~ Archivio di novembre 2010 ~

Google AdSense

Ehi, con i tuoi Google AdSense ho scoperto mondi nuovi e sorprendenti:
• il videocorso in DVD di Umberto Galimberto (12, dicasi do-di-ci lezioni);
• l’e-università di Messina (non vedo l’ora di iscrivermi);
• come investire e diventare ricco strafondo con il petrolio;
• la nuova rivista Famiglia Cristiana;
• la medaglia miracolosa della madonna;
• il sito dipendenti statali riservato ai dipendenti statali (perché? c’hanno tempo di andare su internet durante il lavoro?), posso chiedere un prestito on-line fino a 80000 (ottantamila) euro. Non vedo l’ora, poi me lo gioco tutto al superenalotto in un’unica botta;
• almeno cinque siti diversi che ti fanno pubblicare il tuo libro (che in Italia non si legge, ma si scrive assai).
Sta diventando una droga, e tu devi stare attento, i link alle pubblicità potrebbero diventare più interessanti dei tuoi post.
Michele

Gentile publisher,
dopo aver esaminato i dati relativi al suo account AdSense, abbiamo stabilito che il suo account costituisce un rischio perché genera attività non valide. Poiché è nostra responsabilità proteggere gli inserzionisti AdWords da aumenti artificiosi dei costi dovuti ad attività non valide, abbiamo ritenuto necessario disattivare il suo account AdSense. Il saldo dovuto relativo all’account, nonché la quota di entrate di Google verranno restituiti agli inserzionisti interessati.
Tenga presente che abbiamo preso questa decisione per tutelare l’efficacia del sistema pubblicitario di Google, in particolare il rapporto tra inserzionista e publisher. Ci rendiamo conto che ciò può causarle disagi. La ringraziamo anticipatamente per la sua comprensione e la sua collaborazione.
Cordiali saluti,
Il team di Google AdSense

Lunga ed impervia è la strada

Lunga ed impervia è la strada...
Lunga ed impervia è la strada…
Venezia, 15.04.2007

Pier Giorgio Tone: Dreyer

Dreyer
Pier Giorgio Tone
La Nuova Italia, 1978

Concludo la mia “settimana Dreyer” con questo volumetto della serie Il Castoro Cinema, che è un magnifico esemplare del tipo di critica cinematografica che meno sopporto, ben lontano dal mio ideale della luce radente.

Tone straparla dei film quasi totalmente dimentico delle scelte registiche (illuminazione, decor, montaggio, ecc.) concentrandosi solo sui temi e i motivi ricorrenti nelle opere di Dreyer, con l’aggravante di utilizzare un linguaggio esclusivamente astratto e fitto di termini astrusi.

Come se gli si fosse rovesciato sui fogli il barattolo delle parole difficili (non c’è una singola frase senza perle quali “weltanschauung dreyeriana”, “concretezza di un essere-nel-mondo immanente”, “materialità dello spazio filmico”, “il non-senso del discorso”, “universo semantico concentrazionario” e via di questo passo), Tone scrive e scrive e scrive ignorando chi lo legge e generando il sospetto dell’inconsistenza mascherata con l’accademia.

Al rogo! Al rogo!

Il grido della mia anima

Onorevoli colleghi, io ero in una situazione di vita difficile, ho ricevuto una eredita in Italia e non posso che concordare su di me, il fatto che non le leggi del mio paese, lasciarsi andare, e di fornire i documenti necessari per pagare le tasse, io appello a voi, chiedendo di aiutarmi con i soldi, considerare con attenzione tutti i suggerimenti, tutti i soldi sara restituita dopo l’elaborazione di tutti i documenti che ho, te lo garantisco, il denaro deve enumerare conto di pagamento, il mio avvocato, ma li rimandera a me, a pagare le tasse necessarie, non si puo preoccupare, il tuo numero di conto e importo del pagamento, sara situata in le mani, si puo mettere un reclamo attraverso i tribunali, ma prometto di ritornare tutto indietro obbligatorio, non e portare alle estreme conseguenze, mi appello al potere, scade lavoro di ufficio, ha lasciato due mesi dopo, l’ereditarieta, sara impossibile, e il grido della mia anima, dopo la vendita di immobili, sono pronto a dare i soldi con gli interessi un peccato perdere una tale occasione, rimango in attesa di vostra decisione e di risposta, Barbara…

Quando lo spam si innalza a letteratura, e poi su su fino alla poesia.

Padrepii d’Italia: Isole Tremiti

Padrepio alle Isole Tremiti: Glu glu glu.
Padrepio alle Isole Tremiti: Glu glu glu.

E per la prima volta: contributo video!

Immersione alle Isole Tremiti con Padrepio

Filippo: Hai letto il post su De Mauro?
NiK: Sì, ma non l’ho capito.
Filippo: …
NiK: ,,,

Il male assoluto

Sa, Guercilena, che solo due giorni fa sono riuscito a rispondere a una domanda che mi fu fatta una quindicina di anni fa? La domanda era più o meno, “Qual è il male assoluto secondo Lei?”, farfugliai qualcosa adducendolo, accerchiando il male esclusivamente attorno a chi lo commette, ma non ero convinto, c’era qualcosa in più che andava detto, snidato, ma non ci sono mai riuscito fino all’altro ieri: il male assoluto è non fare niente per evitarlo. Chi lo vede incombere e addirittura già all’opera e non fa niente per fermarlo, è molto più maligno di chi lo fa, perché, da complice silente, obliquo, sarà uno dei tanti che trarrà vantaggio dal crimine commesso da altri con il suo correo ma non perseguibile beneplacito.Aldo Busi, altriabusi 06.11.2010

Mi sembra, oltre che un’ottima definizione, anche una valida chiusura ai discorsi che scrivevo ieri.

Carl Th Dreyer: Gesù. Racconto di un film

Carl Th Dreyer: Gesù, racconto di un film. CopertinaGesù. Racconto di un film
Carl Th Dreyer
Einaudi, Torino 1969

Proseguo la serie dedicata a Carl Th Dreyer con la sceneggiatura del film irrealizzato sulla vita di Gesù che il regista danese ha tentato di girare per gran parte della sua vita. Oltre all’intero script, il libro contiene appunti e annotazioni che Dreyer ha fissato a margine di alcune scene come risultato della decennale ricerca svolta sugli usi e costumi dell’epoca e sui personaggi storici che intervengono nella vicenda.

“Questo film è la storia dell’Uomo-Gesù. Che ci sia stato o no il Figlio di Dio non mi dice un gran che,” aveva dichiarato Dreyer nel 1964. Il regista scrive così una sceneggiatura in chiave storica, descrivendo la Palestina sotto il dominio dell’impero romano come la Francia e la Danimarca occupata dai Nazisti: tra collaborazionisti, rivoluzionari e il popolo in perenne attesa del Messia salvatore, si dipana la vicenda di Gesù – “un provocatore” – che tenta invano di parlare al popolo di faccende spirituali e viene al contrario interpretato in chiave politica e militare.

Grazie alle ricerche condotte, a teorie psichiatriche e alla sua consueta sorprendente capacità di introspezione psicologica, Dreyer confuta sistematicamente i luoghi comuni della tradizione cristiana: i miracoli (probabilmente opere di un guaritore carismatico), la colpevolezza di Giuda (“un semplice popolano costretto ad affrontare problemi troppo grossi” e incapace di comprendere il lato spirituale delle predicazioni di Gesù), il doppio gioco di Caifa (un politico pragmatico che per salvare l’intero popolo ebraico dalle rappresaglie romane decide di sacrificare un solo uomo), il disinteresse di Pilato (un intransigente esecutore della legge romana interessato solo al mantenimento dell’ordine), la corona di spine (le due varietà di roveti della Palestina non pungono), la manifestazione di Dio sul monte Hermon (ricondotta a un frequente evento atmosferico), l’antisemitismo contenuto nei Vangeli e cavalcato da teologi e padri della Chiesa (a condannare Gesù non sono stati gli ebrei ma il contrasto tra le sue provocazioni e le forze di occupazione romana) e così via, per una ricerca della nuda verità fattuale, perfettamente in linea con la poetica del regista dimostrata negli altri film: meglio il dubbio sui fatti da interpretare che un’interpretazione a tesi degli stessi.

Peccato che l’edizione sia corredata solo da un brevissimo testo sulla sovraccoperta senza una vera prefazione: sarebbe stato molto utile riportare qui le interviste e gli scritti che Dreyer aveva dedicato a questo suo decennale progetto.

Illuminazione improvvisa

Mi sento come il Betamax contro il VHS.

Selezione della specie

Seguitemi, vi porto a casa mia. Uno degli ospiti che invito spesso è il linguista Tullio De Mauro, da quando ha iniziato a parlare di analfabetismo di ritorno e dei relativi rischi per la democrazia.

Gli stili di vita che ci attendono oramai da 40/50 anni quando usciamo dalla scuola, anche dall’università, non sono fatti per permetterci di conservare le competenze che abbiamo acquisito in materia di lettura, scrittura, comprensione, competenza storica, conoscenza scientifica. Ci dimentichiamo molto di quello che un giorno sapemmo.

E’ un problema che affiora in tutti i paesi di tipo industrial-consumistico. Persone che perdono competenze dopo aver raggiunto alti livelli scolastici ci sono un po’ dappertutto, ci sono percentuali dal 10 al 20% negli Stati Uniti, in Norvegia, in Gran Bretagna, in Francia – non l’80% che abbiamo in Italia. Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori.

Io e Tullio commentavamo le scorse campagne elettorali, lui che diceva

un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile.

e io che scuotevo la testa e borbottavo “ma di cosa stiamo parlando…”

Però oggi, senza arrivare ai massimi sistemi e alla vuota forma della democrazia italiana, venite anche voi con me e Tullio, sedetevi prego accomodatevi, e considerate la semplice convivenza sociale, le vostre relazioni interpersonali con amici, parenti, passanti, sconosciuti in cui vi imbattete quotidianamente.

Tenete sempre bene a mente, sì Tullio glielo ricordo, che solo il 20% di loro non ha “difficoltà a leggere una scritta capendo che cosa vuol dire,” uno slogan su un manifesto, un titolo di giornale fuori dall’edicola.

Lei, lì sul divano, ha perso il filo? No, no, nulla, prego, si figuri, quella è la porta, arrivederci.

Dicevamo. Ricordatevelo sempre, non tanto quando sfilate lungo le aule scolastiche per andare alla cabina elettorale, ma qualsiasi cosa facciate: quando vi arrabbiate nel traffico perché qualcuno non vi ha dato la precedenza, nelle chiacchiere dal barbiere e soprattutto nelle discussioni di tutti i giorni con chi frequentate. Le probabilità che comprendano il vostro punto di vista sono una su cinque.

Vi vedo perplessi. Eh. Per forza.

E ora consideriamo la malafede, il comodo, l’egoismo, l’indifferenza. Lascino la stanza coloro che non riescono a seguire l’elementare precetto del “non fare all’altro ciò che non vorresti venisse fatto a te,” piano, fate piano, non vi accalcate, attenti al vaso!

OK. Bene. Quanti siamo rimasti?