Il Re Leone, uno dei veri capolavori d’animazione della rinascita Disney, è stato rinconvertito in 3D per approdare nuovamente nelle sale cinematografiche e in Blu-ray nel nuovo formato. Grazie a questa intervista possiamo scoprire come si fa a rendere tridimensionale un film girato in due dimensioni, ma soprattutto possiamo scoprire che chi fa questo per guadagnarsi da vivere si chiama “stereografo”.

Coro di stupore, tutti insieme: “Oooohhh!”

Infatti solo chi è stereografo può dire le seguenti cose facendo finta di crederci davvero:

Dal mio punto di vista come filmmaker, l’aspetto più importante di un film è la storia. Ero sicuro che, con il 3D, avremmo aggiunto qualcosa di più al modo di raccontare questa storia. Altrimenti non sarei stato interessato al progetto. Sapevo che potevamo prendere un classico e migliorarlo, ed è quello che abbiamo fatto con Il Re Leone 3D.

Invece se non sei stereografo devi accontentarti di dire alquanto rozzamente: “So’ soldi.” Ammetterai che non fai la stessa bella figura.

Soprattutto, solamente un vero stereografo sa utilizzare il mezzo cinema come i grandi registi, andando a pizzicare tutte le corde emotive del pubblico:

Per [convertire in 3D Il Re Leone] ho creato una mappa lungo tutta la storia del film. Ho quantificato la mappa in una scala da uno a dieci. Al livello uno stavano le scene con contenuto emotivo minimo, come una scena descrittiva. Al livello dieci c’erano le scene con contenuto emotivo elevato, come una grossa scena d’azione o una svolta decisiva. E’ la mia “sceneggiatura della profondità”. Poi ho equiparato la profondità stereoscopica con quella emotiva. In altre parole, le scene che nella mappa emotiva avevano “10″ ottenevano la profondità massima, quelle con “1″ avevano profondità minima. Inoltre, se in una scena lo spettatore deve sentirsi distaccato dal personaggio, posizionavo questo personaggio il più lontano possibile sullo sfondo, e viceversa. In questo modo il 3D non è stato utilizzato a caso, ma come parte della narrazione.

Mi viene il vomito solo a pensarlo.

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