~ Archivio di aprile 2011 ~

Padrepio Connection

Padrepii d’Italia: Speciale di Pasqua

Sette arresti e il sequestro di 400 chili di sostanze stupefacenti, 200 mila euro in contanti e persino di un arsenale di armi nascosto sotto la statua di Padre Pio. E’ il risultato di una maxioperazione dei carabinieri tra Scampia e Mugnano che ha scoperto sostanze per un valore di 15 milioni di euro. Un fucile e due pistole sono stati invece trovati in un vano a scomparsa sotto la statua del santo di Petralcina. La Repubblica 31.08.2009

La drammatica fotosequenza.

Padrepio Connection: I carramba! Via, via, via!
I carramba! Via, via, via!

Padrepio Connection: Maledizione! Mi hanno circondato!
Maledizione! Mi hanno circondato!

Padrepio Connection: Piano! Mi fate male!
Piano! Mi fate male!

Padrepio Connection: Siete solo chiacchiere e distintivo! CHIACCHIERE E DISTINTIVO!
Siete solo chiacchiere e distintivo! CHIACCHIERE E DISTINTIVO!

Scream 4: ovvero la vecchiaia ti rende codardo

Questa non è propriamente una recensione di Scream 4 in quanto film di Wes Craven, è piuttosto una considerazione sull’intera saga e sulle idee di Kevin Williamson, suo creatore. Prima di leggerla, tuttavia, è bene abbiate già visto il film altrimenti non la capireste e soprattutto vi rovinereste il finale. Sì, lo dico forte e chiaro, questa recensione viola una delle regole principi della critica cinematografica e vi spoilera il film. Ergo alla larga. OK, noi che abbiamo visto il film continuiamo pure.

Scre4m

Scream 4 (che si può anche scrivere Scre4m per fare i fighetti) è l’ultimo capitolo della saga horror iniziata nel 1996 con un film che aveva pugnalato la storia del cinema dando il via al filone dell’horror metatestuale: citazioni cinefile, autoreferenzialità, meccanismi del genere messi alla berlina e – incredibile dictu – fatti comunque funzionare alla grande.

Il primo Scream valeva anche come riflessione sui giovani degli anni ’90: non più facilmente impressionabili perché completamente disillusi, profondamente annoiati dalla vita, distaccati, violenti, cinici e abbandonati dagli adulti, essi stessi allo sbando. Una bella differenza rispetto ai giovani un po’ ingenuotti degli anni ’80, protagonisti dei film omaggiati in Scream.

Il genere horror, dato per morto prima di Scream e da questo riportato prepotentemente al successo, ha visto nei dieci anni successivi alla conclusione della trilogia di Williamson la nascita delle saghe dei vari Final Destination, Saw e Hostel che, assieme alle parodie alla Scary Movie, ne hanno nuovamente prosciugato le risorse e l’appeal.

Kevin Williamson si propone un compito arduo: riappropriarsi della sua creatura più riuscita, sbeffeggiare quanti hanno tentato di imitarla, negarla o parodiarla, e fare il punto sullo stato dell’horror contemporaneo nella speranza di rivitalizzarlo.

La sua idea è questa: i difetti degli horror di questi anni sono l’eccessiva presenza di squartamenti compiaciuti (film definiti “un incrocio tra uno splatter e un film porno”), la mancanza di approfondimento dei personaggi (vittime che muoiono, spettatore indifferente) e la prevedibilità (niente “effetto sorpresa”). Mi trova d’accordo.

Ci si aspetterebbe che questo Scream 4 faccia un buon dosaggio di sangue (sì, ci sono solo svelte pugnalate), faccia appassionare ai personaggi (sì, ma solo perché sono i soliti di dieci anni fa) e sappia sorprendere con colpi di scena e imprevisti (molto relativamente).

Seconda cosa: se Scream 2 giocava con il concetto di sequel e Scream 3 portava il principio delle trilogie nell’horror, Scream 4 parla di remake. E giustamente: se una parola caratterizza questi ultimi dieci/quindici anni di cinema è proprio remake e i suoi agghiaccianti derivati: reboot, re-imagining, re-stocazzo.

Chiediamoci: quanto Williamson è in grado di reinventare, riutilizzare e reimpastare il suo Scream originale senza tradirlo? Fin troppo.

Infatti, caro Williamson, veniamo alla tua terza idea, dove – mi rincresce – cadi miseramente: ti era riuscito così bene raccontare i giovani anni ’90, perché non provare a raccontare quelli di oggi (anche se ormai hai 46 anni)? Ci provi, ma quello che ottieni è solo la stessa identica gioventù del 1996, con in più iPhone, Facebook e video in streaming live su internet simil-YouTube (ecco che dimostri gli anni che hai, caro mio).

