Sul Corriere di oggi c’è il promo per il nuovo libro di Beppe Severgnini, La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri, in cui il giornalista si propone di illustrare ai posteri e agli stranieri i dieci motivi per cui B. ha così tanto successo nel nostro Paese.

  1. E’ uno di noi, stessi vizi e stesse virtù;
  2. Si dice cattolico, come tutti, poi stai a guardare se…;
  3. Si è fatto da sé – bravo! – e come tutti non sopporta le regole;
  4. Controlla la TV, vera maestra italiana;
  5. E’ un piazzista nato, seducente per definizione;
  6. E’ uguale a te, che tu sia un operaio o un imprenditore;
  7. E’ un donnaiolo impenitente, beato lui;
  8. E’ la riproposizione del Signore rinascimentale;
  9. Le alternative non reggono;
  10. Meglio lui che la sinistra comunista.

Considerazioni intelligenti, e anche simpatiche. Peccato che manchi il dato di fondo: B. ha avuto successo anche perché 1) ha commesso una serie di illeciti; 2) è riuscito a non farsi processare. Se ometti questo, cosa vuoi spiegare ai posteri?

E peccato, o Severgnini, che te ne sfugga un altro di motivi, e essenziale: i metodi squadristi che B. ha usato per annientare ogni avversario. Eppure dovresti saperne qualcosa, perché la persona a cui devi tutta la tua carriera di giornalista è quell’Indro Montanelli prima vittima di questo sistema, sbattuto fuori a calci da Il Giornale e coperto da ogni tipo di infamia durante la campagna elettorale del 1994 (da Sgarbi, Fede e altri galantuomini, tutti elencati in Montanelli e il Cavaliere). Te lo ricorderai, Severgnini, questo episodio pilota di una serie tuttora in onda, però ti guardi bene dal dirlo ai posteri.

D’altra parte la tua (fastidiosa) pretesa di “raccontare ai posteri cosa sia stato B.” esce da una penna che scrive per il Corriere, l’esempio più miserabile di genuflessione pavida dei media al potere di turno.

Confidiamo comunque nella saggezza dei posteri che ti spernacchieranno, o Beppe.