L’idea alla base del nuovo film di Nanni Moretti è semplice quanto geniale: eletto al soglio pontificio, il cardinale Melville ha una crisi improvvisa, si blocca, non connette, non riesce ad affacciarsi per salutare la folla dei fedeli in Piazza S. Pietro, urla e scappa via rinchiudendosi nella Cappella Sistina. Fedeli sbigottiti, media impazziti, assedio al Vaticano.

Habemus Papam

Basta questo per sollevare una serie di interrogativi agghiaccianti: come può l’eletto da Dio non avere la volontà o il coraggio di affrontare questo compito? Cosa è successo all’infallibilità papale? Lo Spirito Santo non è sceso sul conclave? L’uomo si ribella al creatore?

La scissione tra umano e divino, già causa di imbarazzi vaticani anche recenti, non poteva esser trattata con più efficacia.

(Commento autoreferenziale: curiosamente il film va a parare nella stessa direzione della folle trama scritta da Marcel qualche mese fa.)

Per la prima metà del film Moretti si diverte a sguazzare in questo impossibile rompicapo: psicanalista chiamato a curare il pontefice, gironzola gongolante per il Vaticano stuzzicando cardinali e guardie svizzere, lanciando frecciatine dissacranti e infilandosi come un cuneo nell’interstizio tra anima e inconscio, tra religione e scienza, tra fede e ragione.

Il film intelligentemente non attacca, ma si limita ad avvelenare di razionalità l’impermeabile certezza della fede. Una volta instillato il dubbio, nulla può essere più come prima.

In questa impasse c’è spazio per gustosi momenti comici, sfruttati al massimo dalla sceneggiatura: cardinali che vorrebbero fare i turisti avendo finito di lavorare, consigli sugli ansiolitici, teorie psicanalitiche da sbeffeggiare.

In realtà non succede molto altro: i vegliardi ostaggi del Vaticano passano il tempo a giocare a carte, il Papa in incognito vaga per Roma alla ricerca di se stesso, Moretti organizza un torneo di pallavolo per passare il tempo.

Qui la sceneggiatura ha un secondo colpo di genio: quello che sembrava solo l’ennesimo momento sportivo morettiano, diventa l’occasione per affondare un altro bel colpo all’ideologia religiosa. Mentre Moretti arbitra il torneo, rintuzza un cardinale sulla terribile bellezza del darwinismo che non ammette consolazione alcuna. Ha voglia il cardinale a dire che Darwin ha torto quando i suoi amichetti lottano ferocemente per la vittoria.

Il film volendo si presta a una serie di analogie per differenza con l’attuale pontefice Benedetto XVI, a partire dal discorso che il Papa vorrebbe fare ai fedeli (“Ci sarebbero da cambiare tante cose…”) tra l’altro accennato su un autobus notturno pieno di gente comune in preda ad analoghe crisi. Ma Moretti ha anche il merito di non concentrarsi sull’oggi e ordire una trama i cui interrogativi varranno sempre.

Il finale arriva un po’ brusco. Tuttavia, ripensandoci, è l’unico finale possibile. La disperazione muta dei cardinali e il loro sbigottimento non sono cosa da poco.

In un cast strepitoso, Michel Piccoli regala al pontefice una umanità toccante: “Che vergogna…” sussurra quando apprende che la notizia sta rimbalzando in tutto il mondo con commenti dai principali capi di stato ed è difficile non condividerne la pena. “Poraccio” gli dice in faccia un barista non sapendo chi ha di fronte. Ed è proprio così: poraccio.

Habemus Papam, di Nanni Moretti [IT 2011]
Voto 7: Una idea geniale portata alle estreme conseguenze.