E arriviamo al finale: intanto ti tocca far fare all’assassino uno spiegone interminabile per parlare di tutto quanto detto fin qui perché non ti è riuscito di metterlo compiutamente in forma drammatica nella precedente ora e mezza, e pensare che ti osannavano come un grande sceneggiatore, poi non appena ti azzardi a osare ti caghi sotto e ritratti tutto (ecco che mi confermi che sei proprio vecchio).

Mi dici che i giovani d’oggi sono perfino peggio di quelli cinici-ma-almeno-simpatici di dieci anni fa, mi dici anche che non potrebbero essere altrimenti visto come li abbiamo rimpinzati di reality, TV e libri spazzatura, culto estremo della personalità, ossessione per la celebrità, mancanza di ideali e disinteresse per l’etica del lavoro fino a schiacciarli sotto una insostenibile vacuità esistenziale, e alla fine li fai morire tutti salvando ancora i tre protagonisti della vecchia trilogia? Cazzo, no.

Se vuoi fotografare l’oggi, falla vincere a quella stronza di cugina, falla diventare celebre come desidera, falla diventare l’eroina negativa e disgustosa di una nuova trilogia, lei sì che interpreterebbe perfettamente la direzione verso cui sta andando la società che ti diverti a criticare. Fai sentire sbagliati i giovani spettatori cui ti rivolgi, falli sentire delle merde: il compito più alto di un horror non è quello di inquietare? Di presentare un lato nascosto, buio e pauroso di noi tutti? Di funzionare come monito e catarsi?

Sarebbe stato talmente troppo meglio questo finale che di fronte alla tua codardia non posso non pensare che la perspicacia del primo film ti sia venuta a culo.

PS: Chi fosse interessato a un commento su Wes Craven eccolo: gira come nel 1996 quando girava come nel 1984. Stessa fotografia da rotocalco, stesso uso della colonna sonora trombona, stessa recitazione alternativamente scialba o sopra le righe. Qualcosa di nuovo? Sì, la mancanza di quello che una volta lo faceva sopravvalutare come visionario.

Scream 4, di Wes Craven [USA 2011]
Voto 5: Se sei pavido tu sceneggiatore horror, come posso aver paura io?

Burn Barbie Burn (1995)

Burn Barbie Burn

Secondo video-romanzo della A Piece Beyond, girato lo stesso giorno di Batman Anymore (quando si dice ottimizzare i tempi produttivi). Si possono per questo intravedere certe assonanze stilistico-tematiche tra le due opere. Ma non vi fate trarre in inganno.

Nelle note di produzione diffuse all’uscita del cortometraggio, Burn Barbie Burn viene definito “una sexy avventura dal sapore post-atomico per una riflessione totalmente fuori luogo sulla natura focosa del desiderio umano.”

I registi desiderano aggiungere due cose con la maturità di ulteriori quindici anni sulle spalle: la prima è che il corto doveva essere più acutamente intitolato Barbiecue ma, quando questa brillante idea li visitò, il titolo provvisorio era già stato stampato (con PowerPoint) e le dure leggi del mercato impedirono di ridistribuire il film; la seconda è che con questo cortometraggio ritengono di aver toccato l’apice del loro cammino creativo degli anni adolescenziali, in un corto che riassume tutta la loro poetica, tutta la loro perizia e buona parte della loro idiozia.

Dopo, il capolavoro. Prossimamente.

Il pianeta delle scimmie inutili

Dopo quattro sequel, due serie televisive e un insulso remake di Tim Burton, Il Pianeta delle Scimmie torna ancora al cinema a ribadire la colossale mancanza di inventiva di Hollywood. Questa volta si incarna nell’unica forma che gli era rimasta, il prequel.

Rise of the Planet of the Apes è in uscita estiva in America. Questo weekend è stato diffuso il primo trailer del film, da cui si scopre che un gruppetto di scienziati ha manipolato geneticamente le scimmie per trovare una cura al morbo di Alzheimer. La manipolazione ha reso la scimmia-cavia più intelligente e, va da sé, ribelle contro il proprio creatore. Segue casino vario.

Ora, fatemi capire. Mi state dicendo che uno dei plot-twist più clamorosi della storia del cinema, roba che a Shyamalan gli fa una pippa, non è mai avvenuto?

Invece di un olocausto nucleare che ha distrutto la Terra e ha fatto ripartire l’evoluzione della specie facendogli imbroccare un millenario percorso alternativo che ha visto la scimmia discendere dall’uomo, voi avete preferito una sbrodolata col DNA o una cazzata commessa in un laboratorio qualsiasi?

Maledetti, maledetti per l’eternità!!!

Maledetti per l'eternità!

