~ Archivio di dicembre 2010 ~

Fine anno, tempo di classifiche

Visto che online potete trovare la classifica dei film che hanno incassato di più nel 2010, la classifica dei flopponi, la classifica dei film più belli secondo questo, questo o quest’altro critico, perfino la classifica dei film più piratati, non mi tiro certo indietro e faccio la mia personale classifica, quella del

Titolo peggio tradotto del 2010

I titolisti italiani sono una mia passione. Li adoro quando fanno quello che sanno fare meglio: inventarsi un titolo con la parola “amore” dentro e bollare così una pellicola con l’ISO 9000 del nostro cinema. Quando non possono far tanto, hanno a disposizione una serie di stampini che vengono buoni per ogni occasione: “Un QUALCOSA di troppo”, “Due cuori e QUALCOSA”, il vituperato “Se mi QUALCOSI, ti QUALCOS’ALTRO” e l’immarcescibile “L’ultimo QUALCOSO” (usato, sia chiaro, quando il film originale non si chiama “The Last SOMETHING”). Li adoro.

In loro onore, partiamo con la classifica (non sono riuscito a ridurli a dieci, non è colpa mia, sono loro che sono troppo bravi).

11. Incontrerai l’Uomo dei Tuoi Sogni, leggera banalizzazione di You Will Meet a Tall Dark Stranger di Woody Allen, perché se proprio non si può infilare l’amore nel titolo, che almeno ci si alluda.

10. Ragazzi Miei fa diventare The Boys Are Back il lamento di mia nonna: ah, signora mia, che tempi, questi monelli. Bleah.

9. Un Marito di Troppo, eccolo lì lo stampino che spunta anche quest’anno, vittima The Accidental Husband. Non hanno proprio resistito. L’anno prossimo magari avremo “Un Harry Potter di Troppo”.

8. American Life, storpiatura di Away We Go di Sam Mendes. Solo noi siamo così geniali da tradurre in inglese un titolo già in inglese, facendo ovviamente un disservizio al film. E’ successo anche a Old Dogs, diventato Daddy Sitter. Dividetevi il posto in classifica.

7. L’Amante Inglese esemplifica una delle imperscrutabili leggi italiane del marketing cinematografico: siccome non sai come cazzo vendere questo film francese che si chiama Partir e l’unico asset a tua disposizione è l’attrice Kristin Scott-Thomas, calchi il suo più grande successo di pubblico (Il Paziente Inglese) e speri che qualcuno abbocchi. Come no, in un film francese c’è un amante inglese. Ma dai. Conta anche come film dell’ISO 9000, ovviamente.

6. E infatti siamo arrivati all’onnipresente ammòre, faro guida delle nostre sale. Amore a Mille… Miglia è il primo film che ha pagato lo scotto all’autorità di certificazione, sacrificando il suo Going the Distance e perdendo così quel pochino di appeal che aveva grazie ai due protagonisti (la rediviva Drew Barrymore e Justin Long in ascesa). Rimbalzi d’Amore è il secondo, mutuato da Just Wright, commedia romantica sul basket: confusi dal gioco di parole dell’originale, i poveretti si sono rivolti alla loro personale coperta di Linus. Bravi. Spero che le palle da gioco vi rimbalzino dove dico io. E poi La Fontana dell’Amore, che era When in Rome: e tre, via così. Chiudiamo con Appuntamento con l’Amore, vomitevole titolaggio del già zuccheroso Valentine’s Day. Sbocco.

5. Innocenti Bugie è stato l’incomprensibile titolo per l’action-movie di Tom Cruise e Cameron Diaz, Knight and Day. Quando i titolisti si tirano la zappa sui piedi da soli. Voglio dire, sparatorie inseguimenti bombe corse mozzafiato in motocross con le innocenti bugie? Magari il film faceva flop lo stesso, ma senz’altro una mano gliel’avete data.

4. L’Esplosivo Piano di Bazil è il deficiente specchio per le allodole di Micmacs à tire-larigot di Jean-Pierre Jeunet, colpevole di aver avuto successo con Il Favoloso Mondo di Amelie e quindi condannato a scontare l’ovvia pena per il resto della sua vita italiana (Il Triste Destino di Jeunet). Nel resto del mondo è semplicemente Micmacs, per dire.

