~ Archivio del 6 novembre 2010 ~

Illuminazione improvvisa

Mi sento come il Betamax contro il VHS.

Selezione della specie

Seguitemi, vi porto a casa mia. Uno degli ospiti che invito spesso è il linguista Tullio De Mauro, da quando ha iniziato a parlare di analfabetismo di ritorno e dei relativi rischi per la democrazia.

Gli stili di vita che ci attendono oramai da 40/50 anni quando usciamo dalla scuola, anche dall’università, non sono fatti per permetterci di conservare le competenze che abbiamo acquisito in materia di lettura, scrittura, comprensione, competenza storica, conoscenza scientifica. Ci dimentichiamo molto di quello che un giorno sapemmo.

E’ un problema che affiora in tutti i paesi di tipo industrial-consumistico. Persone che perdono competenze dopo aver raggiunto alti livelli scolastici ci sono un po’ dappertutto, ci sono percentuali dal 10 al 20% negli Stati Uniti, in Norvegia, in Gran Bretagna, in Francia – non l’80% che abbiamo in Italia. Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori.

Io e Tullio commentavamo le scorse campagne elettorali, lui che diceva

un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile.

e io che scuotevo la testa e borbottavo “ma di cosa stiamo parlando…”

Però oggi, senza arrivare ai massimi sistemi e alla vuota forma della democrazia italiana, venite anche voi con me e Tullio, sedetevi prego accomodatevi, e considerate la semplice convivenza sociale, le vostre relazioni interpersonali con amici, parenti, passanti, sconosciuti in cui vi imbattete quotidianamente.

Tenete sempre bene a mente, sì Tullio glielo ricordo, che solo il 20% di loro non ha “difficoltà a leggere una scritta capendo che cosa vuol dire,” uno slogan su un manifesto, un titolo di giornale fuori dall’edicola.

Lei, lì sul divano, ha perso il filo? No, no, nulla, prego, si figuri, quella è la porta, arrivederci.

Dicevamo. Ricordatevelo sempre, non tanto quando sfilate lungo le aule scolastiche per andare alla cabina elettorale, ma qualsiasi cosa facciate: quando vi arrabbiate nel traffico perché qualcuno non vi ha dato la precedenza, nelle chiacchiere dal barbiere e soprattutto nelle discussioni di tutti i giorni con chi frequentate. Le probabilità che comprendano il vostro punto di vista sono una su cinque.

Vi vedo perplessi. Eh. Per forza.

E ora consideriamo la malafede, il comodo, l’egoismo, l’indifferenza. Lascino la stanza coloro che non riescono a seguire l’elementare precetto del “non fare all’altro ciò che non vorresti venisse fatto a te,” piano, fate piano, non vi accalcate, attenti al vaso!

OK. Bene. Quanti siamo rimasti?