Carl Th Dreyer: Gesù, racconto di un film. CopertinaGesù. Racconto di un film
Carl Th Dreyer
Einaudi, Torino 1969

Proseguo la serie dedicata a Carl Th Dreyer con la sceneggiatura del film irrealizzato sulla vita di Gesù che il regista danese ha tentato di girare per gran parte della sua vita. Oltre all’intero script, il libro contiene appunti e annotazioni che Dreyer ha fissato a margine di alcune scene come risultato della decennale ricerca svolta sugli usi e costumi dell’epoca e sui personaggi storici che intervengono nella vicenda.

“Questo film è la storia dell’Uomo-Gesù. Che ci sia stato o no il Figlio di Dio non mi dice un gran che,” aveva dichiarato Dreyer nel 1964. Il regista scrive così una sceneggiatura in chiave storica, descrivendo la Palestina sotto il dominio dell’impero romano come la Francia e la Danimarca occupata dai Nazisti: tra collaborazionisti, rivoluzionari e il popolo in perenne attesa del Messia salvatore, si dipana la vicenda di Gesù – “un provocatore” – che tenta invano di parlare al popolo di faccende spirituali e viene al contrario interpretato in chiave politica e militare.

Grazie alle ricerche condotte, a teorie psichiatriche e alla sua consueta sorprendente capacità di introspezione psicologica, Dreyer confuta sistematicamente i luoghi comuni della tradizione cristiana: i miracoli (probabilmente opere di un guaritore carismatico), la colpevolezza di Giuda (“un semplice popolano costretto ad affrontare problemi troppo grossi” e incapace di comprendere il lato spirituale delle predicazioni di Gesù), il doppio gioco di Caifa (un politico pragmatico che per salvare l’intero popolo ebraico dalle rappresaglie romane decide di sacrificare un solo uomo), il disinteresse di Pilato (un intransigente esecutore della legge romana interessato solo al mantenimento dell’ordine), la corona di spine (le due varietà di roveti della Palestina non pungono), la manifestazione di Dio sul monte Hermon (ricondotta a un frequente evento atmosferico), l’antisemitismo contenuto nei Vangeli e cavalcato da teologi e padri della Chiesa (a condannare Gesù non sono stati gli ebrei ma il contrasto tra le sue provocazioni e le forze di occupazione romana) e così via, per una ricerca della nuda verità fattuale, perfettamente in linea con la poetica del regista dimostrata negli altri film: meglio il dubbio sui fatti da interpretare che un’interpretazione a tesi degli stessi.

Peccato che l’edizione sia corredata solo da un brevissimo testo sulla sovraccoperta senza una vera prefazione: sarebbe stato molto utile riportare qui le interviste e gli scritti che Dreyer aveva dedicato a questo suo decennale progetto.