Nel numero di Internazionale della scorsa settimana c’è un articolo scritto da Tony Judt, uno storico britannico scomparso lo scorso agosto. Sembra una perfetta appendice a quello di cui scrivevo qualche giorno fa.

(È sempre interessante la serendipità: non puoi sapere se quel che ti capita è appropriato perché il fato te l’ha messo davanti al momento giusto o se sei tu a leggerlo in base a quel che già stavi pensando. Ma non divaghiamo.)

Oggi, nel linguaggio come nell’arte, si preferisce l’espressione “naturale” all’artificio: ingenuamente, siamo convinti che sia in grado di comunicare più efficacemente la verità, oltre che la bellezza. [...]
In un mondo di Facebook, Myspace e Twitter (per non parlare degli sms), l’allusione concisa sostituisce l’esposizione. [...] Guardandosi intorno, i miei figli scoprono che la stenografia della tecnologia della loro generazione ha cominciato a filtrare nella comunicazione stessa: “La gente parla come negli sms”. Questo dovrebbe preoccuparci. Quando le parole perdono la loro integrità, la perdono anche le idee che esprimono.
In Politics and the English language, Orwell se la prendeva con i suoi contemporanei che usavano la lingua per mistificare anziché informare. La sua critica era diretta alla malafede: le persone scrivevano male per dire cose poco chiare o deliberatamente prevaricatrici. Oggi secondo me il problema è diverso: la prosa sciatta riflette l’insicurezza intellettuale, parliamo e scriviamo male perché non ci sentiamo sicuri di quello che pensiamo e siamo riluttanti ad affermarlo senza ambiguità (“È solo la mia opinione…”). Più che subire l’avvento della neolingua, rischiamo l’ascesa della nonlingua. [...]
Apprezzo più che mai l’importanza della comunicazione nella vita pubblica: non è solo il mezzo che ci consente di vivere insieme, ma anche parte del senso profondo di quel vivere insieme. Tony Judt
Parole, Internazionale 21.01.2011

L’articolo tocca argomenti così interessanti – la comunicazione nei media, l’evoluzione storica dell’uso della parola, l’imprendibile differenza tra chi è intelligente e chi solo forbito, l’abilità linguistica percepita come aggressività, la retorica futile e la chiarezza espressiva – che sarebbe citabile interamente, quindi lo metto a disposizione in pdf. Buona lettura.