Naqoyqatsi: trailer

Naqoyqatsi è il terzo capitolo, dopo Koyaanisqatsi e Powaqqatsi, della trilogia di Godfrey Reggio e Philip Glass dedicata all’impatto della tecnologia sull’essere umano e al nuovo ordine mondiale che ne è derivato. Col consueto rischio di semplificare a parole quanto il film esprime in modo non verbale, riassumerei l’intento di Naqoyqatsi come un tentativo di mostrare come il mondo moderno globalizzato sia permeato dalla tecnologia e come questa tecnologia abbia portato a una spersonalizzazione della società e a un sempre maggior incremento della violenza, alimentando guerre, accentuando le divisioni sociali e servendo il più forte o il più ricco di turno.

Ho provato varie volte a entrare dentro a questo film, ma ho sempre avvertito una certa resistenza. Eppure ha una delle migliori partiture che Philip Glass abbia prodotto negli ultimi anni, impreziosita dall’elegantissimo violoncello di Yo-Yo Ma. Di sicuro manca dell’impatto estetico immediato che gli altri due film avevano.

Lo stesso regista ha ammesso che questo capitolo è il più difficile da abbracciare poiché il suo oggetto d’indagine è ciò che comunemente teniamo sullo sfondo o utilizziamo come mezzo. Reggio si concentra sulla tecnologia in sé, su come essa sia diventata “la nuova culla della vita” per usare una sua definizione: viviamo nella tecnologia e di tecnologia, così tanto da esserne interamente trasformati senza esserne coscienti. Citava Einstein, Reggio, e la sua frase “probabilmente il pesce è l’ultimo che conoscerà l’acqua,” e credo abbia ragione.

Per presentare questa evoluzione del genere umano, Reggio utilizza esclusivamente materiale di repertorio e lo modifica con effetti digitali: alterazioni cromatiche, pixellature, deformazioni, sovraimpressioni, split screen, animazioni in 3D – un processo di tortura sulle immagine che ha definito “perfected degrading”. Tutto finisce in un unico calderone tecnologico da cui ne esce mutato, deformato.

Deformato letteralmente: poiché il girato d’epoca è tutto in 4/3, Reggio sceglie di schiacciarlo e presentarlo in formato panoramico 16/9, un’idea che se volesse suggerire la violenza della moda tecnologica nei confronti di immagini del passato non potrebbe trovarmi più d’accordo, ma che alla lunga risulta fastidiosa. Non riesco a non considerarla un filtro tra me e l’opera: non posso fare a meno di pensare costantemente a come sarebbero state quelle immagini nel loro formato naturale. (Sì, ho fatto l’esperimento di riprodurre il film in 4/3 e onestamente lo preferisco, ma mi rendo conto di aver violato l’intentio auctoris.)

Un’altra piccola resistenza penso derivi dal fatto che il film è pensato soprattutto per un pubblico americano: per farlo ragionare sull’impatto tecnologico, Reggio ha scelto immagini di repertorio con cui fosse più familiare; alterandole, poteva spostare l’attenzione dall’oggetto in sé – quell’immagine vista milioni di volte – alla mutazione digitale che l’ha stravolta. Lo stratagemma funziona indubbiamente meglio con chi quelle immagini le ha davvero viste milioni di volte.

Tuttavia ciò che maggiormente mi impedisce di considerare Naqoyqatsi allo stesso livello dei due precedenti capitoli della trilogia credo sia la mancanza di una struttura portante articolata dialetticamente.

All’uscita del film Reggio ha dichiarato che Naqoyqatsi è strutturato in tre movimenti, come una sinfonia:

  1. Numerica.com, in cui il linguaggio umano e l’ambiente in cui viviamo cede il posto al codice numerico e alla realtà virtuale;
  2. Circo massimo, in cui la competizione, la vittoria, i record, la gloria, il fair-play e l’amore per il denaro sono elevati a valori primari della vita, che diventa quindi un gioco, una partita, una gara;
  3. Razzo spaziale del XX secolo, in cui l’accelerazione elettronica raggiunge la velocità di fuga e tutto diventa alterato, confuso, senza significato, producendo un mondo che non è più descrivibile con il nostro linguaggio.

Manca una vera progressione: sostanzialmente Reggio descrive il mondo contemporaneo affrontandolo da tre diverse prospettive; sono tre momenti della stessa realtà che ormai è già presente. Poiché aveva esplorato il “prima” con i due capitoli precedenti, non ha potuto qui lavorare per differenza, per dialettica. Il film funziona come terzo capitolo, come inevitabile conclusione del discorso inaugurato con Koyaanisqatsi ma non avendo uno sviluppo interno regge poco come opera a sé stante.

Non riesco infatti a togliermi il dubbio che la stessa riflessione potesse essere presentata in mezz’ora. Naqoyqatsi spesso gira a vuoto, ripetendo con immagini differenti concetti già affrontati. In questo senso, il momento migliore è verso il finale quando la musica di Philip Glass torna ai ritmi furiosi del primo capitolo e in una decina di minuti frulla insieme dati digitali, simboli ideologici e religiosi, scene di guerra, scene di violenza urbana, bambini, adulti, missili e fintissimi spot pubblicitari e chiude con tre persone di etnia differente che gridano il dolore del mondo. Sarebbe bastato questo, credo.

Ci sono comunque momenti di puro genio anche stavolta: la scena in cui i manichini dei crash test si muovono in ralenti sotto la forza di inerzia sono quanto di più inquietante abbia mai visto sulla condizione umana nell’era tecnologica; ugualmente la sequenza in cui i dipinti più famosi della storia si fondono in una colata digitale irriconoscibile suggerisce che neppure l’espressione artistica può più aiutarci perché la tecnologia l’ha già divorata; infine, quando per un brevissimo istante si torna al vecchio mondo, con scene di animali nel loro ambiente naturale, la colorazione delle immagini è talmente artificiale che si percepisce chiaramente la perdita dell’innocenza che ci siamo autoinflitti. In questi momenti Reggio dimostra ancora di essere un genio della comunicazione non verbale, il che non stupisce da uno che ha trascorso 14 anni in silenzio a meditare.

Naqoyqatsi, di Godfrey Reggio [USA 2002]
Voto: 7. Un film importante, anche se non perfettamente calibrato: l’idea di fondo ripaga la visione.

PS: Il film è in vendita su Play.com per 5 Euro, spese di spedizione gratuite. Non vogliamo dare 5 euro al caro Godfrey? Il DVD contiene anche la presentazione del film alla New York University con Reggio, Glass e il montatore/responsabile degli effetti digitali Jon Kane: oltre un’ora di pensieri di cui far tesoro.