Un regista pecoreccio perde il controllo, forse annebbiato dalla carne, e si illude di fare un dramma erotico. Di solito quando va bene si ottiene il grottesco. Qui va male e non si sa più come definirlo.

Riempito fino all’orlo dello strabordante corpo di Valeria Marini, che definiscono voluttuoso ma in realtà è tumefatto. Sicuramente non è un film erotico: la lingua serpentina del maschio che slabbra la bocca tumida, l’anguilla viscida tra le coscione sudate e la mortadella da venti chili sovrastata da una patata di altrettanto peso – delicatissime allusioni d’amore. Quando l’erotismo fa senso.

Innumerevoli le battute memorabili, impreziosite dall’accento sardo della Marini: da “Io voglio fare amore, tu vuoi fare solo sésso” a “Mi ha fatto male ma mi è piaciuto” (che potrebbe anche essere il commento di uno spettatore masochista).

Anita Ekberg dovrebbe vergognarsi, e magari lo fa. Da guardare in compagnia perché da soli può indurre al suicidio.

Bambola

PS: A Venezia, i distributori dovevano aver annusato la carne marcia dell’insaccato che avevano tra le cosce mani e si erano inventati due capolavori di marketing. Il primo erano i gadget per gli spettatori della prima: una fetta di unta mortadella avvoltolata in un paio di slip bianchi, sottovuoto. Trés chic. Il secondo la finta polemica sulle scene hard perorata dalla Marini in tutte le reti televisive: la sua scena a labbra corrucciate “Bigas mi aveva detto che poi le tagliava” era sublime. Valeria, se una scena la giri, poi il regista ci fa quel che vuole e fingere di non saperlo non ti fa fare una bella figura. Ma io ti ho capito: eri così convincente e sincera nella tua afflizione che surclassavi le tue abilità attoriali (avercene); giocoforza dovevano averti ingannato, press agent malandrini.

Bambola, di Bigas Luna [Italia / Spagna 1996]
Voto: 1. Un film interamente sbagliato.