Anni fa avevo scritto nel frontespizio della mia tesi di laurea la seguente frase:

Se rubi a un autore è plagio, se rubi a molti è ricerca. Wilson Mizner

Sono sempre stato interessato al concetto di rubare quando applicato all’arte (non che la mia tesi di laurea rientrasse nella categoria) perché impatta su due cose che mi interessano: la buona ricerca, pietra angolare di ogni lavoro fatto bene, e l’interreferenzialità delle opere, concetto un po’ astruso del post-modernismo riassumibile simpaticamente con il detto “le opere d’arte si parlano tra di loro” – frase che appena uno la sente vorrebbe subito sapere cosa si dicono.

Ho letto oggi una delle regole che il regista Jim Jarmush ha scritto per la rivista online MovieMakers:

Niente è originale. Ruba dappertutto qualsiasi cosa ti dia ispirazione o alimenti la tua immaginazione. Divora vecchi film, nuovi film, musica, libri, quadri, fotografie, poesie, sogni, conversazioni casuali, architettura, ponti, segnali stradali, alberi, nuvole, masse d’acqua luce e ombra. Seleziona tra le cose da rubare solo ciò che parla direttamente alla tua anima. Se farai così, il tuo lavoro (e il tuo furto) saranno autentici. L’autenticità è senza prezzo, l’originalità non esiste. E non stare a preoccuparti di nascondere il tuo ladrocinio – onoralo se ti sembra il caso. E comunque ricorda sempre quello che ha detto Jean-Luc Godard: “Non è da dove prendi le cose, è dove le porti.” Jim Jarmush

E qui si arriva ad un altro regista, Stanley Kubrick, che in una conversazione con Jack Nicholson ai tempi di Shining aveva chiarito il suo punto di vista su dove portare le cose:

Ogni scena è già stata girata. Il nostro compito è sempre solo quello di farla giusto un pochino meglio. Stanley Kubrick

Inspiring, uh?