Dopo le parentesi blockbuster (Lanterna Verde) e docufiction (The we and I), Michel Gondry torna al cinema che più gli si confà: quello stralunato e sbilenco della macchina di sogni di cartapesta.

La storia boy-meets-girl in salsa dramedy sarebbe potuto essere una rinfrescante riaffermazione della magia del cinema fatto in casa dopo le epidemie della CGI e del 3D e soprattutto la rifondazione della bravura folle e geniale di Gondry che abbiamo amato incondizionatamente come autore dei più stupefacenti videoclip dello scorso decennio.

Mood Indigo è invece il punto di non ritorno del regista francese che, come Tim Burton prima di lui, è diventato l’aggettivo di se stesso.

Dopo L’Arte del Sogno e Be Kind, Rewind è palese che Gondry si limita a cercare storie strampalate per usarle come scusa per mettere in scena le sue trovate artigianali di effetti speciali. Inanellando un trittico di opere di una noia mortale, Gondry dimostra di essere un narratore incapace sulla lunga distanza e un regista totalmente disinteressato alle sorti dei personaggi che mette in scena, relegati a esili figurine che non ci coinvolgono in nessun modo. Sono dieci anni che stiamo qui ad aspettare un nuovo Eternal Sunshine e bisognerà pur decidersi di andarlo a cercare dalle parti di Kaufman.

Mood Indigo: La Schiuma dei Giorni, di Michel Gondry [Francia 2013]
Voto: 4. Qualcuno riporti Gondry ai videoclip, a vantaggio di tutti.

Postilla italiota: in Francia il film si chiama La Schiuma dei Giorni; per il mercato anglosassone è stato ribattezzato Mood Indigo. Noi, sia mai che prendiamo una decisione intelligente, abbiamo fatto doppietta lasciando l’inglese in un film francese perché si sa, l’inglese tira.