Millennium – Uomini che Odiano le Donne: registi che fottono il pubblico

La regia del primo capitolo della trilogia Millennium era per David Fincher un lavoro su commissione: la Columbia Pictures aveva acquistato i diritti per i remake americani dei romanzi di Stieg Larsson e aveva puntato la sua sicura carta sul regista fresco dei trionfi di Il Curioso Caso di Benjamin Button e di The Social Network. Praticamente, come puntare su Ridley Scott negli anni ’80 – e poi un pochino nei ’90, e un altro pochino nei 2000 e forse tra un po’ anche lui torna: il regista intermittente. Ma dicevamo di Fincher, il primo della classe, garanzia di un compitino perfetto che magari ci scappa pure un capolavoro.

E infatti Fincher fa il suo dovere egregiamente, tirando in maniera magistrale i complicatissimi fili di una trama-fiume rendendola digeribile tanto per chi ha già letto il libro (funziona!) quanto per chi non l’ha ancora letto (I want more!). E se è scontato confermare quanto sapientino-Fincher sia eccellente nel ricoprire tutto con una patina di innegabile figaggine (i titoli di testa! la composizione dell’immagine! il montaggio! gli attori cool!) molto meno ovvio è dargli credito per la sbalorditiva chiarezza espositiva che ti mette l’occhio esattamente dove serve perché tu registri un’informazione utile alla trama senza mai palesare il gioco di prestigio (che è il difetto principe di ogni giallo mal diretto).

Però Fincher non è di quei secchioni che alzano la mano per compiacere la maestra, è più di quelli che sanno tutto e se ne stanno per i fatti loro a scarabocchiare il diario intanto che pensano te la faccio vedere io. E così infatti fa alla Columbia: perché quello che gli interessa, lo si capisce subito, non è la trama gialla, non sono i brividi, non è la suspense, non è la soddisfazione spicciola della sterminata oceanica folla dei fan di Millennium, quello per cui batte il suo cuore nero sono i meravigliosi personaggi inventati da Larsson e i rapporti splendidamente complicati che intessono tra di loro.

Dirigendo un supercast da occasione di lusso e cavandone interpretazioni elettrizzanti tanto che tutti vanno a occupare nel tuo cervello più spazio del tempo che sono rimasti sullo schermo, Fincher si appassiona e fa appassionare agli snodi emotivi delle storie di Mikael Blomkvist, Lisbeth Salander, Erika Berger e dei membri della famiglia Vanger, e alle conseguenze delle loro azioni sugli altri. Quasi un thriller dell’anima più che un giallo col serial killer, mica roba da poco. (Ci fosse stato Max von Sydow al posto di Christopher Plummer potevo tirar fuori Bergman; in ogni caso siamo da quelle parti emotive, non solo geografiche.)

Ma è nell’ultimo rullo che Fincher dimostra di essere uno con le palle.

Inizia col chiudere in un lampo un mistero che si era dipanato con algida lentezza per tutto il film: cinque minuti scarsi di dialogo-su-flashback che però non risparmiano in emozione (della serie: me lo tolgo dalle palle ma non lo tiro via). Poi prende il film, a questo punto già oltre le due ore abbondanti, e lo spinge per un altro quarto d’ora, riaprendo improvvisamente una sottotrama ma imprimendole così tanto ritmo e entusiasmo che sembra il plot principale (tipo: capito cosa mi interessa?). Infine chiude il film, che voleva essere un thriller hollywoodiano macina miliardi, con la più spiazzante antitesi dell’happy ending da blockbuster: una delusione cocente se la guardi con gli occhi di Lisbeth, un finale sereno e riconciliatorio se lo guardi con quelli di Mikael e Erika, ma non c’è tempo di capirlo, il film è già finito e tu, caro spettatore medio della domenica, l’hai preso in quel posto.

Consolati con questo ipnotico teaser, che erano anni.

Millennium: Uomini che Odiano le Donne - Teaser

Millennium: Uomini che Odiano le Donne, di David Fincher [USA 2011]
Voto: 8. un thriller in cui il colpevole è il regista.

Millennium trilogy: una lezione di regia

Gli adattamenti della trilogia di Stieg Larsson, il primo diretto da Niels Arden Oplev e gli altri due da Daniel Alfredson, possono esser presi come esempi per una veloce lezioncina di regia e di sceneggiatura. Basta guardarli uno dopo l’altro per accorgersi della differenza che passa tra un buon adattamento ben diretto e una riduzione cinematografica girata senza brio e con poco gusto.

