Una collina in periferia perduta nel nulla. Tramonto. Silenzio.

Vicino a un albero, due uomini in controluce. Uno dei due sta scavando con una pala, l’altro gli punta una pistola contro.

L’uomo con la pala è stravolto, molto più di quello che ci si aspetterebbe da uno che ha scavato solo poca terra. Continua a guardare l’uomo con la pistola, che resta impassibile.

L’uomo con la pala va avanti a scavare, e lacrime scendono sul suo volto, non si sa se per la polvere, la fatica o perché sta piangendo. “Ti prego!” sussurra dopo un po’ guardando l’uomo con la pistola. Questi non si muove nemmeno, resta immobile con il braccio teso e la pistola pronta a sparare. L’uomo con la pala abbassa la testa, singhiozza e continua a scavare.

La fossa è ormai profonda più di un metro. L’uomo è stanchissimo. “Ho finito,” dice con un filo di voce.

L’uomo con la pistola finalmente apre bocca; sentiamo la sua voce per la prima volta: “Tirati su,” dice. L’uomo con la pala solleva le braccia e tenta di uscire dalla fossa che ha scavato. Fa scivolare la pala sul suolo e faticosamente riesce a tirarsi fuori. Si alza in piedi.

I due uomini si guardano negli occhi. “Adesso è il momento,” dice freddo l’uomo con la pistola che non ha mai smesso di puntargli l’arma contro.

L’uomo condannato a morte supplica il perdono. Farfugliando parole su parole dice che gli dispiace, che non poteva sapere, che se l’avesse saputo non avrebbe certo agito in quel modo, che se potesse tornerebbe indietro. E’ distrutto, piange, cade sulle ginocchia, guarda spaventato l’altro uomo che non ha alcuna reazione. La pistola gli è sempre puntata contro.

“Ti prego, perdonami,” dice in un ultimo disperato tentativo.
L’uomo con la pistola gli nega la grazia.
Il condannato a morte china la testa.
“Un colpo dritto in fronte, così cadi giù e farò meno fatica a seppellirti.”

Le due sagome sono nere nella luce rossa del tramonto. Il condannato alza gli occhi e guarda l’uomo con la pistola. Ha uno sguardo diverso, è sì distrutto ma più distante, come se in fondo avesse accettato la sua morte, come se comprendesse che l’altro non avrebbe davvero potuto perdonarlo. Troppo grave è stata la sua colpa.

L’uomo con la pistola lancia l’arma verso il condannato. “E’ carica. Procedi.”

Il condannato afferra la pistola al volo. La guarda tra le sue mani. L’altro uomo aspetta. Il condannato impugna la pistola e lentamente la solleva per poggiarla sulla sua fronte.

Di scatto, tende invece il braccio e spara verso il suo carnefice. Il colpo risuona nell’aria.

L’uomo però non cade a terra. Il condannato è sorpreso, l’ha colpito, ne è sicuro. Poi capisce. La pistola era caricata a salve.

Sorridendo impercettibilmente, l’uomo dice “Era la tua sola possibilità di redenzione. L’hai sprecata.”

NERO – TITOLI DI CODA