3. Posizione collettiva per tutti quei film che hanno subito un rimbecillimento da commedia teen da quattro soldi. Iniziamo con Due Cuori e una Provetta (era The Switch) che si fregia anche del secondo stampino. Poi abbiamo Un Weekend da Bamboccioni, cretinata italiota per Grown Ups; e scommetto che si sono pure sentiti colti e intelligenti, i nostri: in un colpo solo hanno ripreso il mercoledì da leoni al tempo della crisi facendoci pure la rima. Applaudetevi da soli, le mani di uno sulla faccia dell’altro. Tre all’Improvviso è lo scoppiettante stravolgimento di Life as We Know it, wow. Piacere, Sono Un Po’ Incinta, piacere mio, ora levati dalle palle. No vabbé. Comunque l’originale era The Back-Up Plan e bastava anche un semplice “Piano B” per rendergli quel minimo di rispetto sindacale. Invece no. Laureata… e Adesso? E adesso cazzi tuoi. Portati via anche il premio insipienza di quest’anno: bravi siete stati a svuotare di ogni interesse l’innocuo Post Grad pur mantenendo il campo semantico originale (ma sapranno cos’è un campo semantico?) E vai con Affetti e Dispetti per l’originale The Maid, e a questo punto è chiaro che voialtri non avete risolto un qualche trauma adolescenziale. Si conclude mettendo agli atti che secondo loro noi non guardiamo commedie ma vogliamo barzellette, il che la dice lunga.

2. We Want Sex, criminale titolo che trasforma Made in Dagenham, commedia socio politica sul femminismo, in una farsa pruriginosa. Il cartello delle manifestanti diceva “We want sex equality”, coglioni. (Sì, ok, c’è una scena nel film con questa gag della parola mancante, ma vi prego! L’intenzione resta criminale.)

1. Colpo di Fulmine – Il Mago della Truffa è il doppio titolo di I Love You Philip Morris. Siccome siamo un paese parecchio perbene, se un film parla di gay lo può girare solo Ozpetek altrimenti la moralità del pubblico ne risente. Allora cosa fai? Ti dice bene perché qui ti viene in aiuto Jim Carrey e allora per forza il film dev’essere una pirotecnica commedia di sganassoni e facce buffe, per forza. Ecco quindi che la Lucky Red lo titola due volte, strategia cerchiobottista che non placa le polemiche e non attira il pubblico. Avete scontentato tutti, i fan delle facce buffe, i fan di Carrey serio, e pure i gay. Giusto alla Binetti riesce di meglio. Tenetevi il primo premio.

Titolo per film n.3

Per la serie Titoli, oggi presentiamo: Titolo per un film porno.

Selen contro te

NiK: Allora che ti ha portato Babbo Natale?
Filippo: Babbo Natale non esiste.
NiK: Sei un mostro.

Le comodità dei punti esclamativi

Dio è un punto esclamativo con cui si incollano tutti i cocci rotti: se uno ci crede vuol dire che è stanco, che non ce la fa più a cavarsela da sé. Tu non sei stanca perché sei l’apoteosi del dubbio. Dio è per te un punto interrogativo, anzi il primo punto interrogativo di infiniti punti interrogativi. E solo chi si strazia nelle domande per trovare risposte va avanti; solo chi non cede alla comodità di credere in Dio per aggrapparsi a una zattera e riposarsi, può cominciare di nuovo. Oriana Fallaci
Lettera a un bambino mai nato, p. 89-90

Di questi tempi e di questi giorni, provvidenziale.

Una pagina più avanti c’è una frase che con minimi cambiamenti la adotto a definizione del mio vocabolario.

Vita:
battersi contro le comodità dei punti esclamativi.

Natale vaffanculo
(senza offesa a chi si chiama Natale)

Per festeggiare il Natale, avendo fallito nel trovare un Padrepio Babbo Natale (ma è solo questione di tempo), rimedio con questa serie di stupende-a-dir-poco fotografie natalizie, tutte prese da Awkward Family Photos.