Habemus Papam: ovvero incunearsi e spaccare

L’idea alla base del nuovo film di Nanni Moretti è semplice quanto geniale: eletto al soglio pontificio, il cardinale Melville ha una crisi improvvisa, si blocca, non connette, non riesce ad affacciarsi per salutare la folla dei fedeli in Piazza S. Pietro, urla e scappa via rinchiudendosi nella Cappella Sistina. Fedeli sbigottiti, media impazziti, assedio al Vaticano.

Habemus Papam

Basta questo per sollevare una serie di interrogativi agghiaccianti: come può l’eletto da Dio non avere la volontà o il coraggio di affrontare questo compito? Cosa è successo all’infallibilità papale? Lo Spirito Santo non è sceso sul conclave? L’uomo si ribella al creatore?

La scissione tra umano e divino, già causa di imbarazzi vaticani anche recenti, non poteva esser trattata con più efficacia.

(Commento autoreferenziale: curiosamente il film va a parare nella stessa direzione della folle trama scritta da Marcel qualche mese fa.)

Per la prima metà del film Moretti si diverte a sguazzare in questo impossibile rompicapo: psicanalista chiamato a curare il pontefice, gironzola gongolante per il Vaticano stuzzicando cardinali e guardie svizzere, lanciando frecciatine dissacranti e infilandosi come un cuneo nell’interstizio tra anima e inconscio, tra religione e scienza, tra fede e ragione.

Il film intelligentemente non attacca, ma si limita ad avvelenare di razionalità l’impermeabile certezza della fede. Una volta instillato il dubbio, nulla può essere più come prima.

In questa impasse c’è spazio per gustosi momenti comici, sfruttati al massimo dalla sceneggiatura: cardinali che vorrebbero fare i turisti avendo finito di lavorare, consigli sugli ansiolitici, teorie psicanalitiche da sbeffeggiare.

In realtà non succede molto altro: i vegliardi ostaggi del Vaticano passano il tempo a giocare a carte, il Papa in incognito vaga per Roma alla ricerca di se stesso, Moretti organizza un torneo di pallavolo per passare il tempo.

Qui la sceneggiatura ha un secondo colpo di genio: quello che sembrava solo l’ennesimo momento sportivo morettiano, diventa l’occasione per affondare un altro bel colpo all’ideologia religiosa. Mentre Moretti arbitra il torneo, rintuzza un cardinale sulla terribile bellezza del darwinismo che non ammette consolazione alcuna. Ha voglia il cardinale a dire che Darwin ha torto quando i suoi amichetti lottano ferocemente per la vittoria.

Il film volendo si presta a una serie di analogie per differenza con l’attuale pontefice Benedetto XVI, a partire dal discorso che il Papa vorrebbe fare ai fedeli (“Ci sarebbero da cambiare tante cose…”) tra l’altro accennato su un autobus notturno pieno di gente comune in preda ad analoghe crisi. Ma Moretti ha anche il merito di non concentrarsi sull’oggi e ordire una trama i cui interrogativi varranno sempre.

Il finale arriva un po’ brusco. Tuttavia, ripensandoci, è l’unico finale possibile. La disperazione muta dei cardinali e il loro sbigottimento non sono cosa da poco.

In un cast strepitoso, Michel Piccoli regala al pontefice una umanità toccante: “Che vergogna…” sussurra quando apprende che la notizia sta rimbalzando in tutto il mondo con commenti dai principali capi di stato ed è difficile non condividerne la pena. “Poraccio” gli dice in faccia un barista non sapendo chi ha di fronte. Ed è proprio così: poraccio.

Habemus Papam, di Nanni Moretti [IT 2011]
Voto 7: Una idea geniale portata alle estreme conseguenze.

Titolo per film n.7

Per la serie Titoli, oggi presentiamo: Titolo per un film che tutti, proprio tutti, vorrebbero andare a vedere, e di corsa.

Fucking Julia Roberts

Redenzione

Una collina in periferia perduta nel nulla. Tramonto. Silenzio.

Vicino a un albero, due uomini in controluce. Uno dei due sta scavando con una pala, l’altro gli punta una pistola contro.

L’uomo con la pala è stravolto, molto più di quello che ci si aspetterebbe da uno che ha scavato solo poca terra. Continua a guardare l’uomo con la pistola, che resta impassibile.

L’uomo con la pala va avanti a scavare, e lacrime scendono sul suo volto, non si sa se per la polvere, la fatica o perché sta piangendo. “Ti prego!” sussurra dopo un po’ guardando l’uomo con la pistola. Questi non si muove nemmeno, resta immobile con il braccio teso e la pistola pronta a sparare. L’uomo con la pala abbassa la testa, singhiozza e continua a scavare.

La fossa è ormai profonda più di un metro. L’uomo è stanchissimo. “Ho finito,” dice con un filo di voce.

L’uomo con la pistola finalmente apre bocca; sentiamo la sua voce per la prima volta: “Tirati su,” dice. L’uomo con la pala solleva le braccia e tenta di uscire dalla fossa che ha scavato. Fa scivolare la pala sul suolo e faticosamente riesce a tirarsi fuori. Si alza in piedi.

I due uomini si guardano negli occhi. “Adesso è il momento,” dice freddo l’uomo con la pistola che non ha mai smesso di puntargli l’arma contro.

L’uomo condannato a morte supplica il perdono. Farfugliando parole su parole dice che gli dispiace, che non poteva sapere, che se l’avesse saputo non avrebbe certo agito in quel modo, che se potesse tornerebbe indietro. E’ distrutto, piange, cade sulle ginocchia, guarda spaventato l’altro uomo che non ha alcuna reazione. La pistola gli è sempre puntata contro.

“Ti prego, perdonami,” dice in un ultimo disperato tentativo.
L’uomo con la pistola gli nega la grazia.
Il condannato a morte china la testa.
“Un colpo dritto in fronte, così cadi giù e farò meno fatica a seppellirti.”

Le due sagome sono nere nella luce rossa del tramonto. Il condannato alza gli occhi e guarda l’uomo con la pistola. Ha uno sguardo diverso, è sì distrutto ma più distante, come se in fondo avesse accettato la sua morte, come se comprendesse che l’altro non avrebbe davvero potuto perdonarlo. Troppo grave è stata la sua colpa.

L’uomo con la pistola lancia l’arma verso il condannato. “E’ carica. Procedi.”

Il condannato afferra la pistola al volo. La guarda tra le sue mani. L’altro uomo aspetta. Il condannato impugna la pistola e lentamente la solleva per poggiarla sulla sua fronte.

Di scatto, tende invece il braccio e spara verso il suo carnefice. Il colpo risuona nell’aria.

L’uomo però non cade a terra. Il condannato è sorpreso, l’ha colpito, ne è sicuro. Poi capisce. La pistola era caricata a salve.

Sorridendo impercettibilmente, l’uomo dice “Era la tua sola possibilità di redenzione. L’hai sprecata.”

NERO – TITOLI DI CODA

Il grande merito di internet

Youtube è una miniera di perle. Iniziamo alla grande con l’ormai famosa Gemma del Sud, qui alle prese con il suo contributo per il diffusissimo filone dei tutorial di trucco.

Gemma del Sud: Tutorial per trucco

Sempre per la stessa serie, immancabile questo amico di Gemma, tale John Smith, con la sua ricetta per una pelle dolcissima.

John Smith: Tutorial per trucco

Altro filone che dà grande soddisfazione è quello dei ballerini casalinghi. Anche se John Smith dà a tutti gli invidiosi indubbia prova del suo “saper ballare”, il non plus ultra secondo me è questa interpretazione del tema portante dei Pirati dei Caraibi da parte di Laura Scimone.

Laura Scimone: Pirati dei Caraibi

Vi foste affezionati a Laura, imperdibile è il suo messaggio di ringraziamento a Michael Jackson per averci regalato “davvero emozioni, davvero amabilità, davvero brio.”

Noi invece ringraziamo internet per averci dato le prove che la gente non sta bene; prima potevamo solo sospettarlo.

Videoclip La Paura: alcuni fotogrammi

Oggi è arrivato il pre-montaggio del videoclip La Paura, diretto da Stefano Lodovichi per i Gran Turismo Veloce. L’attrice protagonista è Francesca Valtorta, il direttore della fotografia Benjamin Maier e il dottore pazzo Massimo (chi altri).

Questi sono i miei fotogrammi preferiti.

La Paura: L'arrivo alla clinica
L’arrivo alla clinica

La Paura: Francesca ha paura
Francesca ha paura

La Paura: Francesca compila il questionario
Francesca compila il questionario

La Paura: Il momento Blade Runner
Il momento Blade Runner

La Paura: Francesca teme il peggio
Francesca teme il peggio

La Paura: Applicazione degli elettrodi
Applicazione degli elettrodi

La Paura: Francesca non ha scampo
Francesca non ha scampo

La Paura: Massimo lo scienziato pazzo
Massimo lo scienziato pazzo

La Paura: L'esperimento ha inizio
L’esperimento ha inizio

Oltre al backstage fotografico in bianco e nero, i due fotografi di scena ne hanno preparato un altro a colori.

Gran Turismo Veloce: Backstage del videoclip La Paura

NiK: Hai visto? I libri in 3D!!!
Filippo: Sì… Leggi il disclaimer in fondo.
NiK: L’ho letto! Dice di non usare gli occhialini per guardare i gatti.
Filippo: …quindi?
NiK: Chissenefrega, io mica ce l’ho un gatto.