La prima sceneggiatura seleziona gli episodi salienti e li organizza in una struttura in cui ogni scena si poggia sull’altra per costruire qualcosa; le altre due si limitano a disporne un certo numero, peraltro molto ridotto, in fila indiana.

Il primo film ha il respiro, il ritmo, la costruzione e il senso d’insieme di un’opera uniforme e personale, esattamente come era il romanzo; non solo è fedele alla storia e ai personaggi ma anche, meno scontato, all’atmosfera. Il secondo e il terzo film sono al contrario semplici versioni per immagini degli altri due romanzi: ciò che sparisce e di cui si sente la mancanza non è tanto un certo numero di episodi o un paio di subplot che nei libri contribuivano alla soddisfazione del lettore, né si può addossare tutta la fiacchezza alle scelte sostanzialmente stupide di adattamento. Manca piuttosto la costruzione di un movimento coerente, un orientamento delle singole scene verso una direttrice ben stabilita.

Se il primo film funziona, è perché il regista ha orchestrato tutti gli elementi con intelligenza e senza risultare mai banale, tenendo bene a mente le emozioni da far provare allo spettatore; gli altri due film invece non si liberano dall’andamento di un piatto sceneggiato televisivo. Così, tra vedere il primo film e gli altri passa l’esatta differenza che c’è tra leggere i tre libri di Larsson e sentirseli raccontare.

Non è facile definire cosa sia la regia cinematografica, ma quando non funziona si avverte chiaramente. Manca quella sensazione di compattezza che ti fa perdere dentro lo schermo, ed è esattamente qui che un film vive o muore.

Uomini che Odiano le Donne, di Niels Arden Oplev [Svezia 2009]
Voto: 6. Funziona e intrattiene.
La Ragazza che Giocava con il Fuoco, di Daniel Alfredson [Svezia 2009]
La Regina dei Castelli di Carta, di Daniel Alfredson [Svezia 2009]
Voto: 4. Non riuscito, noioso, banale, soprattutto noioso.

PS: Alla notizia che Hollywood stava preparando i remake avevo avvertito un certo fastidio, nonostante ci fosse David Fincher alla regia: il solito tritacarne americano che invece di distribuire e valorizzare un film straniero preferisce inghiottirlo e digerirlo a uso e consumo del suo pubblico esterofobo. Ora che ho visto i film svedesi mi spiace solo per Noomi Rapace e il suo potente ritratto di Lisbeth Salander. Vai David.

Il mio tabellone dei voti

Quando vado al cinema ogni film finisce dentro una di queste infallibili caselle.

Essendo un’impresa improba oltre che poco utile inserire in tabellone tutti i film che ho visto, farò solo alcuni esempi per chiarire ogni voto, prediligendo film recenti o famosi ma cercando al contempo di menzionare i registi che secondo me più meritano di esser ricordati con almeno un’opera.

Aggiungerò qui di volta in volta i film su cui avrò voglia di scrivere. Molto probabilmente ci saranno più brutti film che capolavori: è molto più divertente e facile massacrare qualcosa piuttosto che tradurre a parole la bellezza di un film.

10: O_O

Un film assoluto, un’opera d’arte che non pare creata da mano umana. Sfuggevole e misteriosa, causa continue vertigini.

Antichrist (L. von Trier 2009); Elephant (G. Van Sant 2003); Irreversible (G. Noé 2002); Koyaanisqatsi (G. Reggio 1982); La Passione di Giovanna D’Arco (C.Th Dreyer 1928); Picnic ad Hanging Rock (P. Weir 1975).

9: Mado’!

Un film ineccepibile, l’arte cinematografica ci ha sicuramente guadagnato qualcosa.

Melancholia (L. von Trier 2011); Mulholland Dr. (D. Lynch 1999); Nosferatu (F.W. Murnau 1922); 8 ½ (F. Fellini 1963); Il Padrino (F. Ford Coppola 1972); Il Vangelo Secondo Matteo (P.P. Pasolini 1964).

8: Clap clap clap!

Un gran film: notevole sfoggio di tecnica e visione personale, regala gran soddisfazione allo spettatore che ammirato applaude.