Il Presepe dei Blogger

Un’iniziativa meravigliosa a cui mi pregio di partecipare: il Presepe dei Blogger, di Kblog.

Con sommo dolore la mia statuina preferita – Barbara D’Urso nel ruolo dello sguardo compassionevole del Signore – era già stata prenotata, quindi mi accontento della mia seconda scelta, così grande che è un po’ anche la terza e la quarta e la quinta e…

La mia statuina del presepe dei blogger: Platinette nel ruolo della Capanna

NiK: Eccomi qui!
Filippo: Oh, sei tornato.
NiK: Voglio andarmene dall’Italia.
Filippo: Eh?
NiK: Sì, ci ho pensato un sacco. Voglio vivere in un posto adatto a me, con gente civile e allegra e un sacco di verde.
Filippo: Dove sarebbe?
NiK: LEGOLAND!

The Social Network: il sogno americano oggi

Il secondo motivo per applaudire The Social Network di David Fincher, dopo l’incredibile esperienza cinematografica che rappresenta con la sua perfetta combinazione di sceneggiatura impeccabile, regia solida, fotografia ammirevole e attori splendidi, è la chiave minore con cui rilegge il mito del sogno americano.

Ogni straccione può diventare ricco e famoso nella terra delle opportunità facendo affidamento su se stesso e la propria intraprendenza, e ottenere successo, soldi e riscatto. Oggi il sogno americano funziona nello stesso modo e Mark Zuckerberg da sfigato liceale senza amici, si è trasformato nel più giovane miliardario del mondo.

Eppure The Social Network ci racconta che non c’è vittoria, né happy ending: il successo è stato raggiunto sì, ma mediante tradimento, e la gioia è di conseguenza minata da invidie e rancori; i soldi sono sì infiniti, ma ottenuti con accordi in tribunale; il riscatto c’è ma non ha generato ammirazione e calore quanto piuttosto un’ulteriore inadeguatezza ed esclusione.

A guardare ancora meglio tra le maglie della storia, si percepisce chiaramente come l’impresa di Zuckerberg fosse già distorta in partenza, solamente il capriccio di un debole: non voleva cambiare il mondo, non mirava a far star meglio il prossimo, voleva solo essere accettato dal gruppo che ammirava e magari vendicarsi dei propri avversari. Dimostrare di essere più figo di loro. Essere invidiato dai maschi e ammirato dalle femmine. Motivazioni tutt’altro che nobili per conquiste misere.

Sottolineando continuamente l’aspetto capitalistico dell’impresa di Zuckerberg in spezzo dell’amicizia e dell’onestà, David Fincher e Aaron Sorkin ci consegnano un’opera cupa e disillusa, perfettamente in grado di descrivere la vacuità di questo mondo senz’anima.

The Social Network, di David Fincher [USA 2010]
Voto: 8. Un gran film, tecnica sopraffina e cervello in uso.

Le tasse sono bellissime

Noi dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima. E’ un modo civilissimo di contribuire insieme al pagamento di beni indispensabili come la sicurezza, come la tutela dell’ambiente, l’insegnamento, la salute, le stesse pensioni. Tommaso Padoa-Schioppa (23.07.1940 – 18.12.2010)
In mezz’ora, Rai 3, 2008

In un paese come il nostro, trovo che sia quanto di più rivoluzionario si possa dire.

E non sorprende affatto che i commenti sui video di YouTube sono tutti gaudenti per la sua morte.

Pacchi regalo per Benedetto XVI

Acrobati senza maglia ballano per il Papa

L’Associated Press ha pubblicato questo video intitolandolo “Acrobati senza maglia ballano per il Papa,” una roba che se non l’avessi vista coi miei occhi…

Ci sono molte cose splendide in questo filmatino: l’elegantissimo zoom a retrocedere che disvela i corpi dei maschioni, la donna che serve solo come attaccapanni, il tentativo del Papa di trattenersi e fare il vago, il sorriso di Georg che non resiste e si sporge per vedere, le suorine accaldate che si sventagliano, lui che li segue con lo sguardo fino in fondo sognando che…

Così tanto in così poco. Talmente ricco di simboli e sottintesi che sosterrebbe benissimo un’esegesi.