~ Archivio di febbraio 2011 ~

A Piece Beyond – Oltre l’infinito (1995)

In occasione del diciassettesimo anniversario e mezzo della A Piece Beyond, inauguro un personale amarcord con i cortometraggi realizzati insieme a Massimo nella metà degli anni ’90.

Questo che segue non è il primo (è il secondo), ma è sempre stato inteso come inaugurazione della serie. Un trip psichedelico con musica originale, realizzato con una Panasonic VHS-c: 100% analogico, nessun utilizzo di computer. Ah, che tempi.

A Piece Beyond

No, Federico, evidentemente non vogliamo

Vogliamo avere un po’ più di coraggio? Vogliamo piantarla con le fregnacce, le illusioni sbagliate, i fascismi, i qualunquismi, le passioni sterili? È tutto rotto. Non crediamo più a niente, e allora? Federico Fellini, 01.10.1959

Questo secondo Fellini era il cuore del suo film epocale, La Dolce Vita. Non mi pare che abbiamo risposto positivamente.

La Dolce Vita

PS: chiacchierando con due amici qualche giorno fa parlavamo di cinema italiano e nel novero dei registi meritevoli (esiguo) era comparso Garrone e la sua idea di arruolare Fabrizio Corona per un film. Convinti che un’idea così rivoltante dovesse avere uno scopo arguto, c’era venuto in mente che potrebbe essere un colpo di genio girare un remake aggiornato del capolavoro felliniano. In fondo quello era un film di esseri umani spiaggiati non meno mostri dell’essere bestiale dell’epilogo, e quale miglior esemplare di Corona per aggiornare l’analisi?

Dispetto 5: Cuoricini di S. Valentino

Dispetto n. 5: “Cuoricini di S. Valentino”
Individuato in: 21 ore e 11 minuti da: Filippo

Complice la mia disconnessione da internet causa viaggi in corso, questa roba è stata online più di quanto avrebbe dovuto. Se lo trovo lo sgozzo.

NiK: Erano carini!
Filippo: Avvicinati se hai coraggio!
NiK: Ma dai, davano anche un po’ di colore a questo mortorio…
Filippo: Ho tolto la parola per molto meno.
NiK: Uff… Facciamo pace?
Filippo: Imparati a memoria questo e ne riparliamo.

Una vita di cui andar fieri

Some are artists...

For what it’s worth: it’s never too late or, in my case, too early to be whoever you want to be. There’s no time limit, start whenever you want. You can change or stay the same, there are no rules to this thing. We can make the best or the worst of it. I hope you make the best of it. And I hope you see things that startle you. I hope you feel things you never felt before. I hope you meet people with a different point of view. I hope you live a life you’re proud of. And if you find that you’re not, I hope you have the strength to start all over again. The Curious Case of Benjamin Button

La lascio in inglese perché in italiano è, come dire, corny.

Titolo per film n.6

Per la serie Titoli, oggi presentiamo: Titolo per un film porno con Arnold Schwarzenegger.

Onan il Barbaro

Padrepii d’Italia: San Giovanni Rotondo (FG)

Padrepio a San Giovanni Rotondo: YOU SHALL NOT PASS!
Padrepio a San Giovanni Rotondo: YOU SHALL NOT PASS!

Padrepio a San Giovanni Rotondo: Campioni del mondo! Campioni del mondo!
Padrepio a San Giovanni Rotondo:
Campioni del mondo! Campioni del mondo!

Rinunciare in partenza

Hai voglia a dire la serendipità… Ieri parlavo dell’importanza delle parole prendendo spunto da un articolo di Internazionale e qualche ora dopo averlo scritto mi ero imbattuto in un articolo di Repubblica che annunciava come “un quindicenne su cinque in Italia è semianalfabeta, cioè privo delle capacità fondamentali di lettura e scrittura.”

Il 21% dei nostri quindicenni sono in grado di “svolgere soltanto gli esercizi di lettura meno complessi come individuare una singola informazione, identificare il tema principale di un testo, o fare un semplice collegamento con la conoscenza di tutti i giorni.” Appena il compito diventa più impegnativo, si perdono.

Non sto manco a dire che siamo i peggiori d’Europa, invece voglio abbinare a questa recente indagine le conclusioni degli studi a cui faceva riferimento il linguista Tullio DeMauro, secondo le quali lo stile di vita che ci attende una volta usciti da scuola lavora per farci perdere gran parte delle nostre competenze acquisite. Quegli studi rivelavano come in Italia l’80% della popolazione torni, dopo giusto qualche anno passato nel mondo, a livelli di reale analfabetismo.

Mi chiedo quindi quale percentuale si ottenga oggi dovendo togliere dal gioco il 21% degli italiani, appena licenziati dalla scuola dell’obbligo. (Resta una domanda retorica. Vorrei fare il calcolo, ma il mio stile di vita mi ha fatto dimenticare le mie competenze di statistica.)

Vi lamentate della classe dirigente di oggi? Pensate a quella di domani.

Le parole sono importanti

Nel numero di Internazionale della scorsa settimana c’è un articolo scritto da Tony Judt, uno storico britannico scomparso lo scorso agosto. Sembra una perfetta appendice a quello di cui scrivevo qualche giorno fa.

(È sempre interessante la serendipità: non puoi sapere se quel che ti capita è appropriato perché il fato te l’ha messo davanti al momento giusto o se sei tu a leggerlo in base a quel che già stavi pensando. Ma non divaghiamo.)

Oggi, nel linguaggio come nell’arte, si preferisce l’espressione “naturale” all’artificio: ingenuamente, siamo convinti che sia in grado di comunicare più efficacemente la verità, oltre che la bellezza. [...]
In un mondo di Facebook, Myspace e Twitter (per non parlare degli sms), l’allusione concisa sostituisce l’esposizione. [...] Guardandosi intorno, i miei figli scoprono che la stenografia della tecnologia della loro generazione ha cominciato a filtrare nella comunicazione stessa: “La gente parla come negli sms”. Questo dovrebbe preoccuparci. Quando le parole perdono la loro integrità, la perdono anche le idee che esprimono.
In Politics and the English language, Orwell se la prendeva con i suoi contemporanei che usavano la lingua per mistificare anziché informare. La sua critica era diretta alla malafede: le persone scrivevano male per dire cose poco chiare o deliberatamente prevaricatrici. Oggi secondo me il problema è diverso: la prosa sciatta riflette l’insicurezza intellettuale, parliamo e scriviamo male perché non ci sentiamo sicuri di quello che pensiamo e siamo riluttanti ad affermarlo senza ambiguità (“È solo la mia opinione…”). Più che subire l’avvento della neolingua, rischiamo l’ascesa della nonlingua. [...]
Apprezzo più che mai l’importanza della comunicazione nella vita pubblica: non è solo il mezzo che ci consente di vivere insieme, ma anche parte del senso profondo di quel vivere insieme. Tony Judt
Parole, Internazionale 21.01.2011

L’articolo tocca argomenti così interessanti – la comunicazione nei media, l’evoluzione storica dell’uso della parola, l’imprendibile differenza tra chi è intelligente e chi solo forbito, l’abilità linguistica percepita come aggressività, la retorica futile e la chiarezza espressiva – che sarebbe citabile interamente, quindi lo metto a disposizione in pdf. Buona lettura.

Vorrei passare a un’altra domanda

Dopo Margherita, Tullio e Renzo, adesso Corrado. Ormai lo confesso: sono gerontofilo.

Corrado Augias a Le Invasioni Barbariche