Come annunciava il teaser trailer, cinque anni di lavorazione per il capolavoro della A Piece Beyond: Un Errore di Cottura, un apologo morale sull’espiazione della colpa.

Buio in sala.

Un Errore di Cottura

Bello eh? E ora un po’ di storia.

Making of

Se non ricordo male, il budget totale è stato di 37.000 lire comprensive di due cassette VHS-c e di carni varie acquistate in macelleria (pezzi di polmone suino, metà cuore bovino, budelli di pecora).

Mentre massimo recitava… (cioè soffriva? No, recitava) io tenevo la videocamera con una mano e lanciavo frattaglie con l’altra (olè). Il sangue era una speciale mistura di Amarena Fabbri, cacao e probabilmente qualche altra cosa. Adesso dovrebbe essere chiaro il senso dell’ultima chart dei titoli di coda.

Il padre di Massimo ebbe la (s)fortuna di entrare in cucina mentre giravamo la scena finale: si trovò davanti il figlio in un lago di sangue, immobile per non dire morto (mai perdere la continuità), ripreso da un amico che con sorriso di circostanza disse “Abbiamo avuto una giornata un po’ difficile, abbia pazienza.”

Il montaggio analogico (non quello di Ejzenštejn)

Come tutta la produzione storica della APB, il corto è stato montato con due videoregistratori collegati con una presa SCART, premendo PLAY/PAUSE su un telecomando, REC sull’altro, e cercando di tenere il sync con la musica.

Ogni volta che sbagliavamo un attacco, dovevamo tornare al punto di partenza e rifare tutto da capo. Cosa che succedeva facilmente, visto che la musica proveniva da uno stereo non collegato ai videoregistratori.

Funzionava così: Massimo premeva PLAY sullo stereo, insieme cantavamo Tchaichovsky per prendere il ritmo e quando il momento del taglio arrivava lui premeva PLAY sul primo registratore e io, arrivando cantando al punto giusto, premevo PAUSE sul secondo per registrare. Poi, cantando e solfeggiando, lo rimettevamo in pausa appena dovevamo staccare. FFWD per andare a prendere il ciak successivo, e di nuovo PAUSE. Tornare indietro col CD, ricanticchiare e riprendere ritmo, e via verso l’attacco successivo.

Poiché ogni volta che il videoregistratore veniva messo in pausa tornava indietro di qualche fotogramma, dovevamo tenere a mente di attaccare un po’ dopo rispetto a quanto il ritmo suggeriva, così che quando il videoregistratore avrebbe riavvolto il nastro, l’attacco sarebbe venuto dove intendevamo. E ancora, tornare indietro col CD, ricanticchiare e riprendere il ritmo, nuovo attacco.

Non era neppure possibile controllare l’esattezza di ogni attacco subito dopo averlo fatto: poiché mettere in STOP causava un riavvolgimento del nastro molto maggiore, dovevamo lasciare una coda più lunga prima di stoppare, ma questa coda, una volta sovrascritta, lasciava una scia fantasma sotto le immagini nuove, rovinandole. Ma non sempre, diciamo una volta ogni tre.

E così, dopo cinque o sei attacchi, quando andare avanti senza controllare avrebbe causato un rischio ben maggiore che una scia fantasma, stoppavamo e controllavamo.

Si capisce facilmente che più si andava avanti e più aumentavano le possibilità di una cazzata da parte nostra o del videoregistratore, nonché il relativo danno. Ad esempio, era bello scoprire che tutti i dieci attacchi appena fatti erano venuti bene, tranne il quarto: buttare tutto e ripartire dal terzo.

Ci volle un’intera settimana. Ricordo distintamente le lacrime alla realizzazione che anche l’ultimo attacco era venuto finalmente a tempo.

Solo l’incoscienza giovanile ci ha fatto fare quegli attacchi rapidi sull’occhio. Non lo rifarei mai più, ma sono contento di averlo fatto.

Le reazioni del pubblico

Come si dice in questi casi, Un Errore di Cottura ha diviso il pubblico. Ad esempio la mamma di Massimo non riuscì che a balbettare “Ma… ma…”, mentre un’amica di mia mamma si limitò semplicemente a vomitare (come John Waters insegna, è una standing ovation).

Il corto è dedicato a Katia Dolce, sorella di Massimo, che ha pianto ciascuna delle tre volte che ha visto il fratello morto. Katia, non vedevi il corto da dieci anni, facci sapere se ci piangi ancora.

Il restauro digitale

A forza di stacchi e attacchi, riavvolgimenti e fotogrammi mangiati, la qualità del montato finale era molto più bassa del girato originale. Nel 2006, per celebrare il quinto anniversario di Un Errore di Cottura (ma tu guarda a volte le coincidenze), il corto è stato rimontato digitalmente: acquisendo il girato sul computer è stato possibile replicare con esattezza gli attacchi del film originale senza perdita di qualità.

Due ore di lavoro con Final Cut in viaggio sul treno Grosseto-Roma (ah, il progresso).

Un Errore di Cottura: Restauro

Qui il trailer per il lancio della “versione restaurata con l’approvazione dei registi”, mica cazzi.