Cape Fear (M. Scorsese 1991); Il Cigno Nero (D. Aronofsky 2010); Le Conseguenze dell’Amore (P. Sorrentino 2004); Duel (S. Spielberg 1971); I Duellanti (R. Scott 1977); Enter The Void (G. Noé, 2009); Gli Incredibili (B. Bird, 2004); Kill Bill (Q. Tarantino 2003-2004); Millennium: Uomini che Odiano le Donne (D. Fincher 2011); La Mosca (D. Cronenberg 1986); Powaqqatsi (G. Reggio, 1988); Profondo Rosso (D. Argento 1977); Resurrect Dead (J. Foy 2011); Secuestrados (M.A. Vivas 2010); Il Signore degli Anelli (P. Jackson 2001-2003); The Social Network (D. Fincher 2010); La Sottile Linea Rossa (T. Malick 1998); Titanic (J. Cameron 1997).

7: Apperò!

Ben scritto, ben diretto, ben recitato: riuscito. Un’opera di grande impegno intellettuale oppure un gioellino da vedere e rivedere.

À L’Intérieur (A. Bustillo, J. Maury 2006); Catfish (H. Joost & A. Schulman, 2010); Il Favoloso Mondo di Amélie (J-P. Jeunet 2001); Funny Games (M. Haneke 1997/2007); Habemus Papam (N. Moretti 2011); Harry ti presento Sally (R. Reiner 1989); Io Sono l’Amore (L. Guadagnino 2009); The Loved Ones (S. Byrne 2009); Naqoyqatsi (G. Reggio, 2002); Priscilla (S. Elliot 1994); Ronin (J. Frankenheimer 1998); Schindler’s List (S. Spielberg 1993); South Park (T. Parker & M. Stone 1999); The Wicker Man (R. Hardy 1973).

6: Patatina?

Un film piacevole: un modo per passare due ore senza rimpianti. Il film funziona e intrattiene.

Attrazione Fatale (A. Lyne 1987); Basic Instinct (P. Verhoeven 1992); The Day After Tomorrow (R. Emmerich 2004); Il Gladiatore (R. Scott 2000); A Serbian Film (S. Spasojevic 2010); Super 8 (J.J. Abrams 2011); Top Gun (T. Scott 1986); Trappola di Cristallo (J. McTiernan 1988); Uomini che Odiano le Donne (N.A. Oplev 2009).

5: Vabbeh…

Un film modesto. Medio quando non mediocre, senza infamia e senza lode.

The Artist (M. Hazanavicius 2011); The Aviator (M. Scorsese 2004); Hostel (E. Roth 2005); Hunger Games (G. Ross 2012); King Kong (P. Jackson 2005); La Pelle Che Abito (P. Almodòvar 2011); La Ricerca della Felicità (G. Muccino 2006); Scream 4 (W. Craven 2011).

4: Umpff…

Un brutto film: non riuscito, noioso, banale, soprattutto noioso. Si arriva in fondo per solo senso del dovere.

L’Altra Faccia del Diavolo (W.B. Bell 2012); Baarìa (G. Tornatore 2006); Hugo Cabret (M. Scorsese 2011); Mood Indigo: La schiuma dei giorni (M. Gondry 2013); Pearl Harbor (M. Bay 2001); La Ragazza che Giocava con il Fuoco + La Regina dei Castelli di Carta (D. Alfredson 2009).

3: Ti odio.

Un pessimo film: un prodotto nato per scarsa padronanza del mezzo, noia, poca intelligenza. Ci si pente presto di averlo iniziato.

Chocolat (L. Hallstrom 2000); Prova a Prendermi (S. Spielberg 2002); Scoop (W. Allen 2006).

2: T’inseguo coi forconi.

Un film colpevolmente mal fatto, non solo pessimo, ma con la presunzione di esser buono. Lo spettatore grida vendetta, e ne ha ben donde. Tenersi assolutamente alla larga.

Che strano chiamarsi Federico (E. Scola 2013); Concorso di Colpa (C. Fragasso 2005); Cuore Sacro (F. Ozpetek 2005); E Venne il Giorno (M.N. Shyamalan); Il Mandolino del Capitano Corelli (J. Madden 2001).

1: Ma che davero davero?

Un film interamente sbagliato, ci si chiede come sia stato possibile realizzarlo: il caso produrrebbe un film migliore. Inguardabile, talmente orrendo che potrebbe perfino risultare piu’ interessante del livello 6.

Bambola (B. Luna 1995).