~ Archivio di marzo 2011 ~

I motivi per cui dovremmo odiare il 3D

Mi allaccio al discorso che faceva Filippo qualche settimana fa per compilare una lista di motivi per cui ciascuno di noi dovrebbe odiare il 3D.

Motivi economici

Costa di più: girare un film in 3D ha un costo maggiore perché utilizza macchinari nuovi. Anche convertire un film in 3D è un costo notevole.

È l’ennesima trovata per spremere soldi: il costo di un film 3D viene caricato sullo spettatore, che deve pagare in media 4 Euro in più per indossare gli occhialetti.

Non è redditizio quanto dicono: tutto questo giro maggiorato di soldi non conviene a nessuno; recenti analisi hanno messo in luce come l’incasso derivato dalle copie 3D dei film sia sempre più basso, film dopo film. Il pubblico ha smaltito la sbornia da Avatar e torna a vedere i film in 2D snobbando le versioni tridimensionali.

Motivi percettivi

Produce immagini meno luminose: poiché metà luce del proiettore va all’occhio destro e metà a quello sinistro, e poiché gli occhiali di qualsiasi tecnologia, quale più quale meno, filtrano ulteriormente la luce, il film viene sottoesposto di uno stop; insomma, è scuro e opaco.

Produce immagini più piccole: il cervello si inganna e riduce della metà la dimensione di quel che vediamo. Sembra quindi di stare a guardare dei lillipuziani che recitano in un modellino in scala.

Produce immagini meno stabili: il movimento orizzontale appare molto più a scatti in 3D che nei film tradizionali. Anche qui è colpa del nostro cervello che ha un debole per individuare i bordi delle cose: il 3D sovrastimola questa capacità e rende i bordi ancor più evidenti.

Causa distorsioni e riflessi: la visione periferica guardando un film in 3D è peggiore; ai bordi, tutti i film in 3D sono fuori fuoco. Ogni volta che c’è un punto molto luminoso nell’immagine, si creano riflessi come se l’immagine fosse bucata e vedessimo una luce sparataci contro.

Fa venire il mal di testa: il 3D impone un lavoro extra al nostro cervello che affatica la vista e in casi piuttosto frequenti causa mal di testa e nausea.

Motivi estetici

Non aggiunge nulla all’esperienza cinematografica: il critico Roger Ebert si domanda: pensate a un film che vi ha emozionato in passato, ora pensatelo in 3D. Vi piacerebbe? In generale: vi viene voglia di vedere un film drammatico, una commedia o un film storico in 3D? (se rispondete sì, andatevene da questo blog)

È superfluo: il nostro cervello sa già ricostruire la profondità da solo utilizzando la prospettiva. Lo sappiamo dal ’400 con gli studi prospettici in pittura. Aggiungere davvero la terza dimensione all’immagine indebolisce, invece di rafforzare, l’impressione di profondità, la cui potenza deriva proprio dal doversela immaginare.

Il cambio di fuoco è un problema: i registi utilizzano, tra le altre cose, il cambio di fuoco per pilotare lo sguardo dello spettatore all’interno dell’inquadratura. Il cambio di fuoco in un’immagine 3D fa schifo e fa venire il mal di testa perché impone un lavoro extra al nostro cervello.

Il montaggio è meno libero: ogni stacco affatica il cervello che deve riallineare gli occhi alla nuova profondità, quindi il film in 3D è più tollerabile se ha un montaggio lento.

Dico, non vi basta per capire che è l’ennesimo disperato tentativo per raggirare noi spettatori? Se non vi bastasse, nella prossima puntata, una filippica in difesa dell’inquadratura.

Making of del video dei Gran Turismo Veloce

Le riprese per il videoclip dei Gran Turismo Veloce si sono svolte egregiamente; la A Piece Beyond è molto contenta. Se volete dare un’occhiata al making of, ecco un montaggio delle fotografie di scena scattate da Francesco Rossi e Luigi Cattozzo.

L’album d’esordio del gruppo, Di Carne, di Anima, è in vendita su iTunes Music Store.

Gran Turismo Veloce: Di Carne, di Anima

Videoclip dei Gran Turismo Veloce

Questo weekend la A Piece Beyond gira un videoclip dei Gran Turismo Veloce, il gruppo rock progressive di Massimo.

La Paura è il primo singolo tratto dall’album d’esordio del gruppo, Di Carne, di Anima, prodotto dalla Lizard Records.

Girato nei laboratori di chimica e meccanica dell’Istituto Tecnico Industriale di Grosseto, il video vede i Gran Turismo Veloce nei panni di quattro scienziati folli alle prese con un esperimento di rimozione della paura.

Il concept è di Massimo, sviluppato da me e da Stefano Lodovichi, regista del video. Sul set, Massimo mi ha investito del ruolo di “Delegato di Produzione”, che tradotto significa: “Per piacere occupati tu di tutta ‘sta roba che io non ho testa che devo suonare e recitare. Senti che vuole il regista e digli di no se qualcosa non ti piace.” Penso che ci sarà da divertirsi.

Gran Turismo Veloce

L’Apocalisse secondo Eleanor Coppola

Recensione doppia per una doppia lettura-visione coordinata: Eleanor Coppola, moglie di cotanto Francis Ford, scrive il diario della lavorazione di quel filmettino leggero leggero che è Apocalypse Now! e siccome le avanzava tempo si diletta a girare un documentarietto di poco conto che sconfina subito nel mito.

Cose che succedono quando tuo marito è un panzone che produce roba dal peso specifico pari alla sua mole, inclusa una figlia niente male. Invece che restar schiacciata, Eleanor ci butta il carico. Brava.

Diario dall’Apocalisse
Eleanor Coppola
Minimum Fax, Roma 2006

Diario privato, diario di produzione, confessionale, seduta psicanalitica, terapia di coppia. Appassionante e rivelatore, sia sul lavoro e la personalità di Francis Ford Coppola, sia sui tormenti di un artista in lotta contro il suo materiale. Scrittura semplice, ma mai banale. La Coppola deve essere intelligente quanto il Coppola.

Cuori di Tenebra
Eleanor Coppola
Feltrinelli, Milano 2008

Cofanetto DVD con Hearts of Darkness e Coda: Thirty years later. Due documentari imperdibili, il primo per vivere il caos della produzione di Apocalypse Now!, il secondo per passare un’ora in compagnia di Coppola che pensa ad alta voce sul cinema, la filosofia, il genere umano, il tempo, la coscienza, la vita e altre cosucce di nulla importanza.

Il poster più fico del mondo

La rete televisiva newzelandese TVNZ, complici i geni della Saatchi & Saatchi, ha promosso così la prima TV di Kill Bill Vol.1 di Quentin Tarantino.

Padrepii d’Italia: Borgio Verezzi (SV)

Padrepio a Borgio Verezzi: Bello de papà!
Padrepio a Borgio Verezzi: Bello de papà!

Oliviero: Hai fatto gli auguri all’Italia?
Filippo: Sicuramente! Guarda in che condizioni sta. Servirebbe l’eutanasia, ma votano contro.
Oliviero: In effetti. 150 anni e sentirli tutti.
Filippo: Tu da New York l’unità d’Italia la stai festeggiando al meglio: levandoti dalle palle.
Oliviero: Però mi dispiace, anche.
Filippo: Un po’ anche a me. Ma è quel dispiacere di come quando ti dicono “non c’è più niente da fare, il tumore è troppo esteso” e a te certo che dispiace, ma sai che farla morire subito risolverebbe.
Oliviero: Mettiamola così. E auguri.

Il senso della vita

E’ ovvio che la vita non abbia un senso. Se ce l’avesse l’uomo non sarebbe libero, sarebbe schiavo di quel senso e la sua vita sarebbe governata da criteri completamente nuovi, i criteri della schiavitù. Andrej Tarkovskij, Diari – Martirologio

Poiché ciò che rende un film memorabile spesso è il finale – quella chiusura perfetta in cui tutti gli elementi in ballo fino a quel momento trovano il loro posto in un incastro sublime che sprigiona senso che nemmeno l’esplosione di una nana bianca – l’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci mentre siamo qui è di fare qualcosa di grandioso poco prima di morire. Il resto è cazzeggio.

PS: questo post non intende spingere al suicidio poco dopo aver raggiunto un obiettivo. Anche perché il suicidio funziona bene solo nelle tragedie, e la vita è più che altro una farsa. Non sprecate l’unica occasione che avete di chiudere bene il vostro film.

PPS: però, però, se siete in procinto di chiudere qualcosa di grande, prestate la massima attenzione quando attraversate la strada, fatevi un check-up medico per il cuore, barricatevi in casa ma lontano dagli elettrodomestici. La morte casuale prima del successo è un espediente narrativo splendido.

Disponibilità

La mia pazienza è tanta, ma finisce subito.

Dispetto 6: Aspettavo te, Godzilla

Dispetto n. 6: “Aspettavo te, Godzilla”
Individuato in: 26 ore e 32 minuti da: Oliviero