Siamo nei Guai
Christopher Coake
Guanda, 2005

Dieci racconti ambientati nella provincia americana, con personaggi in difficoltà, colti in un frammento di incertezza, in bilico tra passato e futuro, combattuti tra desideri di cambiamento e peso delle responsabilità delle proprie o altrui scelte.

La forma racconto breve è frequentemente utilizzata per raccontare storie dal limitato sviluppo narrativo, trame che si risolvono in pochi passaggi. L’esordiente Christopher Coake invece sceglie la via alternativa del momento sospeso nel tempo: i suoi racconti sono fette di storie più ampie di cui viene presentato solo uno spicchio significativo. Spetta al lettore immaginarsi ciò che ha preceduto e soprattutto ciò che seguirà.

Proviene dai laboratori di scrittura creativa di cui sono pieni gli States, questo Coake, ma a differenza di tanti altri suoi colleghi è sincero in quel che scrive. La reale bravura tecnica – eccelle tanto nel tratteggio dei personaggi quanto nella costruzione di un’atmosfera – non si pone mai prepotentemente in primo piano e non soverchia mai il contenuto delle storie.

“Mi piacerebbe molto vantarmi di aver scoperto Christopher Coake, ma quelli come lui non sono scrittori che si scoprono: la qualità del suo lavoro è così lampante e ovvia che non poteva rimanere nell’ombra per molto tempo.” Parole di Nick Hornby dal retro di copertina, sicuramente eccessive, ma non la consueta vuota marchettata editoriale. C’è del vero.

Ho apprezzato anche il fatto che, pur raccontando storie che si definirebbero tristi, Coake non ha scritto un libro deprimente: senza sguazzare nel dramma o pascersi della disgrazia, riesce ad amplificare il disagio dei personaggi restando quasi emotivamente neutro.

Ma il pregio maggiore di questi racconti è che, a differenza di moltissime altre storie brevi, queste restano ben impresse in mente anche a distanza di molto tempo. Il che in fondo non è poco.