Dracula
Bram Stoker
Mondadori, Milano 2005

Perfetto esempio di libro che tutti conoscono ma che quasi nessuno ha letto, Dracula è un capolavoro di intelligenza, stile e costruzione.

Bram Stoker si serve della forma epistolare, di solito più adatta ai romanzi di introspezione che a quelli di azione, per innescare abilmente la suspense e soprattutto per orchestrare un sistema di punti di vista via via sempre meno attendibili: l’inaffidabilità dei narratori, tutti in condizioni psicologiche alterate, conferisce alla vicenda i contorni inquietanti e sfumati di un vero incubo.

In un romanzo in cui il protagonista eponimo quasi non appare, il finale brusco che chiude frettolosamente una caccia al vampiro durata centinaia di pagine non fa che amplificare il senso di sinistra incertezza.

Lontano anni luce dalle versioni romantiche del mito del vampiro che verranno, tanto quelle splendide di Anne Rice che quelle puerili di Twilight, il Conte Dracula di Stoker è animalesco, primitivo e terrorizzante, un insetto famelico che zampetta agilmente nel regno del metafisico.

Il pur notevole di film di Coppola che a questo libro si ispira con presunta fedeltà è viziato dalla stessa chiave sensuale. Il miglior adattamento resta ancora Nosferatu di Murnau, appropriatamente rigido, polveroso e sconcio come un cadavere decomposto. Consiglio di vedere il film e dopo leggere il libro. E poi di dormire, se ci riuscite.