Servirebbe ben altra sede che un blog per parlare degnamente di Il Cigno Nero, ultimo film di Darren Aronofsky, gemello del precedente The Wrestler ma perfino superiore per ambizioni e riuscita. Mi limiterò a elencare gli elementi che mi hanno dato enorme soddisfazione durante la visione in sala.

  • Natalie Portman in un’interpretazione psicologicamente e fisicamente estenuante, mantenuta incredibilmente sotto controllo per l’intero film, senza mai una flessione di intensità;
  • Una macchina a mano vorticosa e invadente, e un uso degli specchi altrettanto ossessivo: bravissimo Matthew Libatique;
  • Una musica potente che parte da Tchaikovsky e approda all’elettronica per poi tornare alla classica, con volume sempre più alto;
  • Una serie di rimandi interni e connessioni che ampliano enormemente le aree investite dal film: bianco e nero, cerebrale e corporeo, repressione ed esplosione, autolesionismo e masturbazione, guardare e guardarsi e essere guardati, madre oppressiva e regista despota, frustrazione e ambizione.

Black Swan: Natalie Portman

Dice più Il Cigno Nero sul potere della mente che un trattatello di psicanalisi. Per quanto mi riguarda, ad oggi il miglior film di Aronofsky: ricco, potente, compatto, intenso, nerissimo.

Il Cigno Nero, di Darren Aronofsky [USA 2010]
Voto: 8. Un gran film, tecnica sopraffina e cervello in uso.

PS: meritano di essere presentate anche le locandine del film, stupende. In Italia è stata distribuita la peggiore: banale, sciatta, zero stile, per niente evocativa, noiosamente rispondente alla vecchia logica del faccione attoriale di richiamo.