La possibilità di un’isola
Michel Houellebecq
Bompiani, Milano 2005

Nelle prime cinquanta pagine Houellebecq demolisce meticolosamente ogni barlume di beltà umana, poi si spinge oltre, e poi ancora più in là. Non salva niente: sentimenti, società, religioni, sistemi economici, cultura. L’abisso di nichilismo, come lo chiama la sovraccoperta, è reale e mi si addice, ma il finale nel bianco desertico, che pure suona inevitabile, mi lascia perplesso. O magari è la mia natura umana che tenta un ultimo moto di ribellione, perché effettivamente la fine del nichilismo non può che essere il nulla infinito.

Comunque notevole, probabilmente perfino più incisivo del pluripremiato Le Particelle Elementari.

Resta la curiosità di vedere il film che lo stesso Houellebecq ha scritto e diretto dal suo libro: bizzarramente non ha adattato la parte narrativa del protagonista alle prese con il suo fallimento esistenziale ma ha preferito girare solo i flash-forward del futuro, con il clone in pausa filosofica. Pare che faccia così schifo che ancora lo inseguono coi forconi.