~ Archivio del 24 febbraio 2011 ~

Sull’andare al cinema di questi tempi

Considerazioni sparse dopo la visione ieri sera di Sanctum, proiezione in 3D, tecnologia RealD, al cinema Moderno di Piazza della Repubblica a Roma.

Il film non è niente di memorabile – claustrofobica avventura subacquea con stereotipi a manetta – e sarebbe passato inosservato se non fosse stato girato con la Fusion Camera inventata da James Cameron per Avatar. Questo tra l’altro giustifica l’intero marketing del film, la cui locandina vede i nomi “Cameron” e “Avatar” più grandi del titolo stesso – per non parlare poi del nome del regista, scritto tipo in corpo 2. Vedi alla voce: specchio per le allodole.

Risultato: “un film di James Cameron, fico, vado a vederlo!” Oppure (l’ho sentita veramente) “il sequel di Avatar, fico, andiamo a vederlo!” che praticamente è a un passo dal sentire “Avatar subbaqquo!” Cameron è il produttore esecutivo di questo film, che tradotto significa: “Ciao regista sconosciuto, ti presto la mia cinepresa” ma d’altra parte è già più di quel che aveva fatto Quentin Tarantino per Hostel e Hero (mi sono sempre chiesto quanto l’avessero pagato per scrivere sulle locandine “Quentin Tarantino presents”).

Io non sono un’allodola, o al massimo mi presto ad esserlo per valutare la riuscita della caccia. Stavolta ci sono andato per vedere il 3D applicato a riprese reali e non ai mondi virtuali di Cameron.

Background: io odio il 3D, penso sia la più grossa cazzata cinematografica degli ultimi cinquant’anni, che periodicamente ritorna come un’epidemia (vedi anni ’60 e anni ’80) per tentare di risolvere le sorti di un’industria perennemente in crisi. Non c’è alcun bisogno di avere la terza dimensione per sentirsi avvolti da un film: il nostro cervello è meravigliosamente ingenuo e si crea l’illusione spaziale da solo. Assecondiamolo, cazzo. Invece no, baracconate a non finire. Su tutte: convertire in 3D un film girato normalmente per spennare soldi agli spettatori. L’aspetto più idiota è che sono quasi riusciti a convincere la gente di vedere meglio i film, quando palesemente il 3D di qualsiasi tecnologia (ce ne sono a mazzi) fornisce un’immagine più scura (di uno stop!), percepita più piccola (la metà!), instabile, con bizzarri luccichii sui riflessi, visione periferica degradata e pessima fluidità nei movimenti. Per non parlare poi dell’affaticamento oculare, del mal di testa e delle facce idiote degli spettatori occhialuti.

Ridicolo pubblico 3D

Mi consolo sapendo che non sono il solo a pensarla così e che soprattutto ci sono ben altri lumi cinematografici a dirlo. No, davvero, vi prego di leggerlo. E anche quest’altro dove vi dice tutto lui, il filosofo dell’immagine cinematografica. Con buona pace di James Cameron che – me ne spiace – stavolta ha preso un granchio.

Ma comunque. Il 3D di Sanctum è il migliore che abbia mai visto. La Fusion Camera fa egregiamente quello che deve fare e, con i suoi due obiettivi paralleli, restituisce una genuina tridimensionalità. A differenza di Avatar dove era stata usata poco visto che il film è al 90% un enorme cartone animato, qui la Fusion fa il lavoro della normale cinepresa che riprende l’azione reale: attori in carne e ossa, location, scenografie. La profondità degli ambienti è molto naturale ma ciò che mi ha sorpreso è vedere la resa tridimensionale dei volti: il naso è leggermente più avanti degli occhi, le orecchie leggermente dietro… sembra idiota dirlo, ma è la prima volta che un volto appare come nel mondo reale.

L’uso della Fusion che ne fa lo sconosciuto regista è altrettanto ammirevole: nessun effettaccio facile, balzi prospettici vietati, cambio di punto di vista molto moderato, cambio di fuoco proibito. In un paio di scene riesce anche a sfruttare la tridimensionalità per un effetto drammatico: il passaggio dall’aria all’acqua per la prima immersione e la claustrofobia nel terzo atto. Bravo Nome Cognome.

Il prezzo per questo spettacolino da luna park è di 11 Euro. Ora, già mi stava sulle palle il sovrapprezzo per il 3D quando i biglietti costavano meno (tipo tre mesi fa prima di Natale), ma aver superato la soglia psicologica dei 10 Euro è imperdonabile. Quindi OK, vi ho dato i miei soldi per vedere Avatar e Sanctum esaurendo tutto quello che il 3D poteva offrire, ho pagato l’obolo all’idiozia dei tempi, mi sono anche divertito per carità, ma ora posso tornare al cinema?

La fruizione dell’opera d’arte

Le continue interruzioni dei film trasmessi dalle televisioni private sono un vero e proprio arbitrio e non soltanto verso un autore e verso un’opera, ma anche verso lo spettatore. Lo si abitua a un linguaggio singhiozzante, balbettante, a sospensioni dell’attività mentale, a tante piccole ischemie dell’attenzione che alla fine faranno dello spettatore un cretino impaziente, incapace di concentrazione, di riflessione, di collegamenti mentali, di previsioni e anche di quel senso di musicalità, dell’armonia, dell’euritmia che sempre accompagna qualcosa che viene raccontato… Lo stravolgimento di qualsiasi sintassi articolata ha come unico risultato quello di creare una sterminata platea di analfabeti… Federico Fellini, 1986

Sarebbe facile usare queste parole per dar contro alla televisione, specie quando lo stesso film di Fellini generatore di questa filippica, Ginger e Fred, era tra le altre cose una riflessione sulla pervasività e cialtroneria del mezzo televisivo. Vorrei tuttavia allargare un po’ il discorso, prescindendo dall’interruzione pubblicitaria di un film e considerando qualsiasi impedimento nella fruizione continua di una generica opera d’arte. Leggo e rileggo queste parole e, ammirato dalla loro chiarezza e potenza, condivido.