Nello sventurato caso qualcuno… no, aspetta, riformulo. Tantevolte qualcuno mentre stai lì belbello ti venisse a scombussolare i piani e ti trascinasse tuo malgrado… cioè, vuol dire senza che tu lo voglia, in una discussione disturbando il tuo stato di quiete, oppure se metticaso devi chiedere qualcosa o chiarire un contenzioso, che sarebbe qualcosa su cui io e te non siamo d’accordo, pare impossibile lo so ma succede, eccoti un breve prontuario, come dire una serie di consigli, per uscirne vincitore e portare la ragione dalla tua parte, che è dove era già e dove deve stare, ci mancherebbe altro.

1. Se stai chiedendo o contrattando, come prima cosa inizia con una pretesa molto più in là dell’equità (che tanto ti viene facile, anzi, ti dirò un segreto, quella che tu pensi essere la posizione neutra o equa è già molto a tuo vantaggio) poi, a ogni risposta negativa che ottieni, rilancia. Chiedevi 10 e l’altro voleva darti 1? Ora chiedi 15, così quando otterrai 10 sarai quello generoso.

2. Quando parlate e non capisci ciò che l’altro dice, è perché ti sta raggirando. Se la normale sequenza di preposizioni connesse con qualche coordinata e nesso logico con cui il tuo interlocutore sta cercando di spiegare il proprio punto di vista diventa alle tue orecchie una prosopopea di paroloni incomprensibili (Eh? Appunto), non è perché non ci arrivi ma perché lui gioca a fare lo sborone, l’acculturato e l’egocentrico.

3. Sei quindi in difficoltà? Attacca. Non capisci quello che sta dicendo l’altro? Evidentemente è colpa sua, evidentemente lo fa apposta a non farti capire, evidentemente ti vuole raggirare, evidentemente è uno stronzo, quindi sarà meglio che diventi subito tu il più stronzo dei due.

4. D’altra parte è così evidente che sei buono e giusto che quando l’altro ti fa presente che non lo sei affatto, deve per forza esserci qualcosa sotto. Anzi, ora che ci penso, è lui che non è buono e giusto. Altrimenti non stareste discutendo, no? Avrebbe semplicemente detto sì alle tue condizioni. Infatti! Vedi? È proprio uno stronzo, lo dicevo io.

5. Quando non sai cosa dire, fai confusione. Se per caso l’altro è riuscito a portare a termine un’argomentazione ma tu non l’hai capita (ti sei solo accorto che ha smesso di parlare e ti sta guardando) è il momento giusto per affastellare passato presente e futuro, cose non dette ma pensate, travisazioni e salti pindarici (tanto ti riesce benissimo). È l’altro che ha il brutto vizio di usare la logica, non tu, quindi è lui che sarà in difficoltà, perché – scemo – tenterà di rispondere di nuovo in chiave logica e quindi si troverà costretto nel labirinto illogico che gli hai appena servito. Morirà lì dentro di stenti.

6. Riempi ogni interstizio possibile del ragionamento altrui con tue invenzioni. Metti in bocca all’altro cose che non ha mai detto, e quando ti farà notare di non averle mai dette, dì che le ha sicuramente pensate. Se non demorde e insiste col dire che non le ha neanche pensate (certi sofisti, fai conto di dire segaioli della mente, arrivano a dire che non puoi sapere se le ha davvero pensate e che non ha quindi senso portare pensieri come prove, tsé, che gente) tu dì che le hai intuite dal suo comportamento, dì che è quello che chiaramente lasciava intuire. Difficilmente avranno voglia di controbattere ancora.

7. Se proprio non sai più cosa rispondere, lascia il campo e porta via la palla. Non dimenticare di ribadire velocemente la tua posizione d’inizio, o anche meglio aumentala, e vattene. Ma non lo fare in modo offeso, dì piuttosto “allora così sei contento?” e allontanati mento in su con la sicumera che solo i tuoi pari possono permettersi.

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