~ Archivio di novembre 2011 ~

Padrepii d’Italia: Trapani

Padrepio a Trapani: Ellèvate!
Padrepio a Trapani:
Ellèvate!

Titolo per un documentario etnografico

La A Piece Beyond è stata contattata per realizzare un documentario su alcuni progetti che una importante istituzione italiana di cui non diremo il nome (la Caritas) sta portando avanti nel continente africano, per la precisione in Ruanda.

Vagliando le varie ipotesi di documentario – seguire i medici che fanno formazione in loco, seguire la produzione e la commercializzazione di prodotti equo-solidali, raccontare l’orfanotrofio di Kigali, ecc. – ci siamo in realtà appassionati alla scoperta dell’esistenza dell’Imigongo, una antica forma d’arte popolare ruandese oggi in procinto di scomparire, praticata esclusivamente dalle donne, basata sul modellamento e la pittura dello sterco delle mucche. Già pronto il titolo:

Imigongo: un’arte di merda

Il trip di Cave of Forgotten Dreams

Ieri sera al Cinema Teatro Odeon di Firenze, nell’ambito del 52esimo Festival dei Popoli a cui sono stato invitato, è stato proiettato Cave of Forgotten Dreams, documentario di Werner Herzog che porta gli spettatori a scoprire le pitture risalenti al paleolitico scoperte nel 1994 dentro la Grotta Chauvet nella Francia meridionale.

A parte la qualità filmica dell’opera – un documentario a rischio marchetta meno stimolante di quanto herzoghianamente possibile, fitto di frasette un po’ banali e risaputi battiti cardiaci, dove il guizzo personale è intermittente e esplode in extremis in un inquietante epilogo cortazariano di coccodrilli albini al posto degli axolotl – la serata è stata un cinematografico trip spazio-temporal-estetico.

Cave of Forgotten Dreams, film del 2010, è un ritorno al cinema degli albori come lo si intendeva al crepuscolo dell’800, meraviglia tecnica per vedere luoghi lontani ed esotici, per un viaggio non spaziale ma temporale, indietro di 32.000 anni, alla scoperta di una galleria d’arte sigillata nella roccia.

Ieri sera ho visto cose tipo una forma d’arte che indaga un’altra forma d’arte, una tecnologia che da un secolo prova ciclicamente ad emergere e che viene sempre e comunque rigettata dalle sabbie del tempo, stalattiti e stalagmiti avvolti da carrelli e steadicam, carbone grattato su pietra e impronte di mani a firma dell’artista e artisti elencati nei titoli di coda, pittogrammi anzi pitture anzi dipinti dove l’uso del chiaroscuro è sconvolgentemente moderno e la resa del movimento per sovrapposizione (bisonti a otto zampe, profili di corna di rinoceronte ripetuti come fotogrammi successivi) è roba da ridurre Balla a un copista.

E ancora: un altro artista (Peter Zeitlinger, DOP, presente in sala) che parla di come ha inteso riprendere il lavoro del pittore, le torce elettriche fredde al posto delle torce ardenti di fuoco, la prima volta che l’Odeon, costruito negli anni ’20, ospita una proiezione in 3D per per la prima volta in cui le cineprese sono entrate dentro la Grotta Chauvet, centinaia di persone in fila per entrare in sala e un gruppetto sparuto di scienziati a varcare la porta sigillata, il silenzio della cava rotto dallo sgocciolio lontano delle infiltrazioni e quello della sala dallo scricchiolio delle poltroncine in legno, occhialini XpanD in un teatro di velluti, stucchi e ceselli in oro, per un loop temporale di ossessioni tecnico-artistiche infinito, secoli e millenni che si sovrappongono incessantemente come una risacca di sedimenti calcarei, per cui alla fine ebbro di vortici e vertigini esco a prendere una boccata d’aria e fiorentinamente a riveder le stelle.

Recensioni cinematografiche alla rinfusa

Ho visto un sacco di film ultimamente, belli e meno belli, ma di nessuno avrei granché da scrivere per giustificare una serie di post, per cui giusto per lo spirito di aggiornare il blog scrivo qui un po’ di impressioni alla rinfusa, appunti magari per recensioni future.

Melancholia: il disaster movie della A Piece Beyond. Inizio e fine di una potenza raramente vista al cinema – e dico da anni – parte centrale larsvontrieriana (nel bene e nel male). Dopo Antichrist, un altro film di Lars che mi è piaciuto moltissimo. La depressione gli giova. Peccato dice l’abbia superata. “Goditela finché dura.” Proprio così.

Le Avventure di Tin Tin: Il Segreto dell’Unicorno: che noia. Il protagonista è Tin Tin, eppure è il personaggio meno in vista, più piatto, meno interessante. La consolazione mi è arrivata quando nell’intervallo del primo tempo il ragazzino che avevo seduto davanti dice all’amichetto accanto: “Ti piace?” e quello risponde “Sì, dai, insomma.” Bravo Spielberg, bravo, hai perso i ragazzini di oggi dopo aver perso quelli di ieri, avanti così.

Carnage: ok, l’ho visto doppiato, e questo basterebbe a farmi star zitto. Col beneficio del dubbio dico: mi aspettavo molto di più. Dopo il meraviglioso thriller astratto L’Uomo nell’Ombra che dosava tempi e ambienti alla perfezione, questo dramma da camera e salotto e bagno pare non decollare mai finché non ti accorgi che era già decollato e pure finito.

This Must Be the Place: film sgangherato come il suo protagonista (e penso che questo sia il motivo). Mi sono divertito molto: temevo di spaccarmi le palle come a L’Amico di Famiglia dove l’estetica fagocitava il racconto, invece sono stato al gioco. Certo, ha degli sfilacciamenti incomprensibili, però “non mi hanno disturbato.”

Drive: non griderei al capolavoro né al miracolo, non sono tra quelli a cui Bronson è piaciuto, ma devo dire che se non fosse stato diretto da Winding Refn questo film non avrebbe avuto il minimo motivo di interesse. Se uno volesse capire cosa sia la regia, lo guardi che qualcosa impara.

La Pelle che Abito: un gran casino. Da una storia del genere si potevano fare almeno dieci film diversi, di cui quasi tutti migliori di quello adattato e diretto da Almodòvar. Il racconto si perde in involute digressioni, intermezzi comici inutili spezzano il pathos e le scene sembrano non attaccarsi per niente l’una con l’altra. Problemi di montaggio? Di sceneggiatura? Di regia? Anche tutti quanti insieme. Si riprende un po’ nel finale però è un peccato.

Fine.

Oliviero: Come va col libro?
Marcel: Sto inviando il manoscritto alla Salani… ma il sito contiene malware e non mi fa accedere.
NiK: Voldemort?

Due meravigliosi timelapse

Con Ron Fricke nel cuore, applausi a Mike Flores.

Baja California Timelapses

Timelapse Montage