L’arte contemporanea è bizzarra e sovente una perdita di tempo. Tuttavia ci sono alcuni lavori che si innalzano dal mucchio.

Symmetrical Portraits è un progetto fotografico di Julian Wolkenstein che interroga l’opinione diffusa secondo cui la bellezza di un volto dipende direttamente dalla sua simmetria. Rendendo davvero simmetrici i loro volti, i soggetti fotografati si troveranno più belli? E si preferiranno a destra o a sinistra?

Julian Wolkenstein: Symmetrical Portraits

Sul sito trovate l’applicazione per iPhone per partecipare alla parte collettiva del lavoro.

Beautiful Agony è un progetto che raccoglie video di persone che inquadrano il loro volto mentre hanno un orgasmo. Tutto qui. Come per ogni idea geniale, la semplicità è l’ingrediente fondamentale. I video sono intimi, erotici, rivelatori, a volte inquietanti, a volte commoventi (sì, davvero).

Beautiful Agony: promo video

Partecipate se ne avete il coraggio. Chi l’ha fatto e ha inviato il proprio video dice che sia liberatorio.

I miei preferiti comunque restano i progetti che hanno a che fare con il passaggio del tempo. Il più antico dovrebbe essere quello di Diego Goldberg, argentino che dal 1976 colleziona una foto l’anno di sé, di sua moglie e dei loro tre figli: The Arrow of Time mostra piuttosto impietosamente gli effetti del passaggio del tempo sui loro (e i nostri) volti. Dal 2008 due figli si sono sposati e uno ha avuto un erede: il progetto si sta espandendo – e quindi per come la vedo io sta aumentando di interesse.

Anche se può vantare una minor durata, trovo che il non-plus-ultra di questa categoria resti sempre e comunque The Adaptation of My Generation di JK Keller, iniziato nel 1998. La cosa migliore è il video che JK ha prodotto nel 2006: intitolato Living My Life Faster raccoglie otto anni di foto quotidiane, una per fotogramma.

Living My Life Faster

Se dovessi azzardare un elemento comune a questi lavori – l’origine della scintilla che li ha prodotti o le motivazioni che spingono le persone a parteciparvi – direi che tutti cercano di dar conto della difficile ricerca dell’identità individuale e della percezione di sé stessi davanti agli altri. Che poi dovrebbe essere una delle aspirazioni più alte dell’arte. Quindi tutto sommato non dovremmo esser messi troppo male.