Lo amavo? Un giorno io e te dovremo discutere un poco su questa faccenda chiamata amore. Perché, onestamente, non ho ancora capito di cosa si tratti. Il mio sospetto è che si tratti di un imbroglio gigantesco, inventato per tener buona la gente e distrarla. Di amore parlano i preti, i cartelloni pubblicitari, i letterati, i politici, coloro che fanno all’amore, e parlando di amore, presentandolo come toccasana di ogni tragedia, feriscono e tradiscono e ammazzano l’anima e il corpo. Io la odio questa parola che è ovunque e in tutte le lingue. Amo-camminare, amo-bere, amo-fumare, amo-la-libertà, amo-il-mio-amante, amo-mio-figlio. Io cerco di non usarla mai, di non chiedermi nemmeno se ciò che turba la mia mente e il mio cuore è la cosa che chiamano amore. [...] E tuo padre, guarda: più ci penso, più credo di non averlo mai amato. L’ho ammirato, l’ho desiderato, ma amato no. Così coloro che vennero prima di lui, fantasmi deludenti di una ricerca sempre fallita. Fallita? A qualcosa servì, dopotutto: a capire che nulla minaccia la tua libertà quanto il misterioso trasporto che una creatura prova verso un’altra creatura, ad esempio un uomo verso una donna, o una donna verso un uomo. Non vi sono né cinghie né catene né sbarre che costringano a una schiavitù più cieca, a un oblio altrettanto cieco dei tuoi diritti, della tua dignità, della tua libertà. Guai se ti regali a qualcuno in nome di quel trasporto. Come un cane che annaspa nell’acqua cerchi invano di raggiungere una riva che non esiste, la riva che ha nome Amare ed Essere Amato, e finisci neutralizzato deriso deluso. Nel caso migliore finisci col chiederti cosa ti spinse a buttarti nell’acqua: lo scontento di te stesso, la speranza di trovare nell’altro ciò che non vedevi in te stesso? La paura della solitudine, della noia, del silenzio? Il bisogno di possedere ed essere posseduto? Oriana Fallaci
Lettera a un bambino mai nato, p. 14-15

Ecco, questa è anche la mia risposta a tutti quelli che si straniscono quando dico che non ci credo all’amore, e che sicuramente non credo a quella roba che vedo in giro.

Andate, mandrie di cani annaspanti in quel fiume, arrivate pure all’altra sponda, illusi e affaticati, aggrappati a quella riva coi denti e le unghie per giustificare i torti che il fiume vi ha fatto patire. Convincetevi pure di star bene di là, annullatevi, la vita è la vostra. Io me ne vado trotterellando da questa parte, e se qualcuno volesse unirsi può anche darsi che ci divertiremo.