Dreyer
Pier Giorgio Tone
La Nuova Italia, 1978

Concludo la mia “settimana Dreyer” con questo volumetto della serie Il Castoro Cinema, che è un magnifico esemplare del tipo di critica cinematografica che meno sopporto, ben lontano dal mio ideale della luce radente.

Tone straparla dei film quasi totalmente dimentico delle scelte registiche (illuminazione, decor, montaggio, ecc.) concentrandosi solo sui temi e i motivi ricorrenti nelle opere di Dreyer, con l’aggravante di utilizzare un linguaggio esclusivamente astratto e fitto di termini astrusi.

Come se gli si fosse rovesciato sui fogli il barattolo delle parole difficili (non c’è una singola frase senza perle quali “weltanschauung dreyeriana”, “concretezza di un essere-nel-mondo immanente”, “materialità dello spazio filmico”, “il non-senso del discorso”, “universo semantico concentrazionario” e via di questo passo), Tone scrive e scrive e scrive ignorando chi lo legge e generando il sospetto dell’inconsistenza mascherata con l’accademia.

Al rogo! Al rogo!