Nella mia seconda vita da archivista kubrickiano, mi sono imbattuto varie volte nel mistero delle “mattonelle di Toynbee”, incastonate nell’asfalto in diverse città americane.

Una mattonella di Toynbee

Da una decina d’anni o forse più, sicuramente da quando c’è internet, avvistamenti di queste mattonelle vengono riportati e discussi in forum e newsgroup. L’incomprensibile testo recita:

L’idea di Toynbee
nel 2001 di Kubrick
risuscitare i morti
sul Pianeta Giove

Finora nessuno era riuscito a svelarne il significato, e soprattutto a risolverne il mistero: chi le ha sparpagliate per tutti gli Stati Uniti? E perché? Queste domande sono l’oggetto del documentario indipendente Resurrect Dead, proiettato l’anno scorso al Sundance Festival. Diretto dall’esordiente Jon Foy, il film si era aggiudicato il premio per la miglior regia. Meritatamente.

Più che una recensione, questo post vuole essere un consiglio e un invito: guardate assolutamente questo documentario. Non solo spalanca una porta sugli abissi del cervello, sulla paranoia e su come germina tra i neuroni, ma risulta anche una sfolgorante lezione di cinema: si guarda come i migliori thriller, non molla mai la presa sul ritmo, ha una fotografia che amplifica l’atmosfera ed è popolato da una serie di personaggi creati dal miglior sceneggiatore in assoluto (leggi: la vita).

Resurrect Dead: The Mystery of the Toynbee Tiles, di Jon Foy [USA 2011]
Voto: 8. un documentario inquietante con regia da applauso.