~ Archivio di novembre 2010 ~

Invito alla lettura di Jonathan Coe

Jonathan Coe è uno scrittore inglese che ha studiato a Birmingham, città che fa da scenario alla maggior parte delle sue storie. I suoi romanzi presentano personaggi immaginari ma calati nel vivido e reale contesto della società inglese degli ultimi quarant’anni.

Il tratto principe dei romanzi di Coe è la notevole capacità di raccontare i temi sociali inscrivendoli in storie appassionanti e umanissime che fanno da veicolo alla soggiacente critica senza renderla ovvia. La sua preoccupazione di indagare il marcio dell’Inghilterra non potrebbe esser più chiara, ma Coe non perde mai di vista né la trama, sempre dinamica, né i personaggi, tratteggiati in modo brillante. Sfuggendo il rischio di moralismo o di didatticismo, i libri di Coe dicono moltissimo della società inglese che raccontano, delle persone che la costituiscono e, per estensione, di noi tutti.

La struttura a incastro, con passato e presente spesso parallelamente raccontati, e soluzioni espositive originali (differenti voci narranti, inserti extra-narrativi, patchwork di fonti) sono il tratto stilistico più evidente, anch’esso dosato alla perfezione. Anche quando non strettamente funzionali ai temi indagati, l’abilità di Coe nel creare una struttura solida avvince dalle prime pagine e conduce speditamente verso il finale. Mai manierista, l’artificiosa costruzione dei romanzi è tanto il binario su cui i personaggi si muovono quanto un modo originale per restituire il casino delle nostre vite.

Donna per Caso è il primo romanzo di Coe, scritto nel 1987: la storia di una ragazza che subisce senza scomporsi la proverbiale serie di sfortunati eventi che potremmo sintetizzare come “vita”, osservata da un narratore onnisciente che la osserva con lo stesso disincanto e cinismo con cui Maria osserva il mondo. Nonostante alcune scene di sublime sottigliezza, nell’insieme non risulta ben congegnato: il gioco di Coe è chiaro e in parte diverte, ma forse pesa la mancanza di un finale incisivo.

L’Amore non Guasta racconta le giornate di un ragazzo, aspirante scrittore, con la sua coinquilina. Coe tenta di rinnovare la formula del romanzo giovanile inserendo nella narrazione le quattro storie scritte dal suo protagonista. Sfortunatamente, risultano molto più riuscite del resto. D’altra parte potrebbe anche voler dire che l’arte è migliore della vita.

Questa Notte mi Ha Aperto gli Occhi è il primo romanzo interamente piacevole: una trama gialla ben congegnata, ricca degli andirivieni temporali e degli incastri che saranno gestiti magistralmente nelle opere successive, con un protagonista passivo come la donna del romanzo di esordio ma molto più simpatico e vivido. Con due libri rodaggio alle spalle, qui Coe si prepara al balzo, e dopo saranno tutti capolavori.

La Famiglia Winshaw mostra con chiarezza l’impressionante maturazione di Coe rispetto alle opere precedenti. Quattro anni di scrittura per una saga familiare che diventa potente metafora dell’Inghilterra degli anni ’80: ciascun membro dei Winshaw compie sulla società inglese un terribile crimine (ecologico, culturale, economico), rovinandola probabilmente per sempre. Critica satirica degli anni dominati dalla Tatcher, il libro è un perfetto esempio di storia che racconta la Storia. Ogni volta che lo rileggo sogno un analogo libro italiano che renda conto di tutti i fili del male che questo paese sta tessendo da cinquant’anni, tra mafie, politici corrotti, evasori fiscali, media mogul, produttori di spazzatura culturale e affaristi resi miopi dal denaro.

La Casa del Sonno è il meno politico-sociale dei romanzi di Coe e racconta le vicende di un gruppo di studenti su due linee temporali parallele, distanti un decennio. Con una manciata di personaggi impossibili da dimenticare, un affascinante contesto onirico e mirabili simmetrie tra passato e presente, Coe scrive un libro di sterminata bellezza, in cui le parole, frase dopo frase, hanno la consistenza dei granelli di zucchero sulla punta della lingua.

La Banda dei Brocchi e Circolo Chiuso costituiscono un romanzo di formazione multipla, in due puntate. Poiché racconta gli anni ’70 e gli anni ’90, viene considerato l’ampliamento della visione satirica di Coe sull’Inghilterra, in grado di osservare con lucidità trent’anni di decadenza del macrocosmo britannico mentre il microcosmo regge, lotta e sogna.

Con La Pioggia prima che cada Coe mette da parte la vena politico-sociale e racconta la storia di una anziana signora, appena scomparsa, attraverso le fotografie e i nastri registrati che ha lasciato alla nipote. Riducendo al minimo i consueti salti narrativi, coincidenze nei capitoli, incontri lontani nel tempo, Coe racconta una semplice storia fatta di ricordi e segreti. Poi arrivi in fondo e ti accorgi che le coincidenze, le sorprese e gli incastri ci sono comunque, come se non fosse lo stile dei romanzi di Coe a crearli ma la vita stessa.

Il nuovo libro, I terribili segreti di Maxwell Sim, è da poco uscito per Feltrinelli.

Padrepii d’Italia: Roccagorga (LT)

Miracolo a Roccagorga: Padrepio appare sul parabrezza di un’auto.
Agitazione nel borgo pontino per una singolare immagine disegnata dalla brina. Per due sere consecutive: preghiere e rosari fino a notte.Corriere della Sera


Padrepio a Roccagorga: Ahò, si gela!!!

Diritto di replica

Raccolte online un po’ qua e un po’ là.

Se quelli del movimento per la vita vanno da Fazio esigo il diritto di replica degli antropofagi.
Vegetariano, esigo diritto di replica alle ricette carnivore di La Prova del Cuoco.
Pretendo che al Tg4 parli anche un giornalista, e che quando c’è Gasparri in trasmissione si inviti anche un essere umano.
Quando c’è Brunetta, subito dopo debbono fare un servizio sui Watussi.
Bisogna che allo Zecchino d’Oro facciano cantare anche i nonni.
Dopo il Tg1 bisogna lasciare mezz’ora a uno che dia delle notizie.
Quando a leggere il meteo c’è un militare con le stellette, la sera dopo ci dev’essere un pacifista no global.
L’ora esatta va contro le mie convinzioni relativiste. Esigo che subito dopo si dia anche l’ora sbagliata.
Messa Nera la domenica mattina su RAI2!
“Io sono Galileo Galilei vorrei avere una replica, è da tempo che attendo.”
Se trasmettono Vieni Via Con Me allora ci deve essere Resta con Lui.

Riflessioni sul mondo

Riflessioni sul mondo 1
Riflessioni sul mondo: Copenhagen

Riflessioni sul mondo: Gent
Riflessioni sul mondo: Gent

Smettetela di rompere i coglioni

Il CDA della Rai vuole imporre la presenza nella prossima puntata di Vieni Via Con Me di esponenti dei gruppi Pro-Vita come diritto di replica alle testimonianze di Peppino Englaro e Mina Welby della settimana scorsa. Stronzata una e trina.

Primo: il diritto di replica si dà a chi, assente, viene tirato in ballo da un discorso; qui le associazioni Pro-Vita non c’entrano un beneamato cazzo. Per logica, la replica spetterebbe a Eluana e Piergiorgio.

Secondo: replicare a una storia particolare con un teorema generale è idiota. Secondo bis: replicare con un’altra storia personale, ma di segno opposto, oltre ad avere il peso morale di un “gnè gnè gnè”, non è necessario perché l’ordinamento legislativo già vi viene incontro (senza contare quante ne avete già dette).

Terzo, ma principale: dar voce a chi è contro l’eutanasia significa semplicemente dar voce a chi vuole vietare la libertà di scelta di chi la pensa diversamente.

Non c’è verso, non riescono proprio a capire che a qualcuno dei loro convincimenti religiosi non frega un cazzo baugigi.

Se volete vivere innaffiati dalle suorine, fatelo, ma smettetela di rompere i coglioni a chi desidera fare una scelta diversa dalla vostra.

Renzo Piano: fare bene, far silenzio, lasciar fare

Non è vero che sono innamorato solo degli over 80. Lunedì sera, a Vieni Via Con Me, l’architetto Renzo Piano, 73enne, ha parlato del verbo fare.

Per fare bene bisogna capire e ascoltare. E’ un’arte complessa quella dell’ascolto; è difficile perché spesso le voci di quelli che hanno più cose da dire sono discrete e sottili.

L’arte ha sempre acceso una piccola luce negli occhi di chi la frequenta.

Renzo, Margherita, Tullio e gli altri che invito a cena, come tutti quelli che sanno fare bene il proprio mestiere, sono dei poeti felici.

Renzo Piano a Vieni Via Con Me

Margherita ti amo

Se il sito del Corriere della Sera fosse fatto in maniera decente, embedderei qui l’intervista a Margherita Hack di ieri.

Al suo posto presento una selezione delle sue illuminanti risposte, da questa e altre videointerviste, da mandare a memoria.

D: Si saprà mai perché si è formato l’Universo?
R: Probabilmente no, ma questo non vuol dire che si debba ricorrere per forza a Dio.

D: Non sei credente, quindi.
R: A me sembra una cosa infantile, credere in Dio. Un po’ come credere alla Befana.

D: E le Madonne che piangono?
R: Ma perché un ridon mai?

D: Sai l’atto di dolore?
R: Un so nemmen che cosa sia.

D: Quando sei nella merda a chi ti rivolgi?
R: A quelli che vòtano i pozzi neri.

Sarò bizzarro io, ma voglio vivere in un cascinale con Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Tullio De Mauro e Carlo Azeglio Ciampi, perché in questo paese gli over 80 sono più rivoluzionari dei giovani.

Millennium trilogy: una lezione di regia

Gli adattamenti della trilogia di Stieg Larsson, il primo diretto da Niels Arden Oplev e gli altri due da Daniel Alfredson, possono esser presi come esempi per una veloce lezioncina di regia e di sceneggiatura. Basta guardarli uno dopo l’altro per accorgersi della differenza che passa tra un buon adattamento ben diretto e una riduzione cinematografica girata senza brio e con poco gusto.

La prima sceneggiatura seleziona gli episodi salienti e li organizza in una struttura in cui ogni scena si poggia sull’altra per costruire qualcosa; le altre due si limitano a disporne un certo numero, peraltro molto ridotto, in fila indiana.

Il primo film ha il respiro, il ritmo, la costruzione e il senso d’insieme di un’opera uniforme e personale, esattamente come era il romanzo; non solo è fedele alla storia e ai personaggi ma anche, meno scontato, all’atmosfera. Il secondo e il terzo film sono al contrario semplici versioni per immagini degli altri due romanzi: ciò che sparisce e di cui si sente la mancanza non è tanto un certo numero di episodi o un paio di subplot che nei libri contribuivano alla soddisfazione del lettore, né si può addossare tutta la fiacchezza alle scelte sostanzialmente stupide di adattamento. Manca piuttosto la costruzione di un movimento coerente, un orientamento delle singole scene verso una direttrice ben stabilita.

Se il primo film funziona, è perché il regista ha orchestrato tutti gli elementi con intelligenza e senza risultare mai banale, tenendo bene a mente le emozioni da far provare allo spettatore; gli altri due film invece non si liberano dall’andamento di un piatto sceneggiato televisivo. Così, tra vedere il primo film e gli altri passa l’esatta differenza che c’è tra leggere i tre libri di Larsson e sentirseli raccontare.

Non è facile definire cosa sia la regia cinematografica, ma quando non funziona si avverte chiaramente. Manca quella sensazione di compattezza che ti fa perdere dentro lo schermo, ed è esattamente qui che un film vive o muore.

Uomini che Odiano le Donne, di Niels Arden Oplev [Svezia 2009]
Voto: 6. Funziona e intrattiene.
La Ragazza che Giocava con il Fuoco, di Daniel Alfredson [Svezia 2009]
La Regina dei Castelli di Carta, di Daniel Alfredson [Svezia 2009]
Voto: 4. Non riuscito, noioso, banale, soprattutto noioso.

PS: Alla notizia che Hollywood stava preparando i remake avevo avvertito un certo fastidio, nonostante ci fosse David Fincher alla regia: il solito tritacarne americano che invece di distribuire e valorizzare un film straniero preferisce inghiottirlo e digerirlo a uso e consumo del suo pubblico esterofobo. Ora che ho visto i film svedesi mi spiace solo per Noomi Rapace e il suo potente ritratto di Lisbeth Salander. Vai David.

Sdoppiamento della personalità

Un paio di giorni fa il Papa se ne è uscito con una frase sui preservativi che ha fatto gridare al cambiamento epocale: “vi possono essere singoli casi giustificati” dell’uso del preservativo, ad esempio quando lo usa una prostituta come “un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole.”

A parte che suona piuttosto scemo (come se ricordarsi del preservativo fosse giusto un modo per smettere di prostituirsi), ma la parte gustosa arriva grazie alla stampa vaticana del weekend, costretta a fare dietro-front.

Il sempre moderato Pontifex gongola per le precisazioni della Santa Sede che hanno diffidato tutti dal considerarla una storica apertura – giammai – perché si trattava di una conversazione privata di Joseph Ratzinger, non di un’enciclica o di un documento ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede. “Chi pretende di tirare il Papa per la tonaca, prendendo parole sparse e dissociate dal libro-intervista Luce del Mondo, è servito.”

Poi ci illumina: “Del resto, il Papa ha detto certe cose non in qualità di magistero (sarebbe stato allora ex cathedra e dunque atto infallibile), ma in forma discorsiva e dunque criticabile sia pure con il dovuto garbo.”

Quindi ricapitolando abbiamo Benedetto XVI che quando parla è Vangelo e non esiste al mondo si possa sbagliare, ci mancherebbe, il paramento è meglio del mantello di Batman, e invece Joseph Ratzinger che, poverino, dice quel che pensa ma è fallace, si confonde, inciampa col cervello e mette in imbarazzo tutto l’ufficio, e quindi se dovete criticarlo fatelo con garbo perché sennò ci resta male.

Sdoppiamento della personalità: disturbo dissociativo di gravità variabile, caratterizzato dall’esistenza nella stessa persona di due personalità distinte, ognuna con caratteristiche proprie più o meno sviluppate. Alternativamente e per periodi di tempo variabili, ciascuna personalità può assumere il controllo del comportamento dell’individuo e interagire con l’ambiente.Dizionario DeAgostini

The Wicker Man: ovvero come ti servo il bigotto

The Wicker Man - dvd coverIl più famoso cult movie britannico, colpevolmente mai distribuito in Italia, è una favola horror bizzarra, originale e agghiacciante: un poliziotto di rigida morale, chiamato a indagare sulla scomparsa di una bambina in un’isola a largo della Scozia, si trova ad affrontare una comunità ostile, dedita a osceni culti pagani e che si fa beffe delle sue credenze cristiane.

Inizia come un giallo, poi diventa una favola grottesca dalle pesanti allusioni sessuali e infine un musical con canzoni onnipresenti e irritanti: tutto per metterci al fianco del pur poco gradevole e bigotto poliziotto e portarci senza pietà al sorprendente finale, uno dei plot twist più originali dell’intera storia del cinema.

Senza rivelarlo, dico solo che mi ha dato una gran soddisfazione vedere come nel pericolosissimo climax il poliziotto abbandoni la ragione e preferisca contrapporre al fanatismo pagano un’altrettanto delirante chiamata al Signore Gesù Cristo. Difficilmente avrei trovato un modo più intelligente per dire che le religioni sono tutte dei rimasugli di ignoranza e superstizione.

The Wicker Man, di Robin Hardy [GB 1973]
Voto 7. Ben scritto, ben diretto, ben recitato: riuscito.

PS: evitare come la peste il rifacimento del 2006 con Nicholas Cage, che ha a sua volta un culto tutto suo, ma meno invidiabile, su YouTube.