Questa non è propriamente una recensione di Scream 4 in quanto film di Wes Craven, è piuttosto una considerazione sull’intera saga e sulle idee di Kevin Williamson, suo creatore. Prima di leggerla, tuttavia, è bene abbiate già visto il film altrimenti non la capireste e soprattutto vi rovinereste il finale. Sì, lo dico forte e chiaro, questa recensione viola una delle regole principi della critica cinematografica e vi spoilera il film. Ergo alla larga. OK, noi che abbiamo visto il film continuiamo pure.

Scre4m

Scream 4 (che si può anche scrivere Scre4m per fare i fighetti) è l’ultimo capitolo della saga horror iniziata nel 1996 con un film che aveva pugnalato la storia del cinema dando il via al filone dell’horror metatestuale: citazioni cinefile, autoreferenzialità, meccanismi del genere messi alla berlina e – incredibile dictu – fatti comunque funzionare alla grande.

Il primo Scream valeva anche come riflessione sui giovani degli anni ’90: non più facilmente impressionabili perché completamente disillusi, profondamente annoiati dalla vita, distaccati, violenti, cinici e abbandonati dagli adulti, essi stessi allo sbando. Una bella differenza rispetto ai giovani un po’ ingenuotti degli anni ’80, protagonisti dei film omaggiati in Scream.

Il genere horror, dato per morto prima di Scream e da questo riportato prepotentemente al successo, ha visto nei dieci anni successivi alla conclusione della trilogia di Williamson la nascita delle saghe dei vari Final Destination, Saw e Hostel che, assieme alle parodie alla Scary Movie, ne hanno nuovamente prosciugato le risorse e l’appeal.

Kevin Williamson si propone un compito arduo: riappropriarsi della sua creatura più riuscita, sbeffeggiare quanti hanno tentato di imitarla, negarla o parodiarla, e fare il punto sullo stato dell’horror contemporaneo nella speranza di rivitalizzarlo.

La sua idea è questa: i difetti degli horror di questi anni sono l’eccessiva presenza di squartamenti compiaciuti (film definiti “un incrocio tra uno splatter e un film porno”), la mancanza di approfondimento dei personaggi (vittime che muoiono, spettatore indifferente) e la prevedibilità (niente “effetto sorpresa”). Mi trova d’accordo.

Ci si aspetterebbe che questo Scream 4 faccia un buon dosaggio di sangue (sì, ci sono solo svelte pugnalate), faccia appassionare ai personaggi (sì, ma solo perché sono i soliti di dieci anni fa) e sappia sorprendere con colpi di scena e imprevisti (molto relativamente).

Seconda cosa: se Scream 2 giocava con il concetto di sequel e Scream 3 portava il principio delle trilogie nell’horror, Scream 4 parla di remake. E giustamente: se una parola caratterizza questi ultimi dieci/quindici anni di cinema è proprio remake e i suoi agghiaccianti derivati: reboot, re-imagining, re-stocazzo.

Chiediamoci: quanto Williamson è in grado di reinventare, riutilizzare e reimpastare il suo Scream originale senza tradirlo? Fin troppo.

Infatti, caro Williamson, veniamo alla tua terza idea, dove – mi rincresce – cadi miseramente: ti era riuscito così bene raccontare i giovani anni ’90, perché non provare a raccontare quelli di oggi (anche se ormai hai 46 anni)? Ci provi, ma quello che ottieni è solo la stessa identica gioventù del 1996, con in più iPhone, Facebook e video in streaming live su internet simil-YouTube (ecco che dimostri gli anni che hai, caro mio).

E arriviamo al finale: intanto ti tocca far fare all’assassino uno spiegone interminabile per parlare di tutto quanto detto fin qui perché non ti è riuscito di metterlo compiutamente in forma drammatica nella precedente ora e mezza, e pensare che ti osannavano come un grande sceneggiatore, poi non appena ti azzardi a osare ti caghi sotto e ritratti tutto (ecco che mi confermi che sei proprio vecchio).

Mi dici che i giovani d’oggi sono perfino peggio di quelli cinici-ma-almeno-simpatici di dieci anni fa, mi dici anche che non potrebbero essere altrimenti visto come li abbiamo rimpinzati di reality, TV e libri spazzatura, culto estremo della personalità, ossessione per la celebrità, mancanza di ideali e disinteresse per l’etica del lavoro fino a schiacciarli sotto una insostenibile vacuità esistenziale, e alla fine li fai morire tutti salvando ancora i tre protagonisti della vecchia trilogia? Cazzo, no.

Se vuoi fotografare l’oggi, falla vincere a quella stronza di cugina, falla diventare celebre come desidera, falla diventare l’eroina negativa e disgustosa di una nuova trilogia, lei sì che interpreterebbe perfettamente la direzione verso cui sta andando la società che ti diverti a criticare. Fai sentire sbagliati i giovani spettatori cui ti rivolgi, falli sentire delle merde: il compito più alto di un horror non è quello di inquietare? Di presentare un lato nascosto, buio e pauroso di noi tutti? Di funzionare come monito e catarsi?

Sarebbe stato talmente troppo meglio questo finale che di fronte alla tua codardia non posso non pensare che la perspicacia del primo film ti sia venuta a culo.

PS: Chi fosse interessato a un commento su Wes Craven eccolo: gira come nel 1996 quando girava come nel 1984. Stessa fotografia da rotocalco, stesso uso della colonna sonora trombona, stessa recitazione alternativamente scialba o sopra le righe. Qualcosa di nuovo? Sì, la mancanza di quello che una volta lo faceva sopravvalutare come visionario.

Scream 4, di Wes Craven [USA 2011]
Voto 5: Se sei pavido tu sceneggiatore horror, come posso aver